Dad e test solo per i non vaccinati: è apartheid anche per i bimbi. Che orrore!

Le Regioni chiedono tampone e lezioni online con due positività in classe solo per gli alunni da 5 anni in su senza profilassi. Calpestati diritto allo studio e alla privacy: pure i più piccoli saranno messi alla gogna.

Come previsto, la foga discriminatoria dettata dalla corsa alle vaccinazioni non si ferma, neppure tra i banchi di scuola dei più piccoli. Le parole di Fabio Ciciliano, del Cts, circa le modifiche delle quarantene per chi è entrato a contatto con un positivo, ne sono state il presagio. «Investiranno tutti i vaccinati indipendentemente dalla fascia d’età», aveva riferito pochi giorni fa. Così, i bambini che ancora non hanno porto il braccio, se a contatto con un contagiato, magari la mamma o il papà, sono costretti a perdere giorni di scuola e rimanere chiusi in casa, a differenza dei compagni «immunizzati». Una discriminazione evidente, utile a spingere i genitori a portare all’hub i figli onde evitarne l’esclusione sociale. Ma, non essendoci purtroppo fine al peggio, l’intento discriminatorio è stato messo nero su bianco venerdì scorso, durante la riunione tra il presidente del Friuli Venezia Giulia e capo della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga con i ministri dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e della Salute, Roberto Speranza, nella quale è stata avanzata l’ipotesi di nuove norme pure per quanto riguarda le quarantene degli studenti, alla luce del caos tamponi, impossibili da processare in tempi rapidi, e dell’estensione della profilassi per la fascia 5-11 anni.

La proposta delle Regioni (i governatori sono compatti) è infatti quella di eliminare i test per gli alunni vaccinati in caso di presenza di uno o più positivi in classe, prevedendo nel caso di doppio contagio solo l’autosorveglianza (cinque giorni) per i ragazzi vaccinati e la quarantena di dieci giorni con Dad e test al termine dell’isolamento per i non vaccinati, compresi i bambini delle elementari e prima media. Negli asili resterebbe la quarantena di dieci giorni per tutti con tampone con un solo caso positivo.

Come promesso da Bianchi quindi, niente Dad: ma solo per chi corre all’hub. L’ipotesi proposta dalle Regioni riesce in un colpo solo a calpestare il diritto allo studio e quello alla privacy. Infatti, gli studenti costretti a stare a casa e seguire le lezioni da dietro allo schermo sarebbero inevitabilmente penalizzati dal punto di vista didattico e relazionale. Anche il più strenuo difensore della didattica a distanza, infatti, non può negare l’impoverimento dell’insegnamento e dell’apprendimento non in presenza. L’assenza degli alunni, riconducibile alla mancata iniezione, poi, sarebbe evidente agli occhi dei compagni e dei maestri, con tanti saluti alla riservatezza che, almeno finora, era un diritto garantito a chiunque. Non solo dita puntate contro i non vaccinati adulti, accusati di essere responsabili dei contagi e soggetti a una campagna di denigrazione a tratti ormai quasi grottesca, utile a coprire i disastri governativi nell’arginare la pandemia; ora la gogna tocca pure ai più giovani, fin dalle elementari. Pensare infatti che i piccoli non «immunizzati» e i loro genitori non saranno additati come irresponsabili untori dagli altri compagni di classe e familiari, ben aizzati da virostar, media e istituzioni, è semplicemente ingenuo.

La mossa delle Regioni, ben vista dai ministri Bianchi e Speranza, ha infatti come scopo la crescita delle vaccinazioni tra under 12, che è ancora molto lenta. Stando ai dati di ieri, ad avere ricevuto almeno una dose nella fascia 5-11 sono in 311.899, ovvero l’8,53% della platea, mentre ad avere ricevuto anche il richiamo sono solo 320 bambini, lo 0,01%. Più che corsa all’hub servirebbe un tracciamento massivo, mai avviato a livello nazionale. A tal proposito, dal 7 al 9 gennaio, l’Abruzzo ha programmato una campagna di screening in tutte le scuole, posticipando la riapertura al giorno 10.

Ma, nonostante i tanti dubbi circa la puntura ai più piccoli i genitori sono sempre più sotto pressione: da quando ricominceranno a suonare le campanelle, tra il 7 e il 10 gennaio a seconda dei territori, per tantissimi sarà il caos. Con la corsa veloce di Omicron, in molte classi ci saranno casi di positività. I bimbi delle elementari non vaccinati dovranno rimanere chiusi in casa con tutti i disagi conseguenti per i genitori, costretti a chiedere permessi a lavoro o destreggiarsi tra smartworking e cura dei bimbi, in casa 24 ore su 24. Ma c’è anche un altro elemento da tenere bene in considerazione. Dal 10 gennaio scatta l’obbligo di super green pass (ottenibile esclusivamente con puntura o guarigione) per salire su tutti i mezzi di trasporto (mai adeguatamente potenziati per evitare affollamenti). Gli studenti più grandi, quindi, saranno costretti a vaccinarsi se non vogliono raggiungere la scuola a piedi o in bici, eventualità impossibile per chi abita lontano. Un ricatto a più livelli: se non ti vaccini, puoi raggiungere la scuola ogni mattino solo con i tuoi mezzi. Sempre che non ci siano due positivi (magari vaccinati). In quel caso, in punizione segregato in casa per 10 giorni. Ma anche per i giovani che quest’estate sono corsi all’hub durante gli open day la fregatura è dietro l’angolo. Infatti, con la riduzione della validità del pass a sei mesi, gli adolescenti che hanno completato il ciclo vaccinale entro il 31 luglio dal primo febbraio avranno il lasciapassare scaduto senza poter fare il booster, riservato agli over 16. Ma dato l’andazzo, anche per questo cortocircuito la colpa sarà rifilata in modo fantasioso ai no vax.

di Irene Cosul Cuffaro – La Verità

Un pensiero su “Dad e test solo per i non vaccinati: è apartheid anche per i bimbi. Che orrore!

  • 2 Gennaio 2022 in 10:22
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    Quando si prenderanno iniziative giudiziarie di restrizione nei confronti di ” amministratori ” pubblici – dalle più alte cariche in giù – per danni incommensurabili arrecati al popolo e al paese da troppi mesi ormai ???

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