Il PNRR DI DRAGHI E SODALI E’ COPIA CONFORME DEL PRD DI LICIO GELLI

Le numerosità delle polemiche sul PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sintesi consultabile qui:https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1253627.pdf?_1621605046374 ) continuano con intensità collegate alla situazione del momento. Il Piano appare e poi scompare dai radar dell’italico dibattito politico. La discontinuità fa capire benissimo che sono pochi coloro che hanno seriamente letto per intero il testo della LEGGE 29 dicembre 2021, n. 233 – Disposizioni urgenti per l’attuazione del PNRR – di ben 80 pagine fittissime nel numero 48/L del 31-12-2021.
Circolano analisi elogiative e contrarie. Tra questi estremi esiste un ampio spazio, che le fazioni politiche ed i soggetti economici e sociali potrebbero utilizzare per trovare il maggior numero di temi condivisi sui quali poter iniziare l’azione politica (partecipata in parte). La concertazione con l’opposizione eviterebbe sconquassi istituzionali, lentezze o addirittura battute d’arresto.
Purtroppo, nel nostro agitato Paese prevale la cultura del nemico da eliminare, da annientare. Gli argomenti e le possibili linee guida non contano. La conflittualità infinita genera incertezza, che impedisce di trovare una propria linea per lo sviluppo della democrazia, e del conseguente miglioramento socioeconomico. Caos ed ingerenze esterne pervasive e pesanti hanno finito per bloccare e deindustrializzare la ex-italia all’interno di un processo che risale a tempi precedenti rispetto al fatidico 1992 che, nella narrazione prevalente, segna uno spartiacque dal quale è iniziata l’involuzione italiana. Questo comodo punto fermo ha facilitato le analisi e disegnato posizioni teoriche e politiche barricadiere che hanno generato la cultura del nemico da purgare, in luogo della progettazione di una cooperazione fra maggioranza ed opposizione almeno su alcuni temi fondamentali per la salvezza della Repubblica. Nei modelli parlamentari anglosassoni non esiste l’ostruzionismo ossessivo spesso presente nella storia italiana.
Le lingue imperiali hanno da sempre fatto largo uso di acronimi, un po’ per brevità, soprattutto per non far capire nulla ai cittadini. L’impero romano ne è un esempio con il suo latino imperiale, lo fa da sempre la lingua inglese ufficiale, lo fa l’unione europea secondo una preziosa pubblicazione elaborata dalla Università della Calabria scaricabile qui: https://glossarissimo.wordpress.com/2015/02/08/it-pdf-siglario-dellunione-europea-mario-lo-feudo/ E noi cosa facciamo? Imitiamo. Nasce l’acronimo P.N.R.R. Fa scena. Dovrebbe incutere rispetto. Il suo contenuto continua ad essere un mistero. Viene citato come uno spauracchio da agitare contro i dissenzienti ed i dubbiosi, entrambi catalogati per questo come complottisti, fascisti, ecc. In una prossima occasione mi impegno a farne uno schema riassuntivo comprensibile. Diciamo subito che è un testo irrogato dall’alto, non negoziato in sede parlamentare dove è stato accettato a corpo, senza dibattiti seri. Per far finta di aver fatto qualcosa i parlamentari hanno sparato una raffica immensa di considerazioni di sapore ideologico (atlantismo, debito pubblico, spread, ecc.). È un testo contenente un coacervo di dichiarazioni di principio, ma anche di disposizioni minuziose, pignole, notarili che allungano il testo con malcelato scopo di renderlo incomprensibile, eccetto i pochi mandarini che lo hanno scritto e coloro che lo devono “bollinare”, cioè la Corte dei conti, in questo caso meno severa del solito (chissà perché?) Lo stile è pesante e denota uno scarsissimo livello linguistico. Non è un caso che l’ultimo concorso per l’accesso alla magistratura è stato rinviato per l’infimo livello dell’italiano degli elaborati, come confermato in un articolo dell’ultra governativo quotidiano La Repubblica leggibile qui:
https://www.repubblica.it/politica/2022/05/21/news/il_flop_del_concorso_in_magistratura_agli_esami_scritti_passa_solo_il_57_per_cento-350550371/
Siamo molto lontani dalla asciutta chiarezza espositiva del testo P.R.D. (Piano di Rinascita democratica) elaborato dai sodali di Gelli e ritrovato nel doppiofondo della borsa della figlia nel 1982 all’aeroporto di Fiumicino al suo rientro in Italia da Nizza : https://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/07/Il-Piano-di-rinascita-democratica-della-P2-commentato-da-Marco-Travaglio.pdf
PNRR e PRD presentano molti tratti comuni. Sono stati imposti energicamente dall’alto da elites esterne all’Italia; sono entrambi con titoli acronimi; sono perentori; non ammettono negoziati né contraddittorio democratico parlamentare; hanno sostenuto la riduzione dei parlamentari; hanno lo scopo di rovesciare l’ordinamento democratico ritenuto un rallentamento ed un ostacolo ai piani dei vertici mondiali. Le nazioni-bersaglio sono martellate e ricattate con lo spread, un arbitrario strumento di paragone con i titoli germanici. Poi ci sono i prestiti concessi dai pretoriani della beneamata B.C.E. – Banca Centrale Europeua (Mes, Trattato di Lisbona). Poi il caporalato internazionale codificato dalla normativa a nome Bolkestein. Poi le classifiche delle società di valutazione Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, tutte in terra USA. Il debito pubblico è motivo di censura dai soloni comunitari ma nessuno si augura che tale debito sia estinto: crollerebbero decine di banche anglofrancotedescheUSA che vivono sugli interessi italiani! Non si elimina la gallina dalle uova d’oro …
Alla luce di quanto appena narrato comprendiamo la stretta somiglianza degli acronimi PRNN e PRD. Tra loro esiste una continuità realizzata da una lunga sequenza di governi ricattati e asserviti. Gli ultimi capi di governo non sono stati neanche designati dalle Camere italiane, ma indicati dal Dipartimento di Stato americano, dal W.E.F. (World Economic Forum) di commissari UE (Unione Europea), dalla N.A.T.O. (North Atlantic Treaty Organization), dal Pentagono, dalla C.I.A. (Central Intelligence Agency). È la libertà, bellezza!
di Manlio Lo Presti (scrittore esperto di banche e sistemi finanziari)

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