IL “FISHING LEGALE” DEVASTA I CONDOMINI

di Ruggiero Capone

Sappiamo bene che c’è stato un inizio di società organizzata, secondo la vulgata sarebbe cominciato tutto con la tribù. Quest’ultima, in caverna od in tenda, comunque non era esente da liti tra i propri componenti. L’uomo di fatto è competitivo, egoista e litigioso. “Homo homini lupus” sentenzierebbe il buon Plauto. Come dare torto all’antica saggezza? Anzi si è un po’ tutti tentati dall’auspicare che il nuovo Parlamento metta finalmente fine alla litigiosità giudiziaria degli italiani, perché oltre ai nemici internazionali (quelli che vorrebbero depredare i cittadini di risparmi ed immobili) ci sono anche quelli interni, ovvero: tribunali, avvocati, amministrazioni condominiali ed agenzie immobiliari specializzate nel creare contenziosi. Così oltre alle tasse sulla rendita degli immobili (eventualmente affittati), all’Imu, alla Tari, alle spese di manutenzione (ordinaria e straordinari), al condominio ed alle utenze, da vari anni sono cresciute in maniera esponenziale le spese legali. Queste ultime affliggerebbero secondo le ultime stime la metà dei condomini italiani, ovvero circa il cinquanta per cento degli edifici con più di dieci condòmini. E non va certo meglio a chi vive in soluzione indipendente: anche ville e proprietà rurali hanno visto incrementare le liti tra confinanti, che si aggiungono nei tribunali ai vecchi contenziosi che si rinnovano da decenni. E perché basta un atto, anche una semplice notifica, perché la lite tra confinanti si reiteri nel tempo, di decennio in decennio. Ne sanno qualcosa i vecchi avvocati che hanno mantenuto gli studi grazie alle liti tra agricoltori, che invece di trovare un logico accordo preferivano impuntarsi su labili servitù di passaggio o su discutibili confini fatti con siepi e pietre messe lì dalla notte dei tempi. La versione aggiornata, cibernetica ed urbana del vecchio avvocato di paese e di campagna è rappresentata da professionista del “fishing legale”. Ma andiamo con ordine, sperando che qualche deputato volenteroso possa lavorare ad una legge che sgombri i tribunali dalle liti: anche questo darebbe pace agli italiani.
Iniziamo col dire che, il “phishing” (o “fishing”) finanziario fa pesca a strascico di risparmiatori ed investitori, quello informatico dei dati degli utenti e dei loro gusti in rete, mentre quello legale è operato soprattutto dagli studi legali specializzati nel creare liti condominiali. Fino ad una decina d’anni fa c’erano studi legali che avevano trovato grandi fonti di guadagno nell’infortunistica stradale, incidenti, tamponamenti e risarcimento danni che davano da vivere (ed arricchivano) avvocati e tutta una sequela di addetti ai lavori. Poi le assicurazioni hanno alzato la guardia, e messo in campo una lunga serie di antidoti. Oggi lucrare sui sinistri stradali è diventato arduo, perché le assicurazioni sono un grosso pescecane, mentre i tanti avvocati a caccia di sinistri un esercito di lillipuziani. Ma con la riforma del condominio d’una decina d’anni fa le attenzioni di chi crea e vive di liti si sono spostate sui condomini. In meno d’un decennio si sono centuplicate le spese legali nelle cause tra condominio e condòmini, tra condòmini e condòmini e tra condomini e confinanti. Del resto la giustizia (tribunali ed avvocati) si deve sostenere, e bussare alle porte della giustizia ha sempre avuto un costo, che negli ultimi anni è esploso. In genere chi si rivolge al tribunale è tenuto ad anticipare spese di giustizia sotto forma di contributi unificati, marche da bollo, notifiche, parcelle legali. Il singolo potrebbe anche decidere d’evitare spese e lungaggini, mentre nei condomini è sufficiente una società specializzata in amministrazioni che il problema legale viene fatto spuntare dal nulla, quindi ingigantito: lo studio legale pronto ad affrontare il problema viene presentato direttamente alla prima riunione di condomino in calendario.
Così una lite bonaria, di quelle che un tempo si risolvevano col buonsenso, viene per “dovere della corretta amministrazione” trascinata nelle aule di giustizia, ed i condòmini ob torto collo costretti a pagare le spese previste dalla legge. Ovviamente le società specializzate in amministrazioni mandano nelle assemblee i loro migliori conferenzieri (che quasi sempre sono giovani avvocati) che spiegano come le spese legali anticipate verrebbero un dì recuperate grazie al meccanismo della soccombenza: è una legge italiana (art. 92 c.p.c.) secondo la quale chi perde paga anche le spese legali della controparte, nonché tutti gli eventuali costi accessori sopportati negli anni. Ma il più delle volte il giudice ritiene che le ragioni della parte soccombente non siano del tutto infondate, così compensa le spese: svanisce il sogno di non dover pagare il proprio avvocato in forza della ragione sciorinata nella varie riunioni di condominio. Di fatto in ogni processo la soccombenza è reciproca, e le uniche cause vinte sono quelle che non s’iniziano mai.
