Testimonianza di una prof milanese che rifiuta il vaccino: sarò sospesa ma non cambio idea

«Io non rispetterò l’obbligo vaccinale e sarò sospesa la prossima settimana». L.F. è un’insegnante di matematica e scienze in una scuola media del Milanese ed è tra quei docenti che non si è sottoposta alla vaccinazione anti-Covid né intende farlo anche a costo della sospensione dal lavoro, come da obbligo introdotto col decreto del 26 novembre per alcune categorie lavorative, tra cui il personale scolastico e le forze dell’ordine, si legge su Askanews.

«La mia dirigente ha rispettato quello che prevede la legge e ieri [15 dicembre, ndr] non ha inviato una mail ma, se vogliamo, ha colpito di più nel segno, perché ha preparato una lettera con oggetto ‘Obbligo vaccinale’ in cui c’è scritto che è diventato requisito essenziale per l’insegnamento il vaccino e che abbiamo 5 giorni di tempo per metterci in regola, superati questi 5 giorni ci sarà la sospensione – racconta l’insegnante – Solo che poi ha chiesto la firma e io l’ho firmata ma credo che con quella lettera abbia modificato un rapporto in essere tra me e lei che non prevedeva l’obbligo vaccinale».

Per L.F., 43 anni, quello di quest’anno è il primo anno da insegnante di ruolo dopo aver vinto il concorso per docenti in discipline Stem, un anno di prova «che sto buttando all’aria così» lamenta senza recedere dalla sua posizione al pensiero dei rischi che corre e fa correre ai suoi studenti o colleghi. «Avevo mandato prima del 15 una lettera alla preside chiedendo che non venisse modificato unilateralmente il mio contratto perché la legge dice una cosa, ma io ho firmato un contratto prima della legge che non può essere retroattiva. Ovviamente la mia lettera è stata totalmente ignorata e il 15 mi hanno mandato questa lettera che forse non avrei dovuto firmare».

A questo punto «martedì verrò regolarmente a scuola con il mio solito green pass base ma verrò allontanata: non so se mi lasceranno entrare e poi, a seguito di un controllo, mi verranno a chiamare in classe oppure bloccheranno direttamente all’ingresso, in ogni caso farò firmare un foglio con cui metto nero su bianco che io mi allontano contro la mia volontà dalla scuola». Rivendica di aver «sempre fatto i tamponi ogni 48 ore, sempre di sera in modo da potermi fermare regolarmente a scuola fino a tardi» e di non essersi «ribellata a questo sistema del tampone come altri miei colleghi, perché, dopo un anno e mezzo di Dad, i ragazzi sono davvero sbandati e ho voluto fare qualcosa per questa umanità».

Le difficoltà della scuola durante il lockdown sono ormai cosa nota anche a chi con la scuola non ha a che fare, e ora come se non bastasse si aggiunge anche la tegola degli insegnanti no vax. In questo istituto dell’hinterland milanese, per esempio, L.F. non è l’unica a rifiutare il siero: «Due giorni fa ho scoperto in consiglio che una collega, che da quattro anni insegna in questa scuola, ha salutato tutti piangendo perché, per una scelta personale, non si è vaccinata e quindi sarà sospesa». E se le si chiedono le ragioni per cui rifiuta il vaccino dà le solite motivazioni ripetute dai no vax in questi mesi: «Io mi sono informata in questo anno e mezzo e ho visto che c’erano posizioni discordanti: c’era chi spingeva alla vaccinazione alla cieca come se fosse una fede senza porsi domande – articola – Io non dico che il virus non esista, che non ci siano stati i contagi o che la malattia non esista, però si poteva gestire diversamente. Perché non si è investito sulle cure alternative come il plasma o le monoclonali? Investire sulle cure non significa fare del bene come investire sul vaccino?».

Parla anche della mai dimostrata «tossicità della proteina Spike di cui si parla da 20 anni» e di un bombardamento mediatico che avrebbe reso pesante l’atmosfera anche a scuola: «L’atmosfera non è delle migliori perché hanno davvero diffuso la paura – dice – io vedo molti colleghi impauriti al di là dell’età perché, dal mio punto di vista, è stato fatto un bombardamento a tappeto su virus, contagio, malattia, morti e sono tutti terrorizzati e tutti parlando dando per scontato che siamo tutti vaccinati», conclude Askanews.

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