Siamo arrivati al divieto d’opinione: dove sono finiti gli «antifascisti»?

«Ai giornalisti e agli intellettuali non è più consentito ragionare su green pass e dosi: devono limitarsi a fare propaganda, lodando qualunque scelta. Chi osa avere dubbi viene bollato come «no vax» ed emarginato» si legge su La Verità di oggi, ma si può aggiungere anche indagati: Antonio Ferrero, responsabile di questa testata, è indagato; un pensionato cremonese di 66 anni che ha osato definire “brodaglia” il “sacro siero” è indagato. E guai se si ha la malsana idea di affermare che questi metodi vengono utilizzati dai regimi, si rischia il penale. Poi abbiamo un certo Giuliano Cazzola che può auspicare il piombo per chi nutre dei dubbi sul farmaco genico sperimentale ma, a quanto pare, anche in Tv, di fronte a milioni di spettatori, si può dire di tutto, specie se si osanna la “nuova dottrina” imposta da Big Pharma, in tal caso non c’è il rischio che qualche svitato agisca commettendo reati a fronte a tali istigazioni.

«Nei regimi autoritari, spiega il filosofo, Michel Onfray, “non c’è bisogno di informare sulla realtà, dal momento che scopo ultimo del giornalismo è formare attravero l’ideologia”. Ebbene, il momento è arrivato – scrive La Verità -. Oggi al giornalista, al commentatore politico all’intellettuale e al professore universitario non è richiesto di criticare, cioè di “esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività” (definizione della Treccani). Gli è invece richiesto – o più spesso imposto – di “influire sull’opinione pubblica, orientando verso determinati comportamenti collettivi. Cioè, letteralmente, di fare propaganda.

Mercoledì sera, – continua La Verità – durante una puntata di Zona Bianca su Rete 4, Licia Ronzulli di Forza Italia e altri ospiti in studio continuavano a insistere che noi della Verità dovremmo “spingere la gente a vaccinarsi”. Solo allora le nostre eventuali critiche alla gestione politica dell’epidemia potrebbero essere ascoltate. Il compito del giornalista, almeno in democrazia, è quello di fornire informazioni, dati, notizie. E di far notare ciò che non funziona, affinché possa eventualmente essere migliorato o riparato. Ma questa attività ora non è richiesta, anzi infastidisce. Il compito del giornalista, oggi, è “orientare verso un determinato comportamento collettivo”, cioè fare propaganda. Chi non si adegua, viene indicato come no vax, cioè come nemico, sovversivo, “cattivo maestro”.

Ha scritto bene Lorenzo Castellani: “Che senso ha riporre una qualche fiducia negli intellettuali o negli studiosi di professione se poi si pretende che questi la pensino tutti allo stesso modo, sempre come la maggioranza, nello stesso recinto e senza poter provocare o insinuare dubbi? Allora chiamiamoli impiegati”. È esattamente ciò che ci viene richiesto oggi: di comportarci da impiegati obbedienti, e possibilmente silenziosi.

Attenzione però. Per essere bravi impiegati non basta tessere le lodi del vaccino e presentarlo come se fosse una cura (cosa che evidentemente non è, altrimenti verrebbe chiamato “cura” e non “vaccino”: è ovvio, ma di questi tempi tocca ribadirlo). Bisogna anche evitare di mettere in discussione tutti i dispositivi politici che in qualche modo fanno riferimento al vaccino, ad esempio il green pass.

Il lasciapassare non ha nulla di “scientifico”, non è una “cura” né una forma di protezione. È una misura politica che (mentendo) ci hanno presentato come l’unica via per la libertà. Grazie al lavoro dei giornalisti e degli intellettuali, che hanno esercitato la critica, ciò che prima veniva nascosto ora è divenuto evidente: il green pass serve a obbligare surrettiziamente le persone a vaccinarsi. Quando questa verità è venuta alla luce, che hanno fatto i corifei del regime sanitario? Semplice, l’hanno fatta propria. Prima dicevano: il green pass serve a essere sicuri. Adesso dicono: il green pass serve a spingere gli italiani a vaccinarsi, ergo chi lo critica danneggia la campagna vaccinale, quindi è un no vax. In pratica, è stato istituito un nuovo psicoreato: concorso esterno in associazione no vax» sostiene Francesco Borgonovo, l’autore di questo articolo.

«Il risultato è che il nemico non è più (soltanto) chi rifiuta il vaccino, ma chi più genericamente contesta o critica il governo. La definizione di no vax è stata allargata e continuerà ad esserlo. Fra qualche mese verrà chiamato così chi non concorderà con l’opportunità della quarta dose, o chi avrà da ridire sulla riattivazione delle zone rosse e del coprifuoco».