Il problema è che sempre più spesso le cause non nascono per eventuali recuperi di crediti condominiali, ma per motivi inventati e trasformati in essenziali da abilissimi avvocati amici delle amministrazioni. Così in metropoli come Roma capita che il nuovo amministratore trovi conveniente far intervenire un proprio avvocato di fiducia per far causa alla vecchia amministrazione, come anche avviare liti tra la scala A e la scala B, e perché l’una possa accusare l’altra (e viceversa) di non avere a norma ascensore, grondaie, caditoie, e chi più ne ha più ne metta. Viene detto ai condomini che la nuova amministrazione porterà loro una ventata di legalità, che il vecchio amministratore verrà chiamato a rendere il maltolto e, soprattutto, che finalmente è iniziata la guerra santa tra scala A e scala B. I condomini ci credono, seguono i dettami dell’amministrazione come pecore il pastore. Anzi, aumentano anche le telefonate di delazione all’amministrazione, per riferire che il signore del terzo piano monta in ascensore senza mascherina o che la signora del piano terra oltre al cagnolino ha adottato anche un enorme gatto.
Ultimamente, in forza del famigerato “110%” e dei vari aiutini e contributi pubblici, sono numerosi anche i casi di condomini che fanno causa ai singoli condòmini che si sono opposti alle agevolazioni ed ai lavori d’efficientamento energetico. Così pacifici condomini sono assurti a campi di Marte. E vengono indette riunioni straordinarie di condominio per valutare con ingegneri ed avvocati il danno recato all’intera comunità condominiale dal singolo che s’è opposto al “110%” o, peggio, che non ha permesso l’accesso del palazzo al beneficio perché cittadino non in regola fiscalmente e giudiziariamente, con debiti verso banche e, soprattutto, con casa catastalmente difforme. Durante le riunioni condominiali al tapino sarà stato augurato di tutto, dall’ergastolo alla pena di morte o, più semplicemente, “che il Covid se lo porti via”.
Ovviamente nelle controversie tra condominio e singolo condòmino si viene a creare una situazione del tutto particolare: perché l’intero condominio ricorre in tribunale contro un componente dello stesso ente, così sul condòmino bastian contrario peseranno anche le spese legali della causa contro lui intentata. E quando si finisce in giudizio, condòmino e condominio finiscono per diventare due parti processuali distinte e separate. La legge è severa e parla chiaro, perché nel momento in cui il condòmino si distacca dalla volontà assembleare (anzi si pone contro di essa) per la giustizia diventa una parte del tutto diversa dal condominio, anzi un vero e proprio nemico della volontà assembleare. Un autonomo centro di interessi che si contrappone al progresso condominiale, al “110%”, alla messa a norma europea del palazzo, che certamente vive non confortato da elettrodomestici in giusta classe energetica ed euro… insomma un anarchico che rema contro l’omologazione ed il conformismo condominiale.
Ultimamente le liti per i motivi succitati hanno numericamente raggiunto la percentuale dei recuperi crediti condominiali per quote, riscaldamento, pulizia e manutenzioni ordinarie. Ma tutto fa brodo, tutto assurge ad illecito civile: questo permette a Stato e legali di lucrare sulla casa, già devastata da tantissimi oneri e balzelli. Molte case gravate da cause diventano invendibili: perché i proprietari perdono il controllo delle scadenze, dei vari iter burocratici, anche l’Agenzia delle Entrate fa la sua parte e, naturalmente, l’amministrazione condominiale fa presente ad eventuali acquirenti la presenza di contenziosi legali. Ovviamente l’amministratore non rilascia liberatorie per via delle cause in essere, ed i notai stipulano con difficoltà o sconsigliano l’acquisto. Eppure la maggior parte dei contenziosi condominiali nasce per futili motivi, liti temerarie e proditorie. Eppure un colpo di spugna, una volontà politica, potrebbe liberare i tribunali italiani da tutto questo ciarpame. Perché non può essere che nei tribunali non vengano ammesse le parti civili per stragi e disastri (Ponte Morandi e rogo di Viareggio) ed invece milioni di cittadini innocui debbano subire torture economiche per presunte molestie od incomprensioni varie. Di quanto è narrato L’Opinione ne aveva parlato con Alfredo Biondi che, giurista e già ministro della Giustizia, considerava questo tipo di liti tra gli inutili pesi sul cittadino. Ci aspettiamo dal prossimo governo una stretta sulle liti temerarie, sulla pesca a strascico subita dall’uomo di strada. Un governo di pacificazione dovrebbe chetare le pretese erariali e giudiziarie.

Un pensiero su “IL “FISHING LEGALE” DEVASTA I CONDOMINI

I commenti sono chiusi.