A DAVOS PROGRAMMANO LE NUOVE MISURE CONTRO LA GENTE COMUNE LABORIOSA E GENIALE

In questi giorni è in corso il summit economico di Davos. Si svolge in un luogo protetto da stampa e curiosi. E naturalmente è un bugiardo chiunque s’inventi di poterci fornire la cronaca dettagliata di Davos 2023: sapremo tutto dalle nuove misure europee in materia di fisco, edilizia, impresa e trasporti; ovvero direttive ispirate dai fantasmi di Davos. Possiamo solo ricordare che la fiscalità del futuro è stata tracciata nelle sue linee guida a Davos, e che l’Italia è certamente la nazione in cui si sperimenta da almeno un lustro il “fisco green”. Ma quali sono gli assi portanti della “fiscalità sostenibile”? Tutto si regge su tre piedi: la tassa evidente è la “carbon tax” seguita dalla patrimoniale (su risparmi e titoli, ed anche su immobili e terreni) e dalla tassa sul lavoro. Quest’ultima è la più subdola, perché non verrebbe più colpito il reddito bensì il concetto di lavoro, la voglia dell’uomo di darsi da fare, di realizzare progetti, d’impiegare il proprio tempo. Quest’ultima tassa va a perfezionare le altre due, perché gli esseri umani si spostano per cercare lavoro e svago: secondo gli esperti di Davos è il movimento umano (il fattore antropico, l’accelerarsi del respiro) tra le principali concause d’inquinamento, e la popolazione per poter progettare il proprio movimento ed il lavoro accantona risorse sotto forma di risparmi, titoli, immobili e terreni. Ecco che i controllori europei hanno ben pensato di far giocare all’Italia il ruolo di prima della classe, introducendo sotto Covid19 la tracciatura e profilatura totale del cittadino, che viene continuamente controllato nei movimenti, nel lavoro, nei patrimoni, nei risparmi: il controllo diverrebbe presto perfetto grazie imposizione dell’identità digitale europea, a cui farebbe seguito l’obbligo di microchip sottocutaneo per accedere ai servizi (passaporto per esempio), all’uso dei mezzi pubblici e privati (patente) ed al risparmio (moneta elettronica). Ecco che la popolazione perfetta per Davos dopo il 2030 dovrebbe essere costituita da disoccupati, poveri ed immobili: una sorta di parco buoi avviato a miglior vita, e ci sarebbe per il sistema il solo costo del monitoraggio sanitario degli accidiosi, inebetiti, privati ormai d’ogni speranza. Perché si riuniscono solo e soltanto a Davos? Semplicemente per motivi di sicurezza personale dei potenti: più di dieci anni fa altri paesi europei vennero ritenuti non più sicuri, e perché le security delle multinazionali (in cui lavora il meglio di Cia, Fbi, MI6, MI5 e Mossad) fiutarono probabili rischi attentati contro i potenti che si riuniscono per la Conferenza Bilderberg (da allora il Gruppo Bilderberg cambia annualmente e segretamente luogo). Invece Davos è stato certificato come luogo sicuro per riunire il potere planetario. 
Nemmeno i Paesi Bassi sono ritenuti sicuri, specie dopo le rivolte degli agricoltori olandesi contro il loro governo e l’Ue. Ma veniamo alle previsioni. E’ facile che in questo summit di Davos chiederanno alla presidente Ursula  von der Leyen lo stato dell’arte delle misure per la chiusura di opifici, laboratori, officine ed aziende agricole: operazioni che verranno condotte come importanti operazioni di polizia, e solo perché le strutture risulterebbero non green per le norme Ue. Va detto che, da dopo pandemia, per la maggior parte delle aziende italiane non è intervenuto alcun aiuto pubblico, e si suppone su impulso dell’Ue. Gli aiuti da Pnrr si sono rivelati compagni del 110% per l’edilizia, ovvero elargiti solo a pochissimi soggetti agganciati con il sistema bancario ed istituzionale. Oggi in Italia c’è speranza nel governo Meloni. Ma nel cuore d’Europa aleggia ancora lo spettro delle rivolte contadine contro il governo olandese, con blocchi e confronti con le forze di polizia. Cosa farà la Meloni quando l’Ue imporrà nuove restrizioni a tassisti e trasportatori. E non si tratta di sole due categorie in facile agitazione, tra qualche mese in Europa (soprattutto in Italia) i limiti al lavoro potrebbero creare malessere e fermi in tutti i settori privati: uniche strutture a norma Ue si confermerebbero gli impianti e le sedi delle multinazionali.
Ricordiamo che la rivolta olandese è scattata a seguito del “piano anti-azoto” varato dal governo di L’Aia: presto anche l’Italia ogni ente Regione dovrà varare le riduzioni in agricoltura e zootecnia, nonché l’aggravamento di tasse su chiunque pratichi attività d’allevamento e coltivazione. Le produzioni non colpite da sanzioni e tasse si confermerebbero le aziende di proprietà delle multinazionali: parametri e riduzioni toccano esclusivamente strutture la cui proprietà è registrata in una regione d’Europa.
In Europa sarebbero frequenti gli episodi di rivolta nel mondo rurale, ma i governi stanno ben attenti a fermare la diffusione di notizie. In Olanda le autorità hanno detto “stiamo valutando che un trattore posseduto da un agricoltore arrabbiato potrebbe trasformarsi in uno strumento d’attacco ai poteri istituzionali”.

Sono state soprattutto le multinazionali a chiedere ai governi europei misure contro eventuali rivoltosi: ovvero le dirette concorrenti di contadini ed allevatori influenzano l’Ue.

Ecco che da Davos potrebbero giungere le “soluzioni” pauperistiche: ovvero che tutti i lavoratori devono accettare un fermo, la disoccupazione, in attesa d’un sussidio vincolato alla tracciatura dell’inoperosità del soggetto. E torniamo alla premessa: Klaus Schwab, l’economista padre del vertice di Davos, ha detto chiaramente che necessita ridurre entro breve tempo ad un terzo la popolazione umana che lavora, e che la metà di quest’ultima deve essere impegnata nel controllare e tracciare tutta l’umanità. Una drastica messa a riposo, perché le multinazionali possano appaltare le produzioni ai robot, all’intelligenza artificiale. Per realizzare il piano, in ogni nazione occidentale oggi c’è un emulo dell’ex ministro Vittorio Colao, pronto a varare la tracciatura continua dei cittadini, così da poter sanzionare ogni loro movimento, impegno, passatempo, hobby. Nemmeno più l’amore o le passioni rimarrebbero segrete e prive di reprimende, poiché impegnano l’uomo, lo fanno muovere. Ma sarebbe realizzabile bloccarle l’uomo tra accidia ed inedia, impedendogli di progettare un impegno, un guadagno, la realizzazione personale? E siamo sicuri che tutti accetteranno la tracciatura continua e totale? Evitando paragoni con varie profezie, sorge comunque il dubbio (e la speranza) che il popolo possa ben preso confrontarsi con il potere, con coraggio e sapendo “di non aver altro da perdere che le proprie catene”. Al momento non ci è dato sapere quali e quanti italiani siano stati invitati a Davos.