IMPRENDITORE PUGLIESE PRONTO A PAGARE LA SUA QUOTA DI DEBITO PUBBLICO ITALIANO

di Giovanni Mercadante

Non è da tutti proporsi al pagamento della propria quota di debito pubblico italiano. Come la prenderanno i nostri benpensanti istituzionali? Interrogativi a cui l’opinione pubblica è chiamata ad esprimere un proprio pensiero. Intanto la sfida è lanciata. L’intervista che segue fa riflettere.

Un noto imprenditore pugliese, pronto a pagare la sua quota e quella dei suoi famigliari, del Debito pubblico italiano, per consentire allo Stato italiano di affrancarsi dal primato di essere lo Stato più indebitato d’Europa, dopo la Grecia. Non è una “fake news”, né provocatoria, ma senza dubbio di sana moralità.
La proposta, protocollata con nota di accompagnamento e analisi del debito pubblico, è stata depositata presso il Prefetto di Bari e indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; al Presidente del Senato Ignazio La Russa; al Presidente della Camera dei Deputati Carlo Fontana; al Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni.
Un caso che accenderà i riflettori nell’opinione pubblica italiana e pronta a far discutere i più autorevoli analisti nazionali.
L’imprenditore è Pietro Ninivaggi, non nuovo ad iniziative di mecenatismo verso il sociale; l’ultima in ordine di tempo un intervento economico di € 100.000,00 donate nel 2020 al Comune di Altamura, e € 50 000.00 ad altri Comuni nel Materano, durante la Pandemia del Covid 19 per sostenere le famiglie bisognose.
Insomma, un imprenditore a tutto tondo il quale ha dichiarato che opera dal lontano 1962, tuttora in attività, sempre con il pallino di attivare imprese nel sociale; nel campo della produzione, trasformazione e vendita delle produzioni agricole; nel campo agroforestale e ambientale; e dal 2010 anche nella produzione di energie rinnovabili da fonte solare.
Il debito pubblico che lievita tutti i giorni; statistiche, conti del Ministero dell’Economia e dei vari governi finora alternatisi, stanno mettendo a dura prova anche il Governo Meloni insediatosi ad ottobre 2022.
Afferma P.Ninivaggi che “non esiste debito buono e/o debito cattivo; il debito è buono unicamente se produce sviluppo e viene ratealmente onorato; diversamente è solo debito cattivo”.
“Il debito pubblico – aggiunge P. Ninivaggi – nell’ anno 2022 (dato Banca d’Italia) ammontava a € 2.766,4 miliardi; il rapporto, debito pubblico diviso per abitanti italiani 58.983.122 è uno dei più alti al mondo circa € 46.900 pro-capite neonati inclusi. Di questo massiccio debito pubblico prima o poi se ne dovrà parlare e soprattutto prenderne coscienza e decidere come risolverlo. La nuda e cruda realtà, non è la crisi pandemica o crisi energetica, bensì è quella morale”. E qui c’è il suo affondo.
“Che non sfugga a nessuno – continua ancora P Ninivaggi – che a fronte del debito Pubblico cioè di tutti gli italiani, la ricchezza reale delle famiglie italiane (dato Banca d’Italia anno 2022) risulta aver superato il valore € 10.010,00 miliardi.  Il rapporto ricchezza per famiglia (circa 24,5 milioni di famiglie composte da 2,5 persone) è pari a € 400.400,00, circa otto volte il valore del debito; il rapporto ricchezza/abitante n° 58.983.112 scende in circa € 170.000,00, circa tre volte il debito. Di inverso, tutti i capi popolo e rappresentanti del popolo nel Parlamento Italiano e fuori, continuano a dichiarare per proprio tornaconto elettorale l’aumento della povertà degli italiani, dimenticandosi che in qualità di amministratori della cosa pubblica, hanno l’obbligo e la responsabilità di non gravare la spesa pubblica di ulteriore debito”.
Lamentarsi rende; difatti viene più facile parlare dell’aumento dei soggetti meno ambienti, di stipendi modesti e tanto altro, pretendendo che lo Stato deve farsi carico di tutto e di tutti; dimenticandosi inoltre che lo Stato, sottoposto alle tante pressioni, continua a fare Debito Pubblico. I dati contabili da fonte Banca D’Italia lo testimoniano.
Debito pubblico che i tanti “ipocriti furbetti “ preferiscono non parlarne , dando la sensazione di un fastidioso peso altrui da spostare nel futuro, in modo che altri dovranno pensarci. Dimenticandosi che nell’immediato il debito pubblico blocca ogni ipotesi di sviluppo del bel paese e determina il pagamento di circa 78 miliardi annui di interessi passivi che si accrescono al debito pubblico
Ebbene, di fronte ai tanti interrogativi, P. Ninivaggi che la pensa diversamente, sfoltisce il ragionamento con una semplice proposta: “chi è in grado di pagare la propria quota di debito, lo faccia”.
La sua idea nasce da una profonda valutazione, dalla cui analisi è scaturita una relazione degna di attenzione. Non si può dargli torto, vista la sua lungimiranza; argomento che ha già abbondantemente affrontato con una pubblicazione fatta nel 2013.
“E’ necessario – prosegue P. Ninivaggi – che ogni Italiano venga responsabilizzato della difficoltà in cui versa lo Stato italiano, richiedendo che ognuno faccia la propria parte. Probabilmente non tutti lo potranno fare, in tanti non vorranno farlo, ma quantomeno chi responsabilmente ritiene di doverlo fare, deve essere messo in grado di poterlo fare .
In breve, – ha chiosato P. Ninivaggi – formalizzo la mia ‘manifestazione di interesse al pagamento pro-quota del debito pubblico’ che grava sui componenti della mia famiglia, rappresentata dal sottoscritto, dal proprio coniuge e da quattro figli”.
Quota pro-capite € 46.900,00 x 6 soggetti € 281.400,00 (dicasi: euroduecentottantamilaquattrocento). L’importo innanzi indicato pari ad € 281.400,00 viene messo a disposizione in un C/C transitorio, acceso presso la filiale di Altamura (Bari) della Banca Popolare di Bari in attesa che le Autorità, a cui la proposta è stata inviata per il tramite del Prefetto di Bari, possano attivare le procedure amministrative per registrare in entrata le somme poste a disposizione dal sottoscritto e dai tanti che ne vorranno seguirne l’esempio, onde utilizzarle per l’abbattimento e/o quantomeno diminuzione del Debito Pubblico e cercare di rimettere lo Stato Italiano, in posizione di vantaggio finanziario; attualmente il Debito Pubblico Italiano è al II posto in Europa.