Foxconn si ferma, stop anche alla produzione degli iPhone

Il gigante dell’elettronica taiwanese Foxconn, il principale fornitore di Apple, ha annunciato oggi di aver sospeso le sue attività nel centro tecnologico cinese di Shenzhen, confinato dal governo a causa di un’ondata di Covid. “Gli affari di Foxconn a Shenzhen, in Cina, sono stati sospesi dal 14 marzo in conformità con la nuova politica Covid-19 del governo locale”, ha affermato la società taiwanese in una nota.

Il lockdown imposto a Shenzhen, una delle maggiori città della Cina, hub della tecnologia dove hanno sede giganti come Huawei e Tencent, rischia di bloccare ulteriormente le catene di approvvigionamento globale già messe a dura prova dalla pandemia. Shenzhen, città confinante con Hong Kong che è il fulcro del settore tecnologico cinese e delle industrie manifatturiere elettroniche, ha uno dei più grandi porti del mondo.

Il lockdown imposto dopo che sono risultate positive al Covid 66 persone costringerà a restare a casa 17 milioni di abitanti. Solo i supermercati, i mercati agricoli, le farmacie, le strutture mediche e i servizi di consegna espressa saranno autorizzati a rimanere aperti.

Già nella tarda primavera dell’anno scorso l’epidemia a Shenzhen aveva bloccato le operazioni portuali e causato un forte picco nei tassi di spedizione globale contribuendo a far salire i prezzi delle merci importate negli Stati Uniti e altrove. La Cina ha cercato da allora di mantenere i porti operativi richiedendo a molti lavoratori di vivere al porto per blocchi di settimane.

Ma la politica di tolleranza zero adottata dal Paese, che prevede la chiusura totale delle città più popolose anche solo in presenza di poche decine di casi per fermare la trasmissibilità della variante Omicron, ha generato nei produttori preoccupazioni per un’altra serie di chiusure nelle fabbriche e nei porti cinesi.

Eventuali ulteriori interruzioni della catena di approvvigionamento globale arriverebbero così in un momento particolarmente difficile per le aziende, che stanno lottando con l’aumento dei prezzi delle materie prime e delle spedizioni insieme a tempi di consegna prolungati e carenze di lavoratori.

Shenzhen è oggi una metropoli che produce il terzo Pil più alto, dopo Shanghai e Pechino, tra le città cinesi. Lo sviluppo della citta si è concretizzato, fino al primo decennio del 21esimo secolo, nella costituzione di un hub manifatturiero e ora Shenzhen è diventato un vero e proprio hub tecnologico, grazie anche alla vicinanza con Hong Kong.

Quattro tra le più note aziende cinesi nel settore tech e telecomunicazioni hanno il proprio quartier generale a Shenzhen: Huawei, Tencent – la casa madre di WeChat, ZTE e DJI – azienda leader nella produzione di droni per il mercato consumer.

E si tratta solo di una fetta delle 70.000 imprese impegnate nella produzione di tecnologie, che complessivamente producono il 40% del Pil della metropoli. L’amministrazione locale preme l’acceleratore su questo sviluppo tecnologico reinvestendo il 4,1% del Pil in attività di ricerca e sviluppo, una cifra pari a due volte la media nazionale. Questo è valso a Shenzhhen l’appellativo di Silicon Valley cinese, dove startup specializzate nel segmento hardware possono crescere rapidamente grazie ad una catena di approvvigionamento più corta, e quindi più efficiente.

AGIImmagine: operai della fabbrica di Pegatron, fuori Shanghai, che produce iPhone per Apple (Qilai Shen/Bloomberg)

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