«Se pensate che stiamo esagerando, dice ancora Borgonovo – vi invitiamo a dare uno sguardo a ciò che ha scritto ieri, in prima pagina sulla Stampa, il matematico Piergiorgio Odifreddi, uno che ha sempre amato presentarsi quale “libero pensatore”. Egli attacca lo storico Alessandro Barbero, reo di aver firmato assieme ad altri 300 accademici un documento contro il green pass. Secondo Odifreddi, “questi professori divengono oggettivi fiancheggiatori di quelle masse becere alle quali interessano soltanto le conclusioni e non i ragionamenti (a volte paradossali, come quello di Barbero) che dovrebbero servire a giustificarli”. Interessante. Per anni ci hanno ripetuto che “la verità” non esiste e che si deve decostruire tutto; ci hanno gridato che i populisti erano idioti e offrivano soltanto “soluzioni facili per problemi complessi”. Adesso guardate che cosa accade: Barbero si è vaccinato, ma ha dichiarato di essere contro il lasciapassare, e viene accusato di utilizzare “una logica troppo sottile” e di negare “la verità”. Odifreddi se la prende anche con Massimo Cacciari e Giorgio Agamben: i loro ragionamenti sono troppo fumosi, troppo critici. Essi hanno “della verità un concetto relativo”, non accettano che qualcuno “possa rivendicare non solo l’esistenza di verità scientifiche di ben altro tenore, ma addirittura basare su di esse le azioni politiche”. Tutto chiaro? I filosofi, i giornalisti, gli intelleuali fanno troppi distinguo, esprimono tesi troppo articolate. Bisognerebbe invece che ripetessero la “verità scientifica” fondamentale, cioè che il green pass è buono perché obbliga a vaccinarsi. Dovrebbero, insomma, semplificare e fare propaganda, affinché le “masse becere” capiscano come devono comportarsi».

«Forse a Odifreddi – si legge ancora ne La Verità – gioverebbe mettere da parte per un momento l’astio verso i filosofi e leggere le parole di una filosofa che con i regimi aveva una certa dimestichezza. Si chiamava Hannah Arendt e scriveva che “il totalitarismo appare come l’ultimo stadio di un processo durante il quale ‘la scienza diventa un idolo capace di eliminare magicamente tutti i mali dell’esistenza e perfino di trasformare la natura dell’uomo’.

Purtroppo, Odifreddi non è il solo a invocare la tirannia della (presunta) scienza. Anzi, pare che larga parte degli accademici si sia già allineata. Emblematico il discorso che fa Ferruccio Resta, presidente della Conferenza dei rettori italiani: “I colleghi”, dice, “devono lasciare in un angolo la propria libertà e i propri egoismi per la responsabilità che abbiamo tutti verso gli studenti, il motivo per cui facciamo questo mestiere”. Massì, basta distinguo, basta richiami alla libertà. Si insegni agli studenti a obbedire».

Poi Borgonovo fa notare che «Francesco Ferrante, prorettore dell’università di Cassino, sostiene invece che l’appello contro il green pass firmato da Barbero e altri sia sbagliatissimo: “In una situazione come questa l’appello può essere strumentalmente usato dai no vax e usare la parola discriminazione è sbagliato e pericoloso […] Se il professor Barbero è d’accordo sul rimedio contro il Covid, poi non si può attaccare allo strumento green pass, più efficace e meno impattante dell’obbligo vaccinale”. Visto come hanno fatto presto a evolversi? Hanno cominciato con “devi sostenere il vaccino” e in un lampo sono arrivati a “devi sostenere il green pass se no vuol dire che sei contro il vaccino”. Domani che diranno? “Devi sostenere la patrimoniale se no sei contro il vaccino”?

Probabilmente verremo accusati di esprimere idee “troppo sottili”, di mettere per iscritto dei “sofismi”. Ma da queste parti continuiamo a credere che la filosofia abbia ancora qualche valore, e condividiamo in pieno questo pensiero: “La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle”. Sono parole di George Orwell, uomo di genio che aveva previsto l’ascesa dei maiali autoritari» conclude l’articolo de La Verità.

Abbiamo voluto proporre quest’articolo perché evidenzia in modo ineccepibile le storture dell’attuale periodo. Un’epoca che potrebbe diventare tra le più buie della Storia. Analogie riguardo imposizioni, discriminazioni, vessazioni, offese e denunce, fanno riemergere i ricordi terribili delle dittature del ‘900.

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