La guerra in Ucraina scatena il panico e parte il razionamento nei supermercati

Catene di messaggi su Whatsapp e foto di cartelli allarmanti stanno convincendo gli italiani a fare scorte di cibo. La prima avvisaglia è stata quella di Sassari, dove diversi punti vendita sono stati letteralmente svuotati di beni di prima necessità a lunga conservazione e delle forniture d’acqua. Le maggiori testimonianze arrivano sulla vendita di olio di girasole, limitata a causa del conflitto scoppiato in Ucraina, grande produttore di mais e grano. Un avviso, riferisce il sito greenme, che è stato lanciato anche dall’Associazione spagnola dei distributori, che ha annunciato il limite di vendita di olio di girasole a causa di «comportamenti atipici dei consumatori che si sono verificati nelle ultime ore». La psicosi è quindi internazionale.

Altro esempio è quello dei punti vendita di Coop.Fi di Caserta, dove è iniziata una vendita razionata di alcuni alimenti: «Al momento non emerge alcun rischio relativo alla mancanza di prodotti nei propri supermercati a causa della guerra in corso in Ucraina. Tuttavia, alla luce di diversi episodi di accaparramento che si sono verificati nei punti vendita Coop.fi da parte di alcuni operatori commerciali, la Cooperativa ha deciso di mettere un limite all’acquisto di 4 pezzi per carta socio per olio di semi di girasole, farina e zucchero. Prodotti di largo consumo quotidiano. Una decisione che vuole tutelare da eventuali rischi speculativi tutti i soci e clienti che ogni giorno fanno la spesa nei punti vendita Coop.fi».

A tutto ciò si unisce l’allarme per la protesta degli autotrasportatori, che già negli scorsi giorni avevano bloccato i loro tir causando alcune problematiche logistiche ai supermercati: «Gli autotrasportatori in questo momento non sono in grado di lavorare, manca intanto il prodotto, il gasolio, in tutto il circuito extra-rete probabilmente per questioni di mera speculazione di mercato. Quindi non hanno il prodotto da mettere nei serbatoi e spesso e volentieri devono fermare i veicoli proprio per impossibilità a lavorare». La spiegazione è di Giuseppe Tagnocchetti, coordinatore di Trasportounito, che approfondisce i motivi dello stop annunciato a partire da lunedì prossimo, 14 marzo, del servizio delle aziende a livello nazionale. Non uno sciopero ma «causa di forza maggiore». La sospensione «si è resa inevitabile – sottolinea una lettera inviata da Trasportounito alla Presidenza del Consiglio, al Ministro e al Vice Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili e al Presidente della Commissione di Garanzia in Scioperi, anche per tutelare le imprese e impedire che le esasperate condizioni di mercato, determinate dal rincaro record dei carburanti, si traducano in vantaggi per altri soggetti».

Il Tempo

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