IL GOVERNO E IL VIZIETTO DEI DPCM

di Manlio Lo Presti (scrittore esperto di sistemi finanziari)

 

Riprende il vizietto di utilizzare il Dpcm, e dopo un periodo di calma dettata dalla tattica d’evitare di esporsi troppo ad una indagine della magistratura: perché molte procure hanno iniziato ad indagare. Durante la carcerazione virale biennale, lo strumento è stato utilizzato in modo eccessivo, in presenza di un Parlamento che incitava la popolazione a “credere nella scienza”, che costituiva una ignobile giustificazione all’inerzia della quasi totalità dei parlamentari, così scaricati di ogni responsabilità. Ora Riutilizzano questo strumento, che è meramente di natura amministrativa e non è un decreto (come invece continuano a dichiarare). I poteri del Parlamento sono così aggirati, sotto dettatura d’interessi internazionali che hanno trovato in questo meccanismo giuridico la via per agire in piena libertà: salvo il rispetto di regole intoccabili sostenute da organismi mondiali, con l’aggiunta di qualche paletto all’interno di una Costituzione, mai applicata per intero e inesorabilmente lacerata. Perché adesso si fa ricorso al Dpcm? Perché può essere emesso dal presidente del consiglio, ancorché incaricato al disbrigo degli affari correnti a ridosso delle elezioni. Questo conferma che si tratta di un provvedimento amministrativo, e che non necessita di atti politici per essere approvato. Un ulteriore elemento di sospetto è la data di emissione. Per coloro (oramai pochissimi) che hanno memoria delle vicende politiche della Penisola, agosto è storicamente il mese delle congiure, delle pugnalate alle spalle e dei cosiddetti governi balneari, allestiti per avere il tempo di rafforzare quello in arrivo. La data è sospetta, è una operazione con data troppo anticipata rispetto al 25 settembre: segno questo che i maggiordomi del Colle e di Palazzo Chigi hanno ricevuto l’ordine di rispettare duramente il ruolino di marcia ricevuto dai gruppi internazionali, e con ampio anticipo rispetto alla data delle elezioni indette con una fretta che desta sospetto, mirante a lasciare poco tempo alle forze d’opposizione di organizzarsi adeguatamente, nonché di seminare tra i parlamentari la paura di non essere rieletti, fortificata anche dalla radicale riduzione del numero dei parlamentari.
Dopo il 25 settembre 2022, l’Assemblea appena eletta nascerà amputata: che già abdica al suo ruolo per devolvere senza condizioni i mandati ad un presidente del consiglio potenziato, con poteri generati da un provvedimento amministrativo e non con una votazione democratica assembleare. Guarda caso, gli effetti di questo atto amministrativo inizieranno dopo le votazioni, e qualsiasi sia la maggioranza politica che si formerà. Dobbiamo leggere questa sicurezza operativa come il segnale: 1) che l’attuale presidente verrà riconfermato senza scossoni? 2) che l’inquilino del Colle darà mandato, comunque, al capo del governo uscente, anche in presenza di estesi consensi al centrodestra, del quale cercherà di spaccare la compattezza? La maggioranza uscente cercherà di cooptare i numeri necessari per far proseguire una coalizione di centro sinistra? Il senso di queste manovre di retrobottega ci fa capire che sarà prescelto il maggiordomo in uscita alfiere della finanza euroamericana nella Penisola sotto la minaccia del solito spread, dell’inflazione, della guerra, dei i virus, del “fare presto”? Il sospetto è dettato dal fatto che i poteri anglofrancotedeschiUsa non intendono correre il rischio di far affluire poteri nuovi ad un nome a sorpresa. Chiaro il concetto?
