Francesco Borgonovo: a medici e infermieri guariti è proibito tornare al lavoro

Molti no vax sospesi si sono infettati e ora hanno il pass. Però Regioni e Ordini professionali pretendono che si facciano l’iniezione «per dare l’esempio». Strategia masochistica favorita dalle confuse norme del governo.

La sensazione è che, a livello istituzionale, nessuno abbia tenuto conto di un particolare forse non del tutto irrilevante: dal Covid si può guarire, e si guarisce piuttosto di frequente. I legislatori erano così tanto impegnati a rendere la vita difficile ai no vax che si sono dimenticati di fare chiarezza sul rientro al lavoro di quanti, fra i suddetti non vaccinati, contraggono la malattia e la superano. Come noto, infatti, alcune categorie professionali sono obbligate all’iniezione, pena la sospensione dal servizio. L’imposizione vale per i medici, gli infermieri, il personale sanitario di ogni ordine e grado, gli insegnanti, le forze dell’ordine: niente puntura, niente lavoro. Ma ecco spuntare la fatale domanda: e i guariti? I cosiddetti no vax che si sono presi il coronavirus, lo hanno superato e dunque sono entrati in possesso del super green pass (valido sei mesi) possono rientrare al lavoro oppure no?

La questione sembra abbastanza semplice da risolvere, ma sta creando problemi un po’ dappertutto. Di conseguenza ogni categoria agisce per conto suo, con differenze notevoli di orientamento fra Regione e Regione. Da un paio di giorni, tanto per fare un esempio, in Trentino Alto Adige è in corso una discussione rovente. Come ha riportato il quotidiano L’Adige, nella Regione «oltre 1.200 dipendenti, tra ospedali e Rsa, sono attualmente sospesi dal servizio perché non sono vaccinati. Un numero rilevante vorrebbe ora rientrare in servizio perché nel frattempo si è infettato ed è guarito, ma in provincia di Bolzano le porte per loro restano chiuse». Già: la provincia autonoma, nella persona dell’assessore alla Sanità, Thomas Widmann, ha optato per la linea dura: il no vax guarito non può tornare in servizio.

A poca distanza, tuttavia, si comportano in maniera diversa: in Trentino i guariti possono rientrare. Maria Grazia Zuccalli, dirigente dell’Azienda sanitaria, è stata chiara: «Noi li consideriamo come tutta la popolazione: una volta guariti, non possono essere vaccinati, devono aspettare dai 30 ai 60 giorni, quindi noi intendiamo mantenere questa regola, li riammetteremo al lavoro, ma raccomandando loro la vaccinazione, passati i 60 giorni dalla guarigione». Stessa scelta nella provincia di Milano: gli iscritti all’Ordine dei medici lombardo, qualora si contagino, non devono fare altro che comunicare il risultato del test positivo, e una volta guariti vengono riammessi in servizio, anche se saranno comunque tenuti a vaccinarsi allo scadere dei sei mesi di validità del green pass da guarigione.

All’apparenza, si tratta di una scelta di estremo buon senso: come noto, medici e infermieri in Italia non abbondano. Molti di loro, per evidenti motivi, continuano a contagiarsi e sono costretti a rimanere in quarantena. Per quale motivo, dunque, si dovrebbe rinunciare all’apporto di personale guarito che può addirittura contare su una immunità naturale probabilmente più resistente di quella prodotta dal vaccino?

A quanto risulta, però, questo approccio non piace proprio a certi rappresentanti dell’Ordine dei medici. «Pensare di poter esercitare solo perché si ha avuto una immunizzazione per infezione non è sufficiente», ha dichiarato Marco Ioppi, presidente dell’Ordine dei medici trentino. «Dal punto di vista clinico», ha aggiunto, «sarebbe sufficiente che ci fosse un’immunizzazione per non essere di pericolo per i pazienti. Dal punto di vista giuridico la situazione è diversa in quanto la legge dice che il sanitario si deve vaccinare. I medici no vax reintegrati perché guariti dal Covid non sono certo un buon esempio». Chiaro: l’importante è dare l’esempio e punire i no vax, mica avere più personale utilizzabile…

Analogo pasticcio per quanto riguarda gli infermieri, categoria tra le più provate dall’emergenza. In Trentino, come detto, i non vaccinati guariti possono tornare all’opera (ne sono rientrati 23). Ma il presidente dell’Ordine degli infermieri regionale, Daniel Pedrotti, non è affatto contento: «Non sono certo esempi positivi dal punto di vista deontologico», ha dichiarato al Dolomiti. Di nuovo, sembra che si preferisca l’approccio «punitivo» a quello realistico. In corsia c’è bisogno come il pane di forze fresche, perché rinunciare ai guariti? O, vista da una prospettiva complementare: perché obbligare chi è appena guarito a vaccinarsi a stretto giro, cosa non proprio salutare?

