Covid, nuova forma dell’azione politica del governo: il ricatto

Il governo nega l’esame gratuito ai non vaccinati, anche se la misura è l’unica che può dare davvero sicurezza, al contrario del green pass. L’obiettivo è costringere a farsi la puntura. Matteo Bassetti propone: «Niente analisi sugli immunizzati». E a Ghigi…

Tra le tante radiose conquiste dell’era pandemica tocca ora annoverare una nuova forma dell’azione politica: il ricatto. Viene ormai utilizzato con violenta regolarità, è stato sdoganato e istituzionalizzato. Con la sua intrusività naso faringea è divenuto il segno più concreto della discriminazione scientemente applicata dai governanti.

«Chiariamolo subito, non ci saranno tamponi gratis ai no vax, andremo incontro solo a chi non può vaccinarsi per motivi di salute», ha dichiarato l’altro giorno l’evanescente Patrizio Bianchi. Le parole del ministro dell’Istruzione per mancanza di prove hanno suscitato un brivido di puro piacere, accarezzando i nervi dei devoti al culto sanitario. Che i no vax paghino le loro colpe! Che lo stipendio degli insegnanti sia eroso senza pietà! Sembra quasi che la soddisfazione di colpire il nemico ideologico (non solo i docenti, ma ogni non vaccinato) prevalga sulle ragionevoli esigenze di tutela della salute.

I sinceri democratici godono per la tassa (nemmeno troppo occulta) imposta a chi non si è sottoposto alla puntura con il gusto perverso che si prova nell’infierire sul capro espiatorio. Dimenticano, nella frenesia, che la categoria dei «no vax», così come viene presentata, non esiste. È un conglomerato di casi particolari e diversi, ciascuno dei quali poggia su ragioni specifiche. Chi ha prenotato il vaccino ed è ancora in attesa del turno, ad esempio, come lo traiamo? Gli facciamo uno sconto buona volontà sul test? Gli scaliamo i costi a iniezione effettuata?

Se volessimo davvero ragionare al di fuori delle costrizioni ideologiche, dovremmo riconoscere che il tampone gratuito non andrebbe negato a qualcuno, ma concesso a tutti, senza distinzione. Sappiamo che i vaccinati si contagiano probabilmente meno, ma contagiano probabilmente allo stesso modo dei non vaccinati. Un insegnante vaccinato potrebbe dunque contagiarsi e contagiare a sua volta i colleghi.

Che il rischio esista è noto ai più, persino ai politici. Per entrare a Palazzo Chigi, giorni fa, i leader dei sindacati – pur in possesso di green pass – sono stati sottoposti a tampone. Chi entra in uno studio televisivo, anche se vaccinato, deve presentare un test negativo ogni 48 ore. Per lo stesso motivo al Campidoglio della California, dove ha sede il governo dello Stato americano, i dipendenti devono sottoporsi obbligatoriamente a test ogni settimana, indipendentemente dallo stato di vaccinazione. La decisione è stata motivata dal fatto che il 75% di casi Covid all’interno dell’istituzione riguardavano personale già vaccinato.

Andrea Crisanti, non certo un pericoloso no vax, da giorni ripete il medesimo ritornello: «Il governo sul green pass mente e lo fa in modo pericoloso. Dire che creiamo ambienti sicuri se tutti al loro interno hanno il green pass è una fake news bella e buona», ha dichiarato al Fatto Quotidiano.

Se le cose stanno così, l’unica misura in grado di garantire un minimo di sicurezza riguardo ai contagi è il tampone [anche questo è un falso, il tampone non dà sicurezze. ndr]. Esisterebbero mezzi per effettuarlo a poco prezzo: il professor Mario Bizzarri, su questa pagine [La Vertità, ndr], ha spiegato che si possono fare tamponi salivari molto attendibili al costo di un euro. Perché non vengono fatti? Semplice: perché bisogna ricattare i presunti no vax, prenderli per sfinimento, danneggiarli economicamente.

In realtà, in questa maniera si ottengono solo pessimi risultati: le posizioni si radicalizzano; le famiglie e i singoli devono svenarsi (compresi quelli in attesa di vaccinarsi); chi ha il green pass perché vaccinato si compiace di una falsa sensazione di sicurezza. Il tampone gratuito o a prezzi calmierati per tutti risolverebbe il problema, ma l’idea non viene nemmeno considerata, e vedremo quanto ciò influirà realmente sui contagi nei prossimi mesi.

Esiste anche un altro approccio possibile alla questione, e cioè quello esplicitato ieri dal professor Matteo Bassetti.

«Finiamola da settembre di fare i tamponi ai vaccinati asintomatici perché è demenziale», ha deo il direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova all’Adnkronos. «Continuiamo a fare una quantità di tamponi enorme ai vaccinati che è sinceramente un esercizio senza senso. Lasciamo la possibilità di fare i tamponi solo a chi ha dei sintomi per fare poi la diagnosi differenziale», ha aggiunto, «ma fare tamponi ai vaccinati come stiamo facendo adesso a mani basse non so sinceramente a cosa porti se non a dare notizie negative alla popolazione sull’efficacia dei vaccini». Supponiamo che le notizie negative riguardino la presenza di contagiati fra i vaccinati, il che sarebbe un’ulteriore conferma dell’inutilità del green pass, almeno ai fini della prevenzione. Inoltre, non è chiaro perché un asintomatico vaccinato non dovrebbe essere sottoposto a test mentre un asintomatico non vaccinato sì. Se hanno – come sostiene il Cdc americano – le stesse possibilità di contagiare, la differenza di trattamento non è giustificata. Va riconosciuto che Bassetti, almeno lui, è onesto: egli sostiene l’obbligo vaccinale, e dice esplicitamente che il green pass serve a costringere gli italiani a vaccinarsi. In quest’ottica, il suo ragionamento fila: si cura solo chi è malato, non chi è positivo. Se si riducono per tutti le possibilità di finire in terapia intensiva o morire, allora incaponirsi dietro ai contagi non ha senso.

Il punto è che il governo non vuole (e forse non può nemmeno, a norma di legge) imporre l’obbligo vaccinale. Dunque siamo punto e a capo: chi è vaccinato ed è positivo senza rendersene conto può circolare senza problemi; chi non è positivo pur non essendo vaccinato deve continuare a spendere soldi per i tamponi, e viene costantemente accusato di essere un irresponsabile untore. Così la pandemia non si combatte, ma in compenso aumenta l’odio sociale: un’altra grande vittoria dei «migliori».

di Francesco Borgonovo – La Verità

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