Il Dpcm 133 dell’1 agosto 2022 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2022/09/09/211/sg/pdf) presenta contenuti meramente tecnici. Attribuisce al capo del governo in carica di attuare azioni di controllo “di settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni” (rimandi a pagina 1 della Gazzetta Ufficiale). Il rimando al Dpr 25 03 2014 n. 86 contenente le procedure per l’attuazione dei poteri speciali dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni. Il Dpcm continua nei rimandi a specificare che i settori sono la difesa e la sicurezza nazionale. Fa riferimento al “segreto di Stato” per amputare sul nascere le eventuali contestazioni e controlli dell’opposizione. Un altro rimando fa cenno alla guerra cibernetica dove siamo a ricasco degli Usa. Ravvisa la creazione di un “Dipartimento per il coordinamento amministrativo che opera nel settore dell’attuazione in via amministrativa delle politiche del Governo”. Ulteriore rimando riguarda la sicurezza cibernetica nazionale, la cui gestione deve precedere procedure gestite dal ridetto Coordinamento senza che sia necessaria la delibera del Consiglio dei ministri! Insomma, abbiamo capito che gestisce tutto il “Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri”. Una struttura di fatto fuori controllo del Parlamento appena eletto e delle sue specifiche Commissioni Parlamentari. Ogni normativa pubblicata in Gazzetta Ufficiale contiene un elenco di “rimandi e di considerando” che – erroneamente – quasi sempre sono trascurati per passare subito alla lettura del testo di legge.
Qualche sito importante minimizza l’importanza di questa devoluzione (https://www.open.online/2022/09/13/elezioni-politiche-2022-dpcm-decreto-poteri-speciali-draghi-governo-fc/ ). Si tratta invece di un rilevante spazio di manovra fuori controllo politico, che comporta anche e soprattutto titanici investimenti e spese di cui nessuno avrà il diritto/dovere di fare controlli grazie al segreto di Stato. Nel ridetto Dpcm non è evidenziato il nome della struttura finanziaria di riferimento che dovrà intermediare questa massa di miliardi, ma è probabile che sia la potentissima Cassa Depositi e Prestiti – CDP -, la corazzata dello Stato in materia finanziaria con un capitale di oltre 5oo miliardi di euro e con oltre sessanta Fondazioni bancarie fra i soci. Gli interessati possono vedere l’elenco provvisorio delle società gestite riassunto in un organigramma visibile qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Cassa_depositi_e_prestiti#:~:text=La%20Cassa%20Depositi%20e%20Prestiti,16%25%20da%20diverse%20fondazioni%20bancarie . Il controllo della CDP è demandato al Ministero delle finanze – MEF: https://www.cdp.it/resources/cms/documents/CDP-Modello-231_04-04-2022_ITA.pdf. Quindi, l’Eurosistema e la Banca d’Italia sono fuori.
Non sono elencati i settori aziendali che saranno incaricati alla creazione/manutenzione dei dispositivi cibernetici, i costi del personale addetto alla sicurezza, le modalità di assegnazione dei soldi. Tutto diventa agile e rapido, mentre continuano a trascorrere anni per avere un esame clinico. Questo atto non è una semplice firma. Si tratta della gestione fuori controllo parlamentare dei delicatissimi temi della difesa, della guerra cibernetica, delle energie, dei trasporti e delle telecomunicazioni.
Alla faccia della semplificazione linguistica e burocratica, il testo è scritto in modo contorto, pesante, mirante a far stancare subito un eventuale cittadino che avesse voglia di leggerlo. E’ assordante il silenzio delle Camere sullo spostamento ad un uomo solo al comando di un “Dipartimento”, la cui composizione è pedantemente descritta all’art. 3 del Dpcm 133 del 2022. Si tratta di componenti ai vertici di molte strutture apicali della macchina amministrativa e governativa dello Stato italiano, ma la stampa governativa e alcuni siti allineati ne minimizzano l’importanza o non ne parlano affatto.
Sotto le mentite spoglie di atto giuridico di terzo livello, si nasconde un mondo immenso di cui nessuno fa cenno, e ne comprendiamo adesso il perché. Gli interessi che muove sono di natura democratica, di finanza non controllata da organi bancari, di gestione di perimetri di competenza dei servizi segreti nazionali il cui responsabile è nominato dal Parlamento, di posizionamento geopolitico dell’Italia. Minimizzare desta sospetto in un mondo dove ogni evento è dilatato dai megafoni di regime. Niente è come sembra