LA FASCINA CON GRANO E GRAMIGNA

Enrico Corti (esperto di storia del sindacalismo)

Gran parte dei moderni giornalisti ed opinionisti “democratici” accomunano nazismo, fascismo e comunismo: usano il termine “dittature”. Ricordiamo alcuni principii, dati storici e fatti.
Per Marx e Lenin la dittatura è quella del proletariato; per Roosevelt e Monroe è quella dell’imprenditoria dominante, cioè del capitalismo ipocritamente chiamato del “libero mercato“ e tenuto sullo sfondo della scena per non evidenziare l’ingiustizia sociale e le disuguaglianze che sta creando; per Hitler e Mussolini la dittatura doveva essere quella del proprio popolo, e della razza.
A seguito del Patto d’Acciaio del 1939 firmato tra gli ultimi due, nello stesso anno la Germania con l’operazione Barbarossa invadeva la Polonia e nel 1941 l’Unione Sovietica; seguita a giugno dall’esercito Italiano. La II° guerra mondiale costava la vita a 25 milioni di sovietici (per la maggior parte civili); 1 milione e 998 mila europei (di cui 472.354 italiani); 413.339 americani. Aggiungendo 19 milioni e 600.000 cinesi; 40.000 australiani; 493 brasiliani; 39.300 canadesi; 9.571.257 asiatici; 211.000 africani: si ha un totale di 72 milioni 863.501 vittime a seguito della seconda guerra mondiale indubbiamente iniziata dai nazisti. Per la Storia, nella prima guerra mondiale i deceduti sono stati poco più di 16 milioni.
Si stima che nel 1941 la popolazione dell’Europa occidentale ammontava a circa 520 milioni di abitanti; tra il 1941 e il 1945 i combattenti caduti nella guerra di Resistenza contro i nazisti furono 1 milione e 560 mila (all’incirca il 3% della popolazione); dei quali un milione solamente in Jugoslavia e 400.000 in Grecia.
Sempre per la storia, con il sostegno di studi condotti da varie agenzie internazionali neutrali, le Nazioni Unite hanno certificato che dalla metà del secolo scorso ad oggi gli USA hanno avuto ingerenze in 81 Stati stranieri (anche militarmente). La sola invasione Usa dell’Afghanistan del 2001, durata vent’anni, secondo la Brown University ha causato la morte di 35.000 civili e di 3.700 militari. Lo studioso americano Carl Connetta sostiene che l’invasione ha causato 1.300 vittime dirette; il giornale Los Angeles Times indica l’aggiunta di 1.607 morti collaterali.
L’Unione Sovietica è accusata dall’ONU d’aver dichiarato guerra ad altri Stati una sola volta: il 30 novembre 1939 alla Finlandia, per un conflitto durato tre mesi. Motivando la necessità di un cuscinetto difensivo verso l’aggressività della NATO. Nel novembre del 1956 l’Unione Sovietica occupava con i carri armati la città di Budapest, negli scontri che seguirono morirono circa 2.700 civili ungheresi (di entrambe le parti, ovvero pro o contro lo Stato) e 720 furono i soldati sovietici uccisi. La maggioranza degli arrestati non veniva giustiziata ma deportata.
Preso atto dalle abissali differenze storiche tra i fatti citati e delle loro conseguenze, c’è da domandarsi perché mai i “democratici ideologici della fascina”, (chiamati dal filosofo Huxley schiavi di un carcere da loro stessi costruito dal quale non vogliono e non possono fuggire), non provano mai ad analizzare il perché di questo sistema (fatto dei ingiustizie sociali e disuguaglianze). Gli stessi ideologi del sistema lo stanno accompagnando verso una più che probabile catastrofe umanitaria, utilizzando le pregiudiziali anti ideali per sostenere il materialismo del profitto simboleggiato dal denaro: quest’ultimo anche ben rappresentato dai cosiddetti oligarchi amici di Putin e di Zelensky, tutti proprietari di ville in Toscana.