Covid: il mondo scioglie le catene, l’Italia le accorcia

Addio restrizioni in Danimarca e niente più lockdown per i renitenti in Austria. Il Belgio annulla le chiusure a scuola e l’Olanda prepara la svolta. Roberto Speranza invece si limita a non chiedere il tampone a chi arriva dall’Ue.

Convivere con la variante Omicron si può. In Europa si stanno allentando un po’ dappertutto le restrizioni delle libertà personali come unico modo di arginare il Covid. E dove ancora i governi tentennano, come in Svizzera e in Francia, crescono le proteste. In controtendenza l’Italia, che con il green pass rafforzato e le nuove limitazioni che scattano da martedì 2 febbraio rischia un brusco stop della ripresa economica. Secondo l’Oms siamo secondi in Europa per nuovi casi e morti nell’ultima settimana, ma siamo anche il Paese più anziano con il 22,8% della popolazione che ha più di 65 anni (fonte: Eurostat) e sicuramente abbiamo la classe di governo più fobica del Vecchio continente. Guardando oltre confine, si capisce già che con la nuova stretta della ditta Speranza, per il turismo si profila un colpo di grazia e rischiamo di rimanere da soli. Unica piccolissima eccezione, nella serata di ieri, l’ordinanza del ministro Roberto Speranza che ha stabilito per i viaggiatori provenienti dai Paesi dell’Unione europea che sarà sufficiente il green pass (non servirà più il tampone).

L’ultimo segnale positivo, non nel senso dei contagi, arriva dalla Danimarca, che ieri ha deciso di eliminare quasi tutte le restrizioni contro la pandemia cinese per la fine di gennaio, con la motivazione ufficiale che il Covid non sarebbe più una malattia «socialmente critica». Il ministro della Salute, Magnus Heunicke, lo ha messo per iscritto in una comunicazione inviata alla commissione epidemiologica del Parlamento. Anche se in Danimarca i contagi continuano a salire di giorno in giorno, la nuova ondata di Covid non ha messo in difficoltà gli ospedali e l’affollamento delle terapie intensive resta sotto i livelli di guardia. Nel Paese scandinavo, oltre l’80% della popolazione è vaccinata con le prime due dosi, e il 60% ha già ricevuto il booster (in Italia le percentuali sono rispettivamente all’82% e al 52%). Dal primo febbraio sono dunque attesi il via libera a tue le attività commerciali e l’addio alle mascherine obbligatorie.

Buone notizie per i non vaccinati arrivano dall’Austria, dove viene revocato il lockdown in vigore da metà novembre. Il nuovo cancelliere Karl Nehammer, senza far troppe parole, ha spiegato ai suoi cittadini che d’ora in poi «la priorità assoluta è di limitare il più possibile le restrizioni e il lockdown per i non vaccinati, uno dei provvedimenti più restrittivi». «La situazione negli ospedali ci consente di terminarlo», ha concluso il cancelliere. L’Austria viaggia su una media di 30.000 nuovi casi al giorno e nelle prossime due settimane il governo si attende che si possa arrivare anche a quota 40.000, ma anche se è stata la prima nazione europea a introdurre l’obbligo di vaccinazione continua a guardare ai sintomatici gravi e non ai positivi. E sempre da Vienna arriva una notizia che dovrebbe interessare l’Italia: va avanti spedita l’inchiesta della magistratura su una fornitura di mascherine cinesi da 41 milioni di euro (oltre 11 milioni di dispositivi sarebbero risultati scadenti) sulla quale sarebbero state pagate mazzette.

Nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore, è attesa anche in Olanda la revoca di alcune restrizioni per ristoranti, bar e teatri chiusi a causa della pandemia. Lunedì sera è arrivato sul tavolo del governo il parere degli esperti, secondo i quali nonostante l’aumento dei casi, la variante Omicron determina «un quadro clinico meno grave» della Delta. Il suggerimento al governo è stato quindi quello di autorizzare l’apertura di bar, ristoranti e teatri fino alle dieci di sera. L’Aia è in lockdown dal 19 dicembre ed è tuo chiuso: scuole, negozi non essenziali, ristoranti (tranne l’asporto), palestre, parrucchieri. La severità mostrata dal premier Rue ha dato la stura a proteste di piazza con parecchi scontri con la polizia, che ad Amsterdam è stata accusata di eccessiva durezza. In Olanda, dove i no vax sono forti per tradizione, il 77% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, il 72% è a quota due ma solo il 39% ha fatto il booster.

E ieri sera è arrivata l’ennesima conferma della tendenza all’allentamento delle misure anche dal Belgio, che ha revocato le chiusure scolastiche. Da mercoledì prossimo, il governo ha deciso che la conta degli studenti positivi, con relativa ricostruzione spasmodica di tutti i contatti avvenuti tra studenti, non fermerà più l’attività didattica in presenza. Insomma, con buona pace dei nostri Roberto Speranza e Patrizio Bianchi, solo i ragazzi che mostreranno sintomi Covid dovranno restare a casa.

E se la Svezia, a lungo assai «tollerante» nei confronti del virus, ha appena annunciato che prolungherà di due settimane le attuali restrizioni, come la chiusura di bar e ristoranti alle 23, in Svizzera il governo federale è sotto pressione da parte di tutti i settori produttivi, turismo in testa, che chiedono la fine di misure come quarantene e lavoro da casa obbligatorio. Mentre in Francia, altra nazione dove le proteste sono continue, il governo invece ha scelto la strada dell’allentamento graduale delle restrizioni a partire da febbraio, in cambio dell’entrata in vigore del «passe vaccinal» da lunedì scorso. Almeno discutere, e contrattare, Oltralpe si può.

di Francesco Bonazzi – La Verità

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