Maurizio Belpietro: «Segregati 8 milioni di italiani»

Niente ristoranti, bar, cinema, concerti, stadi, sci per chi non si è fatto l’iniezione. Lasciapassare necessario anche per trasporti locali e regionali. Istituito un comitato per fare i controlli. Tutto in nome del dio vaccino. Sul quale però molti scienziati hanno dubbi. Obbligo esteso a insegnanti e forze dell’ordine. Ma tra gli agenti già serpeggia la rivolta.

Per i talebani del vaccino, il mondo è diviso in due: da una parte i sì vax, quelli che si sono sottoposti all’iniezione e che dunque hanno acquisito ogni diritto, compreso quello di sentirsi superiori e persino più intelligenti di chi ha rifiutato il siero; dall’altra i no vax, una minoranza che con argomenti stupidi, quasi sempre frutto di ignoranza, mette a rischio la libertà dei sì vax, i loro interessi economici e sociali, e perfino la loro salute. Stando così le cose, per i talebani non esiste altra soluzione se non quella di privare dei diritti civili tutti i renitenti al vaccino, limitandone la libertà di movimento, cominciando dal lavoro per finire agli aspetti ordinari di vita quotidiana. Qualcuno, più talebano di altri, vorrebbe anche far pagare le cure ai non vaccinati o, peggio, toglier loro la copertura garantita dal Servizio sanitario nazionale che, ricordiamo, è assicurata a spese della collettività perfino ai clandestini e a chiunque non sia in grado di pagarsela. Tutto ciò è alla base della decisione di inasprire il green pass istituendo un super green pass, per impedire che i non vaccinati possano accedere ad una serie di servizi anche se, grazie al tampone, sono in grado di dimostrare di non essere contagiosi.

Peccato però che, a differenza di quanto credono i pasdaran del vaccino, il mondo non sia diviso in due, con da una parte le persone civili, colte e informate, e dall’altra una banda di cretini, disinformati, ignoranti, arroganti e violenti. Il mondo è più variegato ed è fatto di persone intelligenti e documentate dall’una e dall’altra parte, con argomenti validi e concreti su entrambi i fronti, ma in mezzo c’è una maggioranza rumorosa di persone che non sa nulla e recita a ripetizione – anche se ha una laurea in medicina – alcuni dogmi. Ma l’arroganza con cui la maggioranza rumorosa pro green pass e vaccino mette a tacere qualsiasi dubbio e ogni obiezione è una contraddizione in termini. Perché chi si fa scudo con la conoscenza, vantando le proprie competenze e bollando come sciocchezze le altrui argomentazioni, dimentica che la scienza si nutre di domande e non di certezze. E chi si interroga osservando dati contraddittori, non è necessariamente uno stupido o un pazzo.

Dunque, quando sento Roberto Burioni dispensare dall’alto della sua cattedra pillole di disprezzo, mi domando se sia un professore o un piazzista. Da docente, egli ha i propri convincimenti e ciò è legittimo. Un po’ meno legittimo è che tratti tutti dall’alto in basso, come se non fossero degni neppure di aprire bocca. Non sto a ricordare le sciocchezze che proprio Burioni disse all’inizio della pandemia, quando rassicurava tutti sostenendo che non c’era motivo di preoccuparsi. Però alle sue certezze oppongo le parole di Mahew Memoli, direttore del Dipartimento degli studi clinici dei National institutes of health, ovvero dell’apparato degli istituti di ricerca scientifica degli Stati Uniti, da cui transitano dati clinici che non sono a disposizione di tutti. Memoli qualche giorno fa ha detto che «il modo con cui stiamo usando i vaccini è sbagliato» e lo ha scritto anche ad Anthony Fauci, spiegando che la vaccinazione obbligatoria è «straordinariamente complicata». Memoli ha una lunga carriera, è da 16 anni ai Nih e ha di recente ricevuto un premio proprio per gli studi sul Covid. Il suo mestiere consiste nello sperimentare i vaccini, contribuendo alla loro creazione. Può essere considerato uno stupido, un terrapiattista, uno che crede che con il siero iniettino un chip per consentire alle multinazionali di controllarti? Ovvio che no. E tuttavia Memoli ha molti dubbi. I suoi figli hanno tutte le vaccinazioni infantili classiche, ma sul farmaco anti Covid, da ricercatore, manifesta le sue perplessità, in quanto non si tratta di un vaccino sterilizzante, cioè non interrompe i contagi e non ha quella ricaduta sociale che ci si attendeva a tutela delle persone fragili e anziane. Con la conseguenza che anche gli immunizzati si contagiano, finiscono in terapia intensiva e, ahinoi, possono perfino morire. Memoli per questo è da considerarsi un folle o un cretino? Un invasato che si è fatto contagiare dalle teorie anti vaccini? Certo, tutto può essere, anche che Burioni sia più folle di Memoli. Tuttavia, Christine Grady, capo del dipartimento di bioetica del Centro clinico dei National institutes of Health, ha autorizzato per il primo dicembre un seminario sui temi discussi da Memoli, a cui parteciperanno duemila dipendenti dei Nih. «C’è molto dibattito sui vaccini all’interno dei National institutes of health», ha spiegato, per giustificare l’appuntamento, David Wendler, bioeticista senior dei Nih che è alle strette dipendenze di Christine Grady, moglie di Anthony Fauci.

Ecco, in America si discute, senza dividere il mondo in due. Si discute anche in Gran Bretagna, in Svezia, in Germania, dove lavora Gunter Kampf, il professore che su Lancet ha demolito la teoria dell’epidemia di non vaccinati. Pazzo anche lui? Si è sani e intelligenti solo se ci sia chiama Burioni, Abrignani o compagni? Forse ha ragione Maria Rita Gismondo, la quale due giorni fa si chiedeva se certe prese di posizioni dogmatiche di alcuni presunti esperti non abbiano ottenuto l’effetto contrario che si prefiggevano, alimentando fanatismi che una volta smentiti creano confusione e sfiducia. Senza i talebani, probabilmente non assisteremmo allo scontro in atto fra sì vax e no vax, ma soprattutto noi non registreremmo «la delusione o il rigetto verso misure importanti quali la vaccinazione». Da ricovero anche la Gismondo?

Maurizio BelpietroLa Verità

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