L’AVVOCATO CINQUEMANI PRECISA CHE PER I MEDICI NON C’E’ ALCUNO SCUDO CHE TENGA

In questi ultimi giorni sono state divulgate false informazioni o mezze verità sullo scudo penale per i medici vaccinatori, pertanto mi trovo costretto a tentare di fare chiarezza sulla questione.

Come pochi ben sanno, lo scudo penale per i medici vaccinatori è stato introdotto dall’art.3 del famoso D.L. 44/2021.

Tale articolo, rubricato come “Responsabilità penale da somministrazione del vaccino anti Sars-Cov-2”, testualmente così recita:

Per i fatti di cui agli articoli 589 [omicidio colposo]590 [lesioni personali colpose] del  codice  penale verificatisi a causa della somministrazione di un vaccino per  la prevenzione delle infezioni da  SARS-CoV-2,  effettuata  nel  corso della campagna vaccinale straordinaria in attuazione del piano di cui all’articolo 1, comma 457, della legge 30 dicembre 2020, n.  178, la punibilità è esclusa quando l’uso del vaccino è conforme alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio emesso dalle competenti autorità e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del Ministero della salute relative alle attività di vaccinazione ”.

Non è questa la sede per un approfondimento tecnico-giuridico circa la natura di questa stravagante normativa, pretenziosamente ed erroneamente definita dallo stesso legislatore come straordinaria causa di “esclusione della punibilità”.

Qui, però, basti solo rilevare che tale inquadramento è del tutto scollegato dai principi generali del diritto penale, come puntualmente osservato da attenta ed autorevole dottrina (cfr. intervento Prof. Dario Micheletti “La colpa medica al tempo del covid-19”, incontro Camera Penale di Prato, 4.3.2022).

Si osserva, infatti, che per escludere la punibilità di una qualunque condotta occorre necessariamente che tale condotta costituisca un fatto illecito. Ma senza contare che la non punibilità esonera l’agente da profili penali, ma non anche da quelli civilistici, giuslavoristici o disciplinari, se l’operatore sanitario ha agito nella stretta osservanza di tutte le regole cautelari di riferimento, tanto da escludere che la propria condotta ricada nell’alveo dell’art.590‑sexies c.p. (L.24/2017 cd. Gelli-Bianco, questa sì contenente una clausola di maggiore tutela per i medici che abbiano osservato le raccomandazioni previste nelle linee guida ufficiali o delle cd. buone pratiche): quale ulteriore residuo profilo di punibilità dovrebbe venire escluso dallo scudo penale in esame?

Neppure tale bislacca previsione può inquadrarsi nella categoria delle scusanti, nelle quali rileva l’assenza dell’elemento soggettivo (colpa), mancando nell’art.3 D.L.44/2021 qualsiasi riferimento al grado della colpa.

Non rimane che prendere atto dell’effettivo fine perseguito dal legislatore, anche e soprattutto avuto riguardo al contenuto della Relazione di accompagnamento al D.L.44/2021, laddove si definisce l’art