La comicità è l’espressione dei tempi. Infatti oggi è, per lo più, becera volgarità

La capacità di un comico è quella d’ingigantire tic e manie, esorcizzando le paure dell’umanità, in modo che i timori, che da sempre accompagnano gli umani, risultino accettabili in quanto limiti ai quali difficilmente si può ovviare.

I grandi comici del passato, anche a causa della censura, hanno fatto ridere intere generazioni raccontando, sopra le righe, vicissitudini che accomunano uomini e donne, senza sfociare in turpiloqui o volgarità, ma con doppi sensi e la straordinaria mimica. Oggi, purtroppo, molti di coloro che si definiscono comici hanno basato la loro carriera quasi interamente all’insulto a qualche uomo politico (non ha importanza se a ragione o a torto). Per poi scendere sempre più in basso attraverso parolacce e volgarità, senza una vera ragione, senza un ragionevole perché di tanta volgarità. La parolaccia ci può stare, ci mancherebbe, ma dev’essere supportata dal contenuto di una gag, non dev’essere fine a se stessa: la volgarità ha sempre fatto ridere perché piace al popolino, soprattutto alle persone poco colte, quindi ignoranti ed inclini al cattivo gusto.

Ecco forse il perché oggi è davvero difficile trovare comici della caratura di Charlie Chaplin, Stan Laurel e Oliver Hardy, Louis de Funès, Jerry Lewis, Fernandel, Totò, Peppino De Filippo, Nino Taranto, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi , Vittorio Gassman, Johnny Dorelli, Raimondo Vianello, e moltissimi altri ancora.

Mentre negli anni ’60 si cercava la crescita sociale e culturale oggi si cerca l’appiattimento tramite il pensiero unico. Oggi va di moda la caciara, oggi è il becerismo a fare tendenza: basta guardare i talk show.

Pertanto anche la comicità si è adattata, si è appiattita, si è volgarizzata, diventando imbecillità anziché comicità: due concetti ben diversi.

Ed ecco allora che abbiamo qualche “fenomeno da baraccone” che decide di fare della pessima ironia su fatti di cronaca. Infischiandosene degli insulti gratuiti che possono ferire ulteriormente chi già sta soffrendo.

«Pietro Diomede è stato escluso dallo storico Zelig di viale Monza, a Milano, dove avrebbe dovuto esibirsi il prossimo 12 aprile. Il motivo è in un paio di tweet che il comico ha “dedicato” a Carol Maltesi, la 26enne pornostar nota con il nome di Charlotte Angie che sarebbe stata uccisa nel Milanese dal vicino di casa Davide Fontana per poi essere fatta a pezzi e gettata in un dirupo nel Bresciano. Il giorno in cui è stato fermato il presunto killer, il comico ha pubblicato sul suo profilo due tweet sulla vicenda», scrive Today.it.

«”La prima volta che ho sentito l’espressione ‘gioco erotico finito male’ è stata al mio battesimo”, ha scritto in uno. E in un altro, ben più pesante: “Che il cadavere di una pornostar fatto a pezzi venga riconosciuto dai tatuaggi e non dal diametro del bu… non gioca a favore della vittima”».

«Il cinguettio, ancora presente sulla pagina di Diomede – tra l’altro noto proprio per le sue battute “estreme” – ha causato una miriade di commenti negativi e indignati. Al punto che Zelig ha poi fatto sapere: “Abbiamo ricevuto segnalazioni in seguito al tweet di un artista che avrebbe dovuto esibirsi presso lo Zelig il 12 Aprile. Ci dissociamo completamente da quel Tweet, che disapproviamo nella maniera più assoluta. Di conseguenza – l’annuncio del teatro –  l’artista è stato escluso dalla programmazione Zelig”», conclude Today.it.

 

 

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