Gas russo, industrie contrarie allo stop: «Non è solo una questione di condizionatori»

Mentre l’Italia e l’Unione europea considerano l’ipotesi di uno stop all’acquisto del gas russo, le industrie a gran voce chiedono prudenza. La frenata sul gas che viene da Mosca potrebbe costare non poco a tutti i Paesi. E a spiegarlo senza troppi giri di parole è Francesco Buzzella, presidente di Confindustria Lombardia, che sostiene: «L’embargo sarebbe una extrema ratio e avrebbe un peso inimmaginabile. Oggi su 76 miliardi di metri cubi, 30 arrivano dalla Russia. Buona parte dell’industria va a gas. Non è solo una questione di condizionatori accesi, come diceva Draghi. Il discorso è spegnere le aziende e perdere posti di lavoro», si legge su Il Giornale d’Italia.  Buzzella non è l’unico a pensarla così.

Gas russo, Agnelli: «Embargo immediato equivale a chiusura di migliaia di aziende»

«Un embargo immediato di gas ed energia equivale all’istantanea chiusura di migliaia di aziende», spiega oggi Paolo Agnelli, industriale e presidente di Confimi Industria. Riferendosi alla frase di Mario Draghi sui condizionatori, poi continua: «Spiego perché a chi non è pratico di lavoro. Fonderie, acciaierie, trafilerie, laminatoi infatti – e solo per fare qualche esempio – hanno bisogno di gas continuo per sciogliere, per trafilare, per estrudere materie prime. Cosa accadrebbe un minuto dopo la chiusura del gas: blocco degli impianti e cassa integrazione per tutte le maestranze al 100% dell’orario. Mancanza immediata di materie prime semilavorate con conseguenze negative per la produzione dell’intera filiera produttiva». L’Associazione nazionale degli Industriali del Vetro, aderente a Confindustria, sostiene: «L’interruzione delle forniture di gas sarebbe dannoso per il sistema produttivo e per la manifattura del vetro in particolare».

Un possibile stop al gas russo avrebbe conseguenze «massicce» in generale sull’economia europea anche secondo il presidente di Engie Jean-Pierre Clamadieu. «Oggi – asserisce – ciò che va soppesato, sono ovviamente tutte le motivazioni morali, politiche, che spingono verso nuove sanzioni nei confronti della Russia e poi l’impatto massiccio che uno stop delle importazioni comporterebbe per l’economia». Poi specifica: «Se le importazioni di gas russo cessano, saremmo probabilmente capaci di sostituirlo per circa la metà, ma il resto, sul breve termine, dovrebbe essere realizzato, ottenuto, compensato attraverso una riduzione dei consumi, in particolare, nei settori industriali».

Gas russo, Cingolani: «Ragionevole abbandonarlo in 24-36 mesi»

Ma mentre da una parte gli esperti frenano sul possibile stop, si legge sempre su Il Giornale d’Italia,  in Italia il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani afferma che in 24-36 mesi «è ragionevole dire di abbandonare completamente la dipendenza dal gas russo». Tuttavia non si fa attendere la risposta di Banca d’Italia, che presenta un quadro che non fa assolutamente ben sperare. Nello scenario peggiore – spiegano da via Nazionale – l’inflazione in Italia «si avvicinerebbe all’8% nel 2022 e scenderebbe al 2,3 nel 2023».

«L’eventuale interruzione dei flussi dalla Russia potrebbe essere compensata per circa due quinti, entro la fine del 2022 e senza intaccare le riserve nazionali di metano, attraverso l’incremento dell’importazione di gas naturale liquefatto, il maggiore ricorso ad altri fornitori e l’aumento dell’estrazione di gas naturale dai giacimenti nazionali». Infine Banca d’Italia conclude sostenendo che l’impatto della guerra in Ucraina «ridurrebbe la crescita del Pil italiano attorno al 2% nel 2022 e 2023».

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