Una nazione “alla frutta” non poteva che arrendersi alla Macedonia al Barbera

Allo stadio Barbera di Palermo è andata in scena la partita tra Italia e Macedonia del Nord. Il Draghistan ha perfino permesso la capienza massima del 100% dopo che le terribili varianti hanno fatto sapere che per l’occasione avrebbero sospeso la loro attività infettiva: con l’avvallo dei virostar informati dallo stesso coviddi.

Ma ahimè la repubblica delle banane si è fatta superare da una buona Macedonia, nello stadio che per il suo nome ricorda il Barbera, vino piemontese. Insomma tutto quadra, qualcuno penserà addirittura al Karma.

Diciamolo: siamo una nazione allo sbando, in tutti i sensi. Una politica scellerata sta portando l’economia allo sfascio. I provvedimenti anti Covid-19, ormai obsoleti nella gran parte dell’Europa, rendono il Draghistan non più solo il Paese della «mafia, pizza e mandolino» ma una terra di marionette gestite da Unione Europea ed Usa a proprio uso e consumo. Senza parlare della dis-informazione, che fa invidia al miglior regime del quarto mondo.

Perfino Papa Francesco si è accorto di come il Parlamento utilizzi la Costituzione esclusivamente nei bagni di Camera e Senato: l’articolo 11 della Costituzione si apre con un’affermazione incontestabile: «L’Italia ripudia la guerra». E per gli imbecilli che affermano «difendersi da un aggressore è un diritto di tutti i Paesi liberi», ricordiamo che l’Italia non è aggredita da nessuno e che l’Ucraina non fa parte neanche della Nato e dell’Unione Europea. Gli attuali utili (agli Usa) idioti dell’«armiamo gli altri perché siamo pacifisti» avrebbero potuto utilizzare la stessa logica anche quando gli Usa attaccarono il Vietnam,  il Laos, la Cambogia, Grenada, Tripoli, Panama, i Balcani, l’Afghanistan, l’Iraq,  la Siria, la Libia, lo Yemen, la Somalia e il Pakistan. Ma che ne sanno questi imbecilli da talk show pilotati, dove chi si permette di contrastare la narrazione del pensiero unico, viene immediatamente censurato ed emarginato socialmente, come avviene in tutti i regimi dittatoriali che si rispettino.

Dalla pandemia in poi la matrice utilizzata dalla dis-informazione è, e sarà, sempre la stessa: «O dici quello che vogliamo si debba sapere o ti facciamo fuori», vedi Prof. Orsini. D’altro canto Giuseppy l’aveva detto «nulla più potrà essere come prima del Covid».

Pertanto anche la bastonata ricevuta dall’Italia del pallone, degli omini in mutande, iper tatuati e super pagati, con capigliature a dir poco stravaganti, i quali sputano in campo come dei lama, è in perfetta sintonia con l’Italia delle palle.

Antonio Ferrero

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