No green pass, leader IoApro: fascisti? «No la misura è colma»

“Spiace che Biagio sia finito in mezzo a questa cosa, vedremo le accuse, io sono contro la violenza, ma i cittadini si stanno arrabbiando sempre di più, la misura è colma“. Umberto Carriera, imprenditore pesarese, leader del movimento ‘Io Apro’, che raccoglie “circa 100mila aderenti, che lavorano nella ristorazione”, da sempre contrari alle misure restrittive anti-covid dei vari dpcm del governo Conte e ora in prima fila contro il green pass, commenta così, con l’AdnKronos, l’arresto a Roma di Biagio Passaro, altro volto noto di ‘Io Apro’ che, sul suo profilo Facebook, aveva inneggiato all’attacco alla sede della Cgil.

“Certo che noi ieri eravamo in piazza a Roma, a piazza del Popolo, ma la nostra protesta è stata pacifica, eravamo 50mila, partite iva e studenti che dicono no al green pass”, dice Carriera, finito lui stesso al centro delle polemiche per la protesta inscenata, a fine luglio scorso, sotto casa del sindaco dem di Pesaro, Matteo Ricci che lo aveva accusato di “una intimidazione da squadristi”.

Carriera non esita a condannare le violenze della serata di sabato: “Ci dissociamo, non era il nostro obiettivo quello di rompere tutto”. Poi spiega che “ognuno si deve assumere le sue responsabilità, anche Biagio che è adulto e pure vaccinato”, dice ancora riferendosi all’amico arrestato. “Ma – avverte – accusarci di essere fascisti e squadristi è troppo, non siamo fascisti, e non lo è Biagio, è pure un padre di famiglia, il fascismo è stata una brutta pagina della storia, appartiene al passato”. “Certo – nota – cittadini si stanno arrabbiando sempre di più, mi pare assurdo che, con l’80% di italiani vaccinati, serva ancora il green pass, che non c’è in quasi nessun altro paese”.

Carriera, lo scorso gennaio, alla fine del governo Conte II, era stato ospite di una diretta di Matteo Salvini, in cui il segretario della Lega aveva indossato i panni del giornalista, invitando l’imprenditore trentenne, proprietario di sei ristoranti, a raccontare le iniziative di resistenza passiva all’obbligo di chiusura dei suoi locali, garantendo il sostegno della Lega. “Salvini – racconta all’AdnKronos Carriera – l’ho pure risentito, è venuto a Pesaro, ma non è riuscito però a impedire il green pass, d’altra parte mi pare che la Lega sia spezzata, Giorgetti è a favore del green pass e delle misure severe nei nostri confronti“. “Ma – conclude – Salvini almeno ci ha provato a sentire le nostre ragioni, a tutelarci”.

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