Secondo il portale per infermieri Nurse 24, il problema sta a monte, cioè nelle norme. La piattaforma del governo che fornisce informazioni sull’obbligo vaccinale e il super green pass «non presenta la voce “guarito”, quindi i sanitari che non hanno effettuato la terza dose perché sono stati positivi potrebbero ricevere il sollecito da parte dell’Ordine ad adempiere all’obbligo vaccinale». Ecco il punto: la responsabilità di gestire la delicatissima matassa è stata affidata agli ordini professionali. Sono loro a dover verificare l’adempimento dell’obbligo, sempre loro a decidere sulle sanzioni e sugli eventuali reintegri. Secondo alcuni ordini, il rientro dei guariti dovrebbe essere automatico, ma non tutti la vedono alla stessa maniera.

Per altre professioni sembra che la situazione sia differente. Spiegano alcuni sindacalisti di settore che gli insegnanti non vaccinati, se contraggono il Covid e guariscono, possono tornare in classe perché entrano in possesso del super green pass. Lo stesso dovrebbe valere per le forze dell’ordine, anche se almeno una sigla sindacale ci fa sapere che, fra i loro iscritti, non si è ancora presentato alcun caso simile.

Il problema principale, in ogni caso, riguarda il personale sanitario, e soprattutto i medici. Nell’ultima settimana la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha già inviato varie comunicazioni con tonalità diverse. Sulle prime, la Fnomceo aveva fatto capire che i dottori non vaccinati guariti sarebbero potuti tornare regolarmente al loro posto. Ma il 25 gennaio il presidente, Filippo Anelli, ha inviato una circolare di segno opposto. Nel testo si specifica che al sanitario già sospeso «potrà essere cancellata la sospensione solo quando fornisca dimostrazione di aver concluso almeno il primo ciclo vaccinale […] non essendo sufficiente il certificato di differimento del medico di medicina generale». Stando a questa circolare, il sanitario no vax che è stato sospeso dall’Ordine (perché non ha ottemperato all’obbligo) anche se guarisce dal Covid non può tornare al lavoro. Paradossalmente, il medico guarito può andare al ristorante e al bar (perché ottiene il super green pass), ma non in ambulatorio: se vuole tornare a visitare, deve prima effettuare il ciclo vaccinale.

Che senso ha una decisione di questo tipo? Nessuno, evidentemente. Ma, a quanto risulta, questo è il volere del ministero: «La comunicazione che abbiamo ricevuto è frutto di un parere che la Federazione e le aziende hanno chiesto al ministero competente e all’Avvocatura dello Stato», dice Marco Ioppi dell’Ordine trentino. «Noi dovremmo, a questo punto secondo queste direttive, andare a sospendere nuovamente quelle persone che nel frattempo avevano ottenuto la reintegrazione».

Persino ai vertici della Fnomceo – certo non sospettabili di simpatizzare per i no vax – le indicazioni governative devono avere suscitato alcune perplessità. Anzi, dalla direzione nazionale lo dicono esplicitamente: loro sarebbero favorevoli al rientro dei guariti. E infatti giusto ieri Anelli ha firmato una ulteriore circolare, più interlocutoria. «In tema di sospensioni per inadempimento vaccinale dei sanitari», recita il nuovo testo, «la fattispecie di cui trattasi non trova riscontro puntuale nella normativa […]. Sulla delicata questione in oggetto sono in corso contatti con il ministero della Salute per l’approfondimento dell’applicazione della normativa di riferimento e delle relative circolari ministeriali. Nelle more è tenuto conto delle obiettive difficoltà operative degli Omceo (gli Ordini professionali, ndr), con particolare riguardo a quelli che già avessero adottato provvedimenti di sospensione/revoca della sospensione nei confronti dei propri iscritti, si suggerisce di procedere all’applicazione della norma in esame in coerenza con le decisioni già adottate».

In buona sostanza, siamo di fronte a un bel guazzabuglio. Il decreto del governo tradotto in legge un paio di giorni fa non è chiaro sulla sorte dei «no vax guariti», dunque gli ordini si sono adattati come potevano o ritenevano giusto. Qualcuno ha riaccolto i renitenti alla puntura, altri hanno usato il pugno di ferro. Ora si attendono indicazioni più specifiche da parte del ministero. Nel frattempo, però, ci sono professionisti perfettamente sani che non possono lavorare mentre nei reparti e negli ambulatori il personale manca. L’ennesimo capolavoro.

di Francesco Borgonovo – La Verità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.