Riforma pensioni, spinta dei sindacati per uscire a 62 anni

La legge Fornero ha reso ancora più complicato l’accesso alla pensione per gli italiani. A dirlo è il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra, che ospite a Isoradio ha ammesso che la misura di quota 100 voluta dal governo Conte I ha attutito solamente in parte le difficoltà vissute dai lavoratori più anziani alla soglia dell’età pensionabile. Una misura «importante ma insufficiente» per il numero uno della Cisl, che ha poi rilanciato con una nuova possibilità ancora del tutto allo studio: negoziare l’uscita dal mercato del lavoro a partire dai 62 anni, «perché mediamente in Europa si va in pensione a 63 anni».

Se analizzati, i numeri danno ragione a Sbarra: a fronte di un milione di uscite che quota 100 si sperava potesse realizzare, hanno aderito in totale poco meno di 400mila cittadini. Ma c’è di più. La combinazione di età e contributi è risultata alla fine dei conti in parte discriminatoria nei confronti dei dipendenti di piccole e medie imprese, soprattutto nel Sud Italia.

Per i dipendenti delle grandi aziende del sistema privato e più in generale per i lavoratori del Nord è molto più semplice ottenere rapporti di lavoro stabili e non saltuari, raggiungendo quindi con più facilità il numero di anni necessari per completare la quota 100, il sistema pensionistico contributivo che somma gli anni di contributi continuativi versati all’età del candidato alla pensione.

«Dobbiamo eliminare dal confronto e dal negoziato un elemento che torna sempre, cioè quello di considerare la previdenza e la pensione solo un costo economico nel bilancio ordinario dello Stato, perché c’è anche dietro un tema di sostenibilità sociale», ha detto Sbarra, aggiungendo che effettivamente l’obiettivo che si è posto insieme a Cgil e Uil è quello di chiedere al governo l’avvio di un confronto volto alla modifica dell’attuale sistema pensionistico e previdenziale. «Oggi va ripensato il sistema pensionistico e previdenziale per definire misure più eque e sostenibili possibili», ha poi affermato Sbarra, indicando quattro «grandi priorità» improrogabili per il futuro del lavoro italiano: una pensione contributiva di garanzia per i giovani con maggiori tutele per le donne, rendere strutturale l’allargamento dell’Ape sociale, il riconoscimento degli stage come anni contributivi, così come il lavoro di cura quando viene rivolto a famiglie al cui interno convivono disabili o portatori di handicap.
di Camillo Barone – Il Tempo

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