LA RISPOSTA ITALIANA A GRETA THUMBERG SI CHIAMA ROBERTA MARESCI

Roberta Maresci porta avanti da anni nel Lazio la battaglia per creare boschi e foreste: abnegazione e costanza sono i suoi punti di forza, ogni giorno pianta un alberello o ficca un seme nel terreno. Poi aspetta, buttando saltuariamente l’occhiata alle proprie creature. Allo stesso modo agisce Donato Di Giacomo, architetto dei giardini e maestro d’arte che da oltre quarantanni invade i luoghi che visita con piante e semi, spesso all’insaputa dei cittadini. “E’ spuntato un bell’alberello – commenta un barese – sospetto sia passato Donato, quello fa di questi scherzi, ora non possiamo più tagliarlo se il vegetale è stato censito da forestale o da un ente locale”. Roberta e Donato provengono da scuole d’arte e poi si sono specializzati nel fare agricoltura, giardini e vivaismo: insomma hanno raccolto quell’invito alla forestazione che pare viva in Europa solo sulla carta, di fatto le grandi aziende continuano a tagliare alberi, ed i contadini, che hanno incamerato aiuti per non coltivare più, poi solo a parole hanno restituito quei terreni alla precedente vocazione boschiva.
Roberta lotta per l’ambiente, avversando un clima che cambia piantando quotidianamente alberi, e lo fa da decenni prima di chi oggi grida al disastro. Le piante usano l’anidride carbonica nel loro ciclo vitale, e così ci accorgiamo che dove ci sono più alberi è migliore i clima e la vita stessa dell’uomo. In Svezia c’è Greta Thumberg, rimasta in silenzio in pubblico per 23 ore di fila: ci risulta non abbia mai invitato i suoi proseliti a piantare quotidianamente alberi. In Belgio le amiche fiamminghe Anuna De Wever e Kyra Gantois hanno creato i “Fridays for Future”. In Germania, Luisa Neubauer ha fermato i lavori della multinazionale dell’energia tedesca RWE per costruire una miniera di lignite. In USA la protesta per la tutela dell’ambiente ha visto in Alexandria Villasenor il punto di rifermento. Ma questa gente pianta quotidianamente alberi? In Italia, più precisamente nel Lazio, c’è una donna che lo fa, e lotta davvero per la salvaguardia del verde: è Roberta Maresci, giornalista e scrittrice che si sporca le mani di terra tutti i santi giorni. A Roma dicono: “È la Greta de’ noantri… però lei agisce, fa la battaglia ambientalista con i fatti da molti anni prima di Greta”. Porta la firma di Roberta Maresci il progetto “Giardino Fair Play” a Montopoli di Sabina (Rieti). “Un giardino diffuso e gentile dove si afferma la nuova tendenza in fatto di botanica: il pret-a- planter, con l’obiettivo di rendere il mondo un immenso giardino all’aperto, che tutti possano curare nel rispetto dei ritmi della natura, e di cui tutti possano godere”, spiega l’ideatrice Roberta. Il progetto è stato riconosciuto dal “Comitato Nazionale Italiano Fair Play”, presieduto da Ruggero Alcanterini. Il Fair Play Garden fa sul serio, e rischia di far scoppiare la moda del piantare alberelli ovunque. “Il ‘P&P’, cioè il prendi e pianta gratis – spiega Roberta Maresci – è la svolta per il clima, il ‘B&B’ che permette a tutti di fare ambiente: era l’uovo di Colombo, ma bisognava arrivare a far scoppiare la moda. Devo subito organizzare con Donato Di Giacomo una conferenza di tutti i potenziali ‘P&P’ d’Italia. Il progetto è semplice, ‘terra terra’ – afferma sorridendo Roberta -. Non c’è bisogno di citofonare a Maresci per fare il ‘P&P’. Sul recinto del ‘Giardino Fair Play’, appesi a dei rami secchi d’olmo e quercia, ci sono dei vasi con la tracolla già pronti da portar via liberamente. La mia idea è talmente nuova che si cercano seguaci per creare rete. L’obiettivo è agire nel concreto, Gaia ci guarda. Quindi il passo successivo è creare un movimento. Si potrebbe chiamare Plantpresent oppure Take&plant o Take go plant. Importante è collaborare e agire. Ci sono tanti in Italia che per decenni hanno agito come Donato Di Giacomo, piantando alberi in silenzio e con discrezione. Oggi il mio invito è agire facendosi vedere e sentire: e vale anche per chi già da tempo si prende cura della natura. Oggigiorno, che il verde tira più d’un carro di buoi, nel mio ‘Giardino Fair Play’ si riscopre il valore del passaparola, della condivisione, del recupero, del gioco di squadra – racconta Roberta Maresci mentre ha le mani intente a girare col mestolo una confettura di prugne appena raccolta -“. Intanto all’improvviso è arrivata Evelina a chiedere consigli per un salice un po’ ingiallito. Qualcun altro si presenta per lasciare in conto (in deposito) nella Banca Verde un glicine sfuggito al controllo domestico. Ed Emanuela? Lei ha depositato un lauro. Jean Claude ha portato dei mughetti, mentre Fabrizio un gelso bianco. C’è spazio anche per la RSA delle piante, dove un anziano oleandro di Alessandro ha trovato un dimora più ampia d’un vaso sul balcone. Dovete andare in vacanza o assentarvi per lavoro da casa e non volete trascurare i vostri ficus, orchidee o begonie? C’è qui l’albergo green. Intanto dalla terra Roberta tira fuori sempre nuove idee. Che possiamo dire delle “aromatic plant-ball”? Sono delle piante-borsetta da appendere, ma anche poggiare come oggetti d’arredamento sulla falsariga dei kokedama, ma rivestiti d’erba medica e creati solo con materiale di recupero ambientale. Mani d’oro quelle di Roberta. Mani forti pronte a stringerne altre in questo giardino condiviso, dove tutti sono invitati a portare e piantare un albero e poi contribuire al suo mantenimento. Il progetto è creativo, aperto, partecipato. “Ecco che la filosofia di William Shakespeare si trasferisce sul campo per affrontare il tema della transizione etica e del diritto alla gioia proprio attraverso il ‘Fair Play Garden’ – conclude Ruggero Alcanterini -: temi che il 3 e 4 novembre saranno protagonisti a Roma del summit internazionale per il conferimento del prestigioso premio Fair Play for Peace”.