LA LOTTA ALLE “FAKE NEWS” E’ UNA TROVATA DEL SISTEMA LIBERTICIDA

Chi decide se una notizia sia da considerare vera o falsa, e se il popolo meriti o meno di essere informato su cosa progetti il potere? Queste domande se le stanno ponendo in tanti, soprattutto a seguito della campagna planetaria occidentale contro le “fake news”. Il “sistema” ovviamente non è italiano né tedesco o Usa, il “sistema” è quel gabinetto di poteri bancari europei ed occidentali che esercita i propri desiderata tramite azioni concrete di Nato, Onu, Ue e grande speculazione finanziaria (per esempio BlackRock e Goldman varie…). Oggi le emergenze che preoccupano il “sistema” sono di due tipi, produttive e valutarie: nelle produttive insistono le politiche d’indirizzo sanitario ed ecologista, quindi ciò che fa l’uomo comune quando lavora in campagna e in bottega artigiana, se è propenso o meno ad aggiornare vetture, frigorifero, lavatrice e televisore, ed ovviamente tutti gli strumenti tecnologici obbligatori e collegati al lavoro (computer, sistemi per scambio di dati, pos di pagamento…); quelle valutarie riguardano il risparmio dei cittadini, l’uso che fa del danaro l’uomo di strada, e per questo motivo gradirebbero l’abolizione planetaria totale del contante, e perché il “sistema finanziario” possa controllare ogni mossa dei comuni cittadini, bloccando eventualmente le manovre economiche di chi non politicamente gradito.
Ecco perché nessuno governo eletto dal popolo (e solo dal popolo) sarebbe gradito al “sistema”: del resto potrebbe mai un governo eletto dal popolo prendersi la responsabilità di bruciare i risparmi degli cittadini o mettere ipoteca sulle case perché i cittadini paghino la tangente al “sistema”? Il “sistema” non è affatto sconfitto dalle urne del 25 settembre: in questo momento sta facendo l’esame del sangue e la radiografia al governo Meloni. Per capire chi della “nuova” classe dirigente potrebbe obbedire ai poteri internazionali e chi, invece, avrebbe la voglia di dissentire, di dire di no ai padroni finanziari dell’Occidente. Infatti sta già prendendo forma su giornali e tivù prezzolate dal “sistema” la probabilità d’una nuova epidemia o pandemia, la possibilità d’un veto finanziario internazionale sull’uso del contante, e più rigide norme alle esportazioni europee per scongiurare qualsiasi rapporto commerciale con la Russia.
Il “sistema” oggi vuole sondare se tra gli eletti in Italia ci siano soldati capaci di chiuderci nuovamente in casa, soprattutto quanti siano ancora i ribelli in grado di non rispettare gli ordini di Onu ed Oms. Il potere fa momentaneamente giocare il popolo come il gatto col topo in un locale chiuso: lascia gli italiani alla momentanea euforia elettorale, come nel 1870 quando i parigini della Comune credettero di poter imporre la loro visione al mondo (quasi 50mila vennero fucilati in tutta Parigi, i giornali scrissero “la Repubblica ha vinto sul popolo”).
La gente sa benissimo cosa sia il “sistema”, ma finge d’ignorarne l’esistenza: anzi per rabbonirsi le guardie pinocchiesche punta l’indice accusatorio contro chiunque commetta “lesa maestà”. Ricordate quando ci avevano chiuso in casa? Ricordate che in quei giorni su internet e tivù faceva capolino la notizia che sotto pandemia da Covid sarebbero enormemente aumentate le “fake news contro poteri bancari europei e istituzioni”? Ma cosa c’entra la pandemia con eventuali bufale contro il potere? Ma volete proprio passare da coglioni che credono a queste frescacce? Le televisioni generaliste, popolate da uomini equivoci e donne spregiudicate, sono arrivate a sostenere che dietro le “fake news” su Mario Draghi, Joe Biden, Ursula von der Leyen, Christine Lagarde, poteri finanziari e multinazionali occidentali ci sarebbe lo zampino dei “complottosti filorussi”: ma veramente possiamo credere a queste barzellette? Roba degna delle esilaranti commedie con Renato Pozzetto e Massimo Boldi: nemmeno Fantozzi e Fracchia crederebbero a simili frottole, forse fingerebbero di stare al gioco per non dispiacere il “pandirettoremegagalattico”.
Di fronte a queste notizie che spandono (a mo’ di letame) i cosiddetti “media istituzionali”, dovremmo reagire ridendo, spegnendo la tivù o cambiando canale. Sconcerta invece che ancora troppa gente per strada, nei bar ed ovunque, continui a credere all’informazione istituzionale, che ripeta a mo’ d’uccello esotico “dietro le fake news su Onu e Nato c’è l’accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin”.
