GLI IMBRATTATORI ECOLOGICI

di Manlio Lo Presti (scrittore esperto di sistemi finanziari, www.dettiescritti.com)

Assistiamo di recente alle azioni di gruppi di ragazzi che, in nome della teologia “green”, si accaniscono a danneggiare opere d’arte per la salvazione del pianeta che, improvvisamente, sta per morire per inquinamento eccetera eccetera. Nessuno si prende il compito di comunicare che l’ottanta percento della terra è totalmente disabitato, secondo quanto riportato da vari documentari di Focus (concorrente della vecchia Bbc). Che la terra è coperta dall’acqua per oltre l’ottantacinque per cento ma soffre di siccità. Evidentemente, salvo poche lodevoli eccezioni, sono particolari senza importanza secondo i canoni discutibili di un giornalismo che punta alla gestione emozionale della popolazione, certo non a garantire un’informazione credibile. Nell’imbrattamento delle tele è presente un massiccio supporto organizzativo, sensazionalistico, tipico delle precedenti “rivoluzioni colorate”. Sconcerta la lentezza dell’intervento delle forze dell’ordine, e la clemenza dell’Ordine giudiziario che rinuncia perfino all’assenza di azioni di volontaria giurisdizione, che dovrebbero tutelare il prezioso patrimonio artistico italiano. Silenzio dei nostri servizi segreti, che però relazionano prontamente le azioni dei russi ma non quelle degli americani. Sorprende molto il silenzio del Ministero dei Beni culturali e delle onnipotenti Sovraintendenze, che invece agiscono pesantemente sui cittadini che osano tentare qualche miglioria nei loro “antichi” appartamenti, ma restano muti di fronte a queste ignobili iniziative. Perché? Sorprende che, autonominatisi militanti di “Ultima Generazione”, possano continuare a muoversi indisturbati ma senza danneggiare troppo. Probabilmente il “copione” non lo prevede. Conta il clamore, il rumore. Gli imbrattatori devono fare i corifei di un pianeta che muore: ma solo adesso, perché prima non se ne parlava per non rallentare l’arricchimento dei “padroni del vapore”.
Non sembra destare sospetto l’inerzia del personale di custodia dei musei che invece interviene immediatamente non appena un visitatore supera la linea dei sensori di prossimità? Eppure vedono tutto dalle telecamere presenti in ogni salone. Possono perfino agire preventivamente quando possibile. Non appena costoro sporcano le tele con sostanze non dannose (attenzione strana da parte dei dimostranti) arriva la sicurezza che sta a guardare, non reagisce come sarebbe doveroso. Non afferra nessuno di questi provocatori per portarli via. Non chiama le forze dell’ordine. I provocatori hanno quindi tutto il tempo di dire e di fare tutto quello che vogliono, e sempre seguiti dalla “casuale” solerte ripresa delle telecamere delle reti televisive giunte sul posto con una velocità superiore a quella dei vigili del fuoco e dai resoconti dei giornali. Ma che strano. Non trovate? Non essendoci azioni dissuasive a livello giudiziario (Polizia e Giudici cosa fanno?), le bravate di questi ragazzoni continuano. Nessuno scrive se dopo i danni alle tele subiscono denunce per danni: Mistero! Lo spettacolo non prevede queste notizie.
Finito lo psychovirus in corso ma in flessione, la psychoguerra che prosegue ma con clamore minore, l’imperversare dell’eterno psychogreen, adesso abbiamo lo spychoimbrattamento.
Ogni giorno deve accadere qualcosa per attirare l’attenzione e canalizzare la rabbia crescente della popolazione logorata dalle nequizie del tempo presente. La sommatoria di questi eventi pilotati dimostra che, le diverse manifestazioni sono elementi coordinati di una azione nociva contro il nostro Paese.
Si chiama Guerra Ibrida. Si chiama Guerra Psicologica. Anche le tele sporcate rientrano in questo disegno oltraggioso contro il nostro Paese.
Ciascuno di noi apra gli occhi e faccia le proprie considerazioni.