Massimo Cacciari: «Referendum nel Donbass unica soluzione per la pace»

Massimo Cacciari dice la sua sulla guerra in Ucraina, su Putin e sul ruolo della Russia: “Referendum nel Donbass unica soluzione”. In un’intervista concessa al quotidiano La Verità, il noto filosofo e accademico, uno dei volti più noti del dibattito pubblico, e specialmente televisivo, commenta ancora gli sviluppi del conflitto che ormai va avanti da quasi tre mesi. Sin dall’inizio l’opinione di Cacciari non si è appiattita né sul filo-atlantismo né sul riconoscimento unicamente delle ragioni della Russia. Fermamente convinto che l’unica soluzione sia il negoziato e quindi il ritorno al primato della politica, perché “l’extrema ratio della politica è la guerra” e quando gli spazi di mediazione si esauriscono – sostiene il filosofo – allora intervengono le armi. Ecco quale potrebbe essere secondo lui la potenziale svolta per porre fine a questa guerra, si legge su Il Giornale d’Italia.

Cacciari è convinto che “l’unica strada possibile” sia “un referendum controllato rigorosamente dalle Nazioni unite nei territori del Donbass, il cui risultato va rispettato”. È questo, secondo Cacciari, l’esito più realistico del conflitto, se e quando i due contendenti decidessero di mediare, rinunciando alle loro rispettive ambizioni. “Il principio di autodeterminazione è sancito in questi casi dal diritto internazionale come la condanna dell’aggressione”, spiega.

Per Cacciari, però, è importante anche riflettere e capire quali sono le cause profonde di questa guerra, mantenendo lo sguardo lucido e rifuggendo da paragoni improbabili, come quello che accosta la figura di Vladimir Putin ad Adolf Hitler “senza il minimo fondamento storico”. E le ragioni del conflitto per l’accademico sono tre: la mancata accettazione, da parte di Mosca, di un ridimensionamento geopolitico dopo il crollo del Muro, il rafforzamento della Nato ad Est e le violenze dell’esercito ucraino verso una parte della popolazione russofona.

La colpa dell’Europa, secondo Cacciari, scrive il Giornale d’Italia, è stata quella di non aver creduto da subito che ci fossero dei margini per una trattativa, uniformandosi senza coraggio all’atteggiamento intransigente degli Stati Uniti di Joe Biden. Il discorso da fare alla Russia, a suo avviso, sarebbe questo: “Non c’è più l’Urss, la Guerra Fredda è finita da un pezzo e le ragioni di Yalta non sussistono oggi, quindi i Paesi dell’ex Patto di Varsavia fanno quello che vogliono e tu, caro Putin, non puoi deciderne la politica estera”.

Del resto Cacciari è convinto che se gli americani si trovassero in una situazione identica a quella russa, pur essendo un Paese democratico si comporterebbero allo stesso modo: “Mettiamo ci fosse in Messico una rivoluzione castrista e i messicani volessero posizionare missili atomici a due passi da Houston, cosa farebbero gli Usa? Naturalmente ne rispetterebbero le decisioni, non le pare?”, commenta ironico lo studioso.

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