E genera rabbia ascoltare dalla voce di qualche insegnate “io ripeto sempre, soprattutto ai miei alunni, che necessita informarsi solo dalla stampa istituzionale”. Quest’ultima un tempo veniva appellata come stampa di regime, capace solo di riportare veline e onorare quel patto col potere noto come “politica del consenso”. Questo è il modello di libertà che l’Occidente vorrebbe imporre all’intero Pianeta e, parafrasando un imprenditore Usa, all’intero Universo? Un modello di pensiero che utilizzi a reti unificate le tivù pubbliche e private per dirci che “dietro le fake news contro i poteri occidentali c’è la disinformazia russa”? E la politica glissa, temendo finire nel tritacarne mediatico.

HA VINTO ENVER HOXHA

Sconcerta la popolazione italiana sia regredita allo stato mentale che ha caratterizzato il popolo albanese durante il governo di Enver Halil Hoxha, dal 1944 al 1985: Ipa (così appellavano Hoxha i suoi stretti e fidati compagni) non era affatto un negletto, era figlio d’un ricco mercante ed aveva prima studiato e poi insegnato all’Università di Montpellier in Francia, ma tornato a governare l’Albania ebbe lo spudorato coraggio di vietare ogni forma d’informazione estera al suo popolo (forse oggi ne avrebbe ben donde). Motivo? Hoxha asseriva che “cinema, media e letteratura occidentale vogliono distruggere l’Albania ed il suo popolo” quindi aggiungeva di “tenere gli occhi ben aperti, di levarli al cielo, perché gli americani si sono alleati anche con i marziani”. Persino Iosif Stalin e Tito sollevarono nel Comintern il problema Hoxha, ovvero contro le ossessioni di Ipa che recavano danno alla politica sovietica. Ovviamente dopo la sua dipartita, nel 1985, gli albanesi incrementarono l’uso delle parabole, ed attraverso le tivù italiane scoprirono d’essere vissuti per più di quarantanni in balia delle favole di Ipa. Infatti i primi a dirci che ci stiamo rimbecillendo sono gli europei orientali e balcanici. Un amico albanese (oggi valido imprenditore a Bari) s’è rivolto allo scrivente così: “ormai credete a tutto quello che vi dice il potere, mi ricordate gli albanesi ai tempi di Hoxha”. Certo Usa e Londra non vorrebbero mai un Ipa in Italia, ma gradirebbero un economista alla Antonio de Olivera Salazar, che ha governato il Portogallo dal 1932 al 1974: e Salazar Draghi lo abbiamo visto nuovamente all’opera al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, dove a pochi giorni dalle passate urne una platea di scimmiette ammaestrale lo ha applaudito al grido di “Bis! Bisss!”. Al pari di Draghi, anche Salazar era stato prima alle Finanze portoghesi (una sorta di ministro del Tesoro portoghese dal 1928 al 1932), e chiunque criticasse la linea di politica economica di Lisbona veniva arrestato e detenuto come nemico del potere: è inutile rammentarvi che il massone Salazar godeva d’un certo consenso internazionale, le logge bancarie europee ed atlantiche ne garantirono l’inamovibilità. Draghi non è ancora andato via, sta dicendo al Mondo che Giorgia Meloni non farà di testa sua. Sappiamo anche che i seicento deputati eletti a settembre (prima della riforma erano più di ottocento) saranno presto messi a lavoro per cambiare la Costituzione, per partorire una riforma presidenziale che possa premiare il Draghi di turno.
Secondo “radio fante” pare Draghi abbia in mano un dossier contro i propri nemici, un report redatto dai “professionisti della sicurezza”. In forza di certe informazioni, ancora oggi viene spacciata dagli “istituzionali” per “fake news” ogni critica rivolta alle misure economiche dell’ex Governo Draghi, all’Agenzia delle Entrate, alle banche che requisiscono i soldi dei cittadini, alle normative europee che fanno chiudere le botteghe. Per chiunque non accetti il potere del “sistema” c’è ancora oggi la lista di proscrizione, l’inserimento del dissidente nell’elenco dei “filorussi” o degli untori di “fake news”: in questa logica è stato ordito il complotto Rai contro Enrico Montesano.
Il popolo intimorito osserva tutto, ben sapendo che in questo Parlamento siede ancora chi proponeva “pene pecuniarie severe contro i giornalisti e serie pene detentive che frenino l’informazione lesiva del sistema”: ovviamente la galera raggiungerebbe il giornalista dopo che, per legge, siano state portate via anche le mutande. C’è malessere diffuso nella popolazione, c’è insofferenza verso le regole, disaffezione dalla propaganda di regime: la cappa omologatoria su pensieri, idee e parole la percepiamo da televisori, rete e giornali. Così si spegne la tivù e non si compra il Corriere perché non si crede più al sistema, ai suoi moniti, alle sue regole, alla propaganda liberticida.

