[VIDEO] Draghi falsa i dati per crocifiggere i no vax

Il premier, che si scusa per la conferenza stampa tardiva, illustra l’ultimo decreto scaricando ogni colpa sui renitenti all’iniezione: «I problemi li causano loro». Solo che sbaglia i numeri dei ricoveri. Poi dribbla la domanda sul modello inglese, migliore del nostro.

«La gran parte dei problemi che abbiamo derivano dai non vaccinati», la circolazione del virus «mette di nuovo sotto pressione i nostri ospedali in particolare per l’effetto della popolazione non vaccinata». Lo ha detto ieri il presidente del Consiglio, Mario Draghi, durante la conferenza stampa sui provvedimenti decisi dal Consiglio dei ministri del 5 gennaio, che ha varato l’obbligo vaccinale e il super green pass al lavoro per gli over 50. Il messaggio lanciato dagli interventi di Draghi, del ministro della Salute, Roberto Speranza, di quello dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e del coordinatore del Cts, Franco Locatelli, è stato però unanime: il governo c’è e se ci troviamo in mezzo a questa ondata di contagi la colpa è dei no vax. Anzi, dell’omino rosso che identifica i non vaccinati nelle slide dell’Istituto superiore di sanità sui ricoveri.

Nella foga di dare la colpa ai non vaccinati, anche il premier, però, si è confuso proprio con quei numeri che hanno portato il governo ad adottare l’ultimo decreto: «Le terapie intensive», ha detto Draghi, «sono occupate per due terzi dai non vaccinati e anche le ospedalizzazioni vedono le stesse percentuali come poi vi dirà il ministro Speranza». Il quale però poco dopo ha confermato le parole del «capo» solo in parte: «L’ultimo decreto è per far fare un passo avanti importante al nostro Paese: oggi siamo all’89,4% di over 12 con prima dose. Sono non vaccinati poco più del 10% over 12 che occupa i due terzi di posti in intensiva e il 50% dei posti letto in area medica». E quindi non due terzi anche sui ricoveri come aveva detto qualche minuto prima il presidente del Consiglio. «Su 100.000 persone ci sono 23,2 persone che vanno in intensiva e sono i non vaccinati. Quando si va ai vaccinati con due dosi da più di 4 mesi, il dato passa da 23 a 1,5, quindi crolla clamorosamente e scende a 1 quando la vaccinazione avviene in ciclo primario entro 4 mesi e col booster si va a 0,9, secondo un grafico Iss», ha poi aggiunto il ministro.

Al netto della piccola confusione sui numeri (per altro aggiornati al 12 dicembre, quindi un po’ vecchio), resta il fatto che per Palazzo Chigi il vero nemico da sconfiggere è quell’omino rosso delle slide. Perché «dove ci sono meno no vax, i colori delle regioni consentono agli italiani di essere più liberi», ha insistito il presidente del Consiglio. Che ha poi messo la firma sulla scelta di tenere aperte le scuole e sottolinea: «Io non decido? Stiamo dimostrando che la scuola aperta è una priorità e questo non è il modo con cui il problema veniva affrontato in passato». E ancora: «Si chiede agli studenti di stare a casa e poi la sera vanno in pizzeria: non ha senso chiudere la scuola prima del resto, non ci sono motivi per farlo. I ragazzi nel pomeriggio fanno sport, e vedono gli amici, quindi non ha senso chiudere le scuole». Insomma, «la scuola in presenza è una priorità del governo» e «bisogna respingere un ricorso generalizzato alla Dad» che «crea disuguaglianze destinate a durare», ha aggiunto. Mentre il ministro dell’Istruzione, Bianchi, ha chiarito che «i docenti assenti perché positivi o in quarantena sono il 6%, gli studenti il 4,5%. Stiamo controllando la situazione perché abbiamo operato con attenzione, non siamo stati fermi», mentre i docenti sospesi perché non vaccinati sono lo 0,72%.

Draghi ieri ha deciso di tacere sul Quirinale, stoppando i cronisti ancor prima di sottoporsi alle loro domande, ma ha glissato anche sul confronto con le strategie anti Covid utilizzate negli altri Paesi. Il giornalista del Times gli ha infatti chiesto una riflessione sul perché in Uk il primo ministro Boris Johnson ha deciso di non introdurre nuove restrizioni, mentre l’Italia ha seguito la strada opposta. Riflessione che però non c’è stata: «È molto difficile per me dare giudizi su quello che è successo in Gran Bretagna e sulla politica sanitaria, economica, sociale del primo ministro, ho già gran difficoltà a farlo con le cose che succedono da noi», ha detto Draghi. Che ha comunque chiuso la conferenza stampa con delle scuse per non aver incontrato i giornalisti il 5 gennaio scorso, dopo le decisioni del Consiglio dei ministri: «Ci sono molti motivi di carattere più circostanziale ma c’è stata da parte mia e di altri una sottovalutazione delle attese. Mi scuso e vi prego di considerare questo come un atto riparatorio».

Quanto alle fibrillazioni che hanno accompagnato il via libera all’ultimo decreto, «in una maggioranza molto grande come quella che caratterizza questo governo», ha sottolineato Draghi, «è importante accettare la diversità di vedute, non la mediazione a tutti i costi. Per alcuni provvedimenti però l’unanimità è importante», e deve sempre concretizzarsi «in una soluzione che abbia un senso». Smentite anche le frizioni con il Comitato tecnico scientifico: «Non c’è stata nessuna voce dissonante rispetto alle misure che sono state adottate dal governo», ha detto ieri il coordinatore, Locatelli. Che è stato poi incalzato sulle terapie: «C’è attenzione agli anticorpi monoclonali e ai farmaci antivirali che sono stati sviluppati. Degli anticorpi ve ne è solo uno che mostra attività sulla variante Omicron, gli altri hanno perso di attività ed è il motivo per cui come Cts abbiamo sottolineato l’importanza dell’identificazione della variante prima di procedere alla somministrazione di un determinato farmaco». Quanto ai farmaci antivirali, «il primo disponibile si è dimostrato efficace al 30% a prevenire la progressione della malattia grave, mentre per l’altro, disponibile da marzo, è attesa un’efficacia dell’89%», ha spiegato.

di Camilla Conti – La Verità

 

I vaccinati con due dosi considerati no-vax

Prof. Francesco Vaia, Istituto Spallanzani: «I vaccinati con 1 o 2 dosi stanno riempiendo le terapie intensive al 95% (il 95% del 15%, perché le terapie intensive sono piene al 15%)».

Dimostrazione che i vaccinati con una o due dosi vengono considerati no-vax.

 

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