UCRAINA, LA GUERRA E LA STORIA

di Manlio Lo Presti (scrittore esperto di sistemi finanziari)

Il tema della guerra russo-ucraina si conferma di grande attualità, mentre non si parla degli oltre duecento conflitti regionali in corso in tutto il pianeta. Una certa stampa occidentale ha affermato che la sovraesposizione di questa guerra è giustificata dal fatto che si sta svolgendo alle porte dell’Europa. Ma allora perché quella combattuta in Donbass e nelle zone vicine nel 2014, con oltre quindicimila vittime fra i civili, non ha avuto una simile risonanza pur svolgendosi negli stessi luoghi? Due celebri Autori, il prof Franco Cardini (storico di fama mondiale) ed il generale Fabio Mini (già Capo di Stato Maggiore del Comando Nato in Europa), hanno dato risposte esaurienti a questa domanda. Non si tratta di autori complottisti, nazionalisti, fascisti ma di persone che cercano di ragionare grazie alla loro vastissima esperienza accademica e professionale. Questi Autori di massimo livello fanno esplicito cenno all’auto-attribuzione degli americani ad un loro “destino manifesto”, di cui si sono investiti per giustificare l’esportazione della democrazia nel mondo: anche con le armi, la violenza, la subornazione, le rivoluzioni colorate, le sanzioni che fanno scomparire il vero portato simbolico, culturale e civile della democrazia. Non nascondono il ruolo reale della Nato. Si sono domandati perché, una volta scomparso il Patto di Varsavia, non si sia chiusa la struttura “difensiva” della Nato che aveva la sua ragione d’essere nella contrapposizione ad un avversario (che di fatto non esisteva più). Patti ci furono tra gli statunitensi e Kruscev, documentati rigorosamente dalla registrazione dei loro colloqui: dove gli americani promettevano di non allargare ulteriormente la loro presenza in Europa. La promessa, racconta il libro con dovizia di particolari, fu disattesa platealmente, quindi la Nato si è evoluta da struttura difensiva a struttura aggressiva. Gli eminenti Autori non disdegnano di fornire ampi dettagli storici sui bombardamenti effettuati dalla Nato in Serbia, senza preventiva autorizzazione dell’Onu (pag. 42); poi le drammatiche vicende della Polonia di Pilsudski legate ai progrom ucraini; quindi la persecuzione dei nazisti ucraini da parte di Stalin (pag. 44), nazisti ucraini che fecero stragi di civili russi a fianco dell’esercito germanico durante l’Operazione Barbarossa che infranse il Patto Molotov-Ribbentrop sottoscritto il 23 agosto 1939. Il testo procede in modo serrato alla narrazione della storia delle vicende russo ucraine, con uno stile molto chiaro che non concede spazi ad interpretazioni ambigue o a polemiche di parte. Cardini e Mini focalizzano l’importanza del Protocollo di Minsk sottoscritto da russi, ucraini nel Donbass il 5 settembre del 2014, con la Nato che ribadiva la promessa fatta nel 1991 di non allargarsi ulteriormente ad Est (pag.64). Come nelle occasioni precedenti, il protocollo fu totalmente disatteso dagli americani. Con l’avvento di Zelensky si intensificarono dal 2015 le azioni repressive e gli stermini contro le popolazioni di lingua russa, come affermato senza mezzi termini anche da Sergio Romano: un diplomatico che non può essere definito un complottista, fascista, nazionalista, ecc… (pag. 65). Il libro continua la sua incalzante narrativa evidenziando gli aspetti più ignobili della guerra psicologica particolarmente raffinata in questa guerra russo-ucraina quando viene enfatizzata la diffusione di notizie solo di parte ucraina (pag. 102), e mediante il massiccio utilizzo di tecniche standard di comunicazione e di marketing: una “propaganda che “sia l’unica a disposizione della gente e degli stessi analisti della guerra” (sempre pag. 102). Si sanzionano ferocemente coloro che esprimono un pensiero diverso e/o che sollevano dubbi. Unilateralmente, si minacciano e si sanzionano interi popoli. L’equidistanza informativa delle fonti, che dovrebbe essere alla base di un corretto giornalismo d’inchiesta, è stata azzerata con “otto anni di silenzi su quanto accadeva nel Donbass” (pag. 108). La propaganda è infarcita di filmati, notizie, interviste a persone in quadri totalmente privi di contesto e di cui è impossibile verificare l’autenticità Il libro recita: “Dopo un mese di bombardamento mediatico, sull’aggressione militare, la “propaganda di guerra” ucraina e occidentale si è trovata a corto di morti” (pag. 110). Si sono registrati 30 morti al giorno su una popolazione di 40 milioni di abitanti. Meno di qualsiasi Paese occidentale in guerra” (sempre pag. 110). Altro inciso testuale dei due Autori:” Era a corto di disastri nucleari … di fosse comuni … di bambini … (sempre pag. 102). Il libro evidenzia a seguire una propaganda anti-russa così violenta e martellante da non sembrare credibile. A tale proposito, possiamo leggere un brano del libro che recita. “Sono comparsi gli eccidi, le esplosioni, gli attentati, i crolli di palazzi, gli ospedali e le chiese, gli stupri etnici, i bambini menomati, i profughi trucidati e i missili sulle città. A Bucha i corpi straziati anche da evidenti segni di tortura erano ammassati non si sa da chi e nemmeno quando e perché, ma immediatamente addebitati come genocidio alla Russia” (pag. 111).
L’ordine di scuderia imposto a tutti i media del mondo è quello di impegnarsi totalmente a svergognare la Russia assassina contro i poveri ucraini che riescono ad infliggere perdite pesanti all’esercito russo, ma nessuno dei media ha a disposizione i resoconti numerici delle loro uccisioni perché oscurate, ovviamente. Un tema ignorato completamente dalla concertazione informativa planetaria è la guerra demografica nel corso della quale gli ucraini sono i più esposti, a causa delle massicce emigrazioni in Australia, USA, Nuova Zelanda (pag. 116). Il tasso di crescita è negativo (pag. 117) spinto anche dalle evacuazioni di massa promosse da Zelensky, ma che fanno comodo anche ai russi (pag. 119).
Si tratta di un testo dai contenuti molto diretti e spesso duri perché gli autori non temono di essere tacciati per fascisti, nazionalisti, razzisti. Grazie alla loro indiscussa fama mondiale, essi non temono le frecciate velenose scoccate con il solito strumentario diffamatorio di informatori “allineati e sottomessi” agli alti comandi.
Si tratta di un libro che dovrebbe indurre ad una riflessione equilibrata, che oltrepassi la propaganda ossessivamente ed esclusivamente anti-russa che non è credibile. La notevole documentazione storica, militare, strategica aiuterà il lettore ad adottare una visione più vasta della questione. La chiave di una interpretazione aperta si fonda sul livello di acculturazione storica e militare dei lettori, ma questo libro riesce a colmare egregiamente anche questa zona d’ombra.
Il libro si articola in undici capitoli per la parte curata dallo storico Franco Cardini e di sei capitoli scritti da Fabio Mini, ex generale supremo delle forze Nato in Europa. Buona lettura.

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