CHIAMATI AL VOTO DAI SOLITI NOTI
Le campagne elettorali sono sempre state dominate dall’ipocrisia, dalle bugie all’elettorato, dalla consapevolezza che si tratti d’un rito da dover fare per salvare il fascino discreto della borghesia, che dell’apparenza democratica ha fatto la propria essenza quanto la precedente aristocrazia del rango e dell’alterigia.
Tra il popolo votante c’è chi ama pensar male, ed alla luce delle condotte di certi partiti collusi con dirigenza di stato, magistratura e media. Pochi mesi fa il Partito democratico è riuscito a seppellire le tracce dei fondi Dem Usa: inviati circa due anni fa al Pd per sostenerne l’azione sul territorio italiano. Oggi apprendiamo che la candidatura di Elly Schlein alla segreteria Pd sarebbe supportata dai “fondi colorati” di George Soros. La notizia campeggiava timidamente sui giornali, e nessun “giornalista istituzionale” si permette di scivolare sull’argomento.
Il deputato Giovanni Donzelli (FdI) aveva denunciato che erano stati tracciati soldi provenienti da una organizzazione vicina all’ex presidente Usa Obama, fondi statunitensi indirizzati ai candidati del Pd. Ecco la prova delle ingerenze straniere, con ampio spettro d’illecito, sulla vita politica italiana. Nessuno sembra si sia indignato, e qualcuno ha anche detto “cosa volete che siano…aiuti americani”: aiutini degli stessi esponenti di Wall Street che nel ’92 ordivano il golpe del Britannia contro il governo Craxi, e perché “gli invisibili, gli 007 della speculazione finanziaria, non si fidavano di Craxi” (per dirla con le parole di Rino Formica, che denunciava queste ingerenze in uno storico vertice del Psi).
Il Foglio sosteneva che i “Social Changes” Usa avrebbero dato soldi per aiutare il partito di Enrico Letta a postare su Facebook notizie di propaganda, soprattutto nelle ultime settimane di campagna elettorale. “L’utilizzo di fondi stranieri, americani come di chiunque altro, per la politica è illecito – scriveva il deputato Donzelli -. Il decreto crescita del 2019, ultimo approvato in materia in vigore, vieta i finanziamenti diretti. I finanziamenti dall’estero, pubblici o privati, possono andare solo a fondazioni e associazioni. A patto che i soldi non vengano poi girati alle casse di partiti e movimenti politici”.
Donzelli chiedeva lumi con interrogazioni al passato governo e al ministro dell’Interno, sporgeva denunce e segnalava il tutto ad ogni organo competente: non sembra abbia ricevuto alcuna risposta. Anzi, chiunque sollevi l’argomento rischia il linciaggio in rete, d’essere bloccato dai social network e non mancano le minacce di querela: non perché il fatto sia diffamante o calunnioso, ma perché la magistratura italiana gode della facoltà arbitraria di poter condannare la “continenza”, ovvero l’effetto nefando e roboante della notizia, seppur vera ed accertata; l’incapacità di saper ritenere, a mo’ di urina, il fragore della notizia. In parole povere, il magistrato può accusare d’incontinenza chiunque ne parli, limitando così di fatto il diritto di critica politica, il diritto d’espressione.
Sarebbe oltremodo interessante avere un quadro completo delle denunce fatte dal Pd contro avversari politici e giornalisti poco compiacenti, per parametrare il dato con il lavoro svolto dalla magistratura, per appurare le effettive fonti di finanziamento che giungono al Pd da organizzazioni estere, associazioni ed imprese: il tutto servirebbe anche a fare luce sulla poca libertà di stampa in Italia.
E’ sotto gli occhi di tutti che la maggior parte dei giornali italiani temano aprire la porta della questione morale interna al Pd. Timore di ricadute giudiziarie o una sorta di compiacenza e fedeltà Dem? C’è un po’ di tutto. Resta il fatto che la classe dirigente dell’ex Pci-Pds-Pd non abbia mai creduto nel sistema Italia. Sarebbero tantissimi gli esempi dei dirigenti politici, dei vertici di ministeri e magistratura, come di Regioni ed enti locali vari, che hanno prima mandato i loro figliuoli a studiare all’estero e poi li hanno fatti raggiungere dai loro risparmi. Si sono francescanamente liberati di ogni avere nell’avito paese, reputandolo non degno d’alcun investimento. In questa posizione di nullatenenti hanno continuato a fare i vertici Pd, i magistrati, i dirigenti di Stato ed enti vari. Forti della loro posizione hanno perorato la causa d’infliggere la patrimoniale contro case e terreni degli italiani, d’aumentare accise e balzelli, di rendere l’Imu un deterrente all’acquisto d’immobili, di chiudere il rubinetto creditizio agli italiani perché vivrebbero sopra le loro possibilità. Insomma, loro garantiti e con i beni all’estero, ed una bella “povertà sostenibile” per chi sputa sangue in Italia.