UN MONARCA ASSOLUTO PER CONTO DEL WORD ECONOMIC FORUM DI DAVOS

IL RE DEI RE (SECONDA PUNTATA)

 

L’unico motivo che farà rimpiangere al mondo la Regina Elisabetta II sarà l’uso smodato che Re Carlo III farà del proprio potere planetario, in questo supportato dai potenti della Terra, dal “deep state”. Il regnante aveva già da principe dimostrato di voler usare la Corona per implementare proprio potere e patrimoni. In più occasioni aveva pubblicamente ammesso di non considerare la Corona solo come l’entità simbolica della Gran Bretagna. Nel 2013 veniva accusato di “lobbismo incontinente”, perché erano rese pubbliche tutte le lettere personali che Carlo inviava a parlamentari e premier: la raccolta di missive venne appellata “Memo del ragno nero”, ed il principe di Galles diede fondo ad una battaglia legale perché venissero segretate nel rispetto del ruolo della casa regnante. Jonathan Dimbleby (biografo ufficiale di Carlo) già nel 2013 aveva scritto che “con la successione di Carlo alla Corona le cose diventerebbero molto più pratiche, è già in atto una tranquilla rivoluzione costituzionale in grado di ridare al Re i poteri tradizionali d’un tempo”.
Carlo III ha già dimostrato il proprio approccio pratico alla “governance planetaria” il 3 giugno 2020: quando, investito dal World Economic Forum del grado di cavaliere del Great Reset, ha subito twittato che sarà il paladino globale dell’iniziativa. La crociata di questo Re guerriero è ecologica e contro i popoli, rei di distruggere la Terra con il lavoro e con la smania di migliorare le proprie condizioni ed aspettative di vita. Ecco che Carlo ha impugnato lo spadone in nome della decarbonizzazione del mondo: considerate che il corpo umano è fatto per circa il 60% di acqua e per il 22% di carbonio, ergo se l’acqua è stata planetariamente privatizzata e quindi appartiene ai potenti, non rimane che ammazzare il carbonio umano. Carlo III è un fanatico dell’ecoreligione, così spiega ai monarchi in carica come attraverso la “rivoluzione green” il potere possa nuovamente sottomettere i popoli. Le crociate di questo Re non si combatteranno in Terra Santa, bensì in ogni angolo del pianeta, nella convinzione che solo sottomettendo i popoli si possa salvare la Terra. I cavalieri crociati di questa guerra globale si riuniscono a Davos in Svizzera, e da lì contano di convincere tutti i governi democratici del Pianeta ad azzerare le emissioni di anidride carbonica, ad archiviare la civiltà industriale, ad introdurre normative che riducano drasticamente il lavoro umano, che limitino l’agricoltura e la produzione di generi alimentari e che, soprattutto, introducano norme più severe al fine di limitare le libertà della gente comune.
Di fatto Carlo III ha sposato la visione del mondo di Julian Huxley che fondava il Wwf insieme a suo padre Filippo d’Edimburgo, a Bernhard van Lippe-Biesterfeld (principe consorte dei Paesi Bassi già cofondatore della conferenza del “Gruppo Bilderberg”), a sir Peter Markham Scott (ornitologo e membro dell’Ordine dell’Impero Britannico) ed al nobiluomo scandinavo Edward Max Nicholson. La prima riunione del Wwf vedeva la presenza di Guy di Montfort e del filantropo statunitense Godfrey Anderson Rockefeller, che dava lettura della missiva d’augurio d’un suo cugino Rothschild. La riunione iniziatica del Wwf avveniva nell’aprile del 1961 a Morges in Svizzera (guardacaso tutto lì: Davos, Basilea…).
Julian Huxley sosteneva che “prima o poi il potere si sarebbe reincarnato in un virus per risolvere il problema della sovrappopolazione”: e Carlo III pare ripeta troppo spesso di sognare questo. Di fatto Carlo ha già ereditato da suo padre Filippo l’essere il vero portavoce del Wwf, colui che auspica la trasformazione totale della società sotto il proprio sacerdozio.
Il periodico australiano “Spectator” di luglio 2022 stigmatizza così la misantropia di Carlo d’Inghilterra: “L’ambientalismo di cui il Principe ha deciso di occuparsi in attesa di salire al trono non è una sorta di innocua attività apolitica di piantumazione di alberi o di salvataggio della foresta pluviale. Non sta abbracciando i panda o finanziando i santuari della fauna selvatica. Al contrario, si è impegnato in un’ibrida rivolta commerciale e politica che minaccia la sopravvivenza del sistema politico che è destinato a supervisionare. Oltre ad essere un tradimento del cittadino comune, le sue azioni rappresentano un fallimento del suo unico dovere di futuro re: proteggere la monarchia costituzionale dal totalitarismo climatico e dal globalismo in ascesa.”
Ovviamente Re Carlo III non è l’uomo solo al comando, a guidare le sue crociate ci sono i ricchi sacerdoti di Davos capitanati da Klaus Schwab, i banchieri Rockefeller e Rothschild, oltre ad un esercito internazionale di collaboratori, cortigiani e servi che fanno politica in altre nazioni, e qualche autorevole esempio lo abbiamo anche in Italia.