I DEPOSITI BANCARI APPARTENGONO DAVVERO AI RISPARMIATORI? LA DOMANDA SE LA PONGONO SEMPRE PIU’ PERSONE

di Manlio Lo Presti (scrittore esperto di sistemi finanziari)

Citando l’art. 1834 del codice covile italiano, molti avvocati e commercialisti continuano, a fasi alterne, a redigere articoli dai titoli roboanti, con una descrizione schematica o quanto meno incompleta della dinamica e della proprietà dei depositi bancari: soprattutto sollevando timori che questi non siano di proprietà dei depositanti. Alimentando di inutile scandalismo la notizia, caricano di ulteriori paure il fatto che le banche non possono garantire i depositi in caso di crisi. Si tratta di due eventi con dinamiche totalmente differenti. Qualche chiarimento sintetico è necessario, nonostante la materia sia oggetto di studi giuridici rigorosi.
I soldi sono sempre di proprietà dei correntisti, che hanno la facoltà di ritirarli a semplice richiesta, come previsto sui contratti di conto corrente approvati da Bankitalia e dall’ABI – Associazione Bancaria Italiana – di concerto con le previsioni del diritto comunitario in materia. Riportiamo il testo: (CODICE CIVILE-art. 1834 – Depositi di danaro). “Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne
acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi. Salvo patto contrario, i versamenti e i prelevamenti si eseguono alla sede della banca presso la quale si è costituito il rapporto.
Cfr:
https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.versione=1&art.idGruppo=227&art.flagTipoArticolo=2&art.codiceRedazionale=042U0262&art.idArticolo=1834&art.idSottoArticolo=1&art.idSottoArticolo1=10&art.dataPubblicazioneGazzetta=1942-04-04&art.progressivo=0
Come descritto dal sito Brocardi: “(1) Si tratta di deposito irregolare, con il quale il depositario diviene proprietario del bene ed è obbligato alla restituzione del tantundem eiusdem generis. Di solito tali operazioni vengono eseguite in un conto corrente: si applicano, quindi, anche le relative norme (1852 ss., 1857 c.c.); (2) La banca è debitrice del depositante: pertanto, se il deposito è fatto in valuta estera essa ha facoltà, alla scadenza, di liberarsi corrispondendo quanto dovuto nella moneta avente corso legale ovvero nella moneta estera depositata (1278 c.c.)” – Cfr: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-iii/capo-xvii/sezione-i/art1834.html
L’art. 1834 CC pone l’accento sul fatto che le somme sono oggetti fungibili, cioè non viene elencato il numero di ogni banconota versata presso la banca. Si tratta, lo ribadiamo, di un “deposito irregolare”. La non numerabilità consente alla banca di concedere linee di credito avendo la proprietà temporanea del denaro dei depositanti. I finanziamenti bancari sono concessi rispettando le procedure di Basilea formalizzate secondo parametri valutativi interni di ogni banca. Algoritmi di calcolo e di rischio approvati dalla Vigilanza creditizia di “Eurosistema”.
Il ridetto art. 1834 stabilisce che la banca deve restituire (a semplice richiesta) il deposito nella stessa specie (valuta di riferimento) e quantità (l’importo del deposito).
Altra questione invece è lo stato di crisi bancaria per la quale viene adottata la procedura di “liquidazione coatta amministrativa” e quella europea detta Bail-in, e non la procedura fallimentare aziendale. Tale differenza di trattamento lo richiede se si tiene conto della specificità del settore bancario, basata sulla fiducia e sullo stretto rapporto sistemico di settore e intersettoriale.
La banca, quindi, non fallisce in senso aziendale commerciale. Gli avvocati e i commercialisti dovrebbero saperlo come temi di diritto commerciale e soprattutto, di diritto bancario.
La banca in crisi prevede due principali opzioni a) viene amministrata fino al suo risanamento, b) viene incorporata da altri istituti di credito per non turbare il mercato finanziario e la fiducia dei depositanti.
Il cosiddetto BAIL-IN di matrice europea non è mai stato applicato totalmente fino alle estreme conseguenze in nessun Paese dell’Unione europea. Tutti hanno ben compreso che i danni sistemici, epidemici di panico indotto, sarebbero superiori ai presunti vantaggi della singola banca “risanata” o liquidata. Quando l’Inghilterra era ancora in UE salvò la Royal Bank of Scotland fregandosene delle regole europee sul bail-in, per timore di rivolte popolari nel regno!
È quindi una valutazione superficiale ed allarmistica quella di legare il Bail-In alla disponibilità dei depositi. La continua pubblicazione di articoli dai toni terroristici serve per provocare allarme di cui non si comprende l’utilità (o forse si). Si tratta di due fattispecie diverse e non necessariamente e automaticamente legate fra loro! Eppure, vengono continuamente pubblicati articoli che aumentano la confusione, come se una “manina” desse il via.
Ogni giorno partono decine di novità, spesso per soddisfare esigenze ideologiche, ma pochissime si realizzano o si applicano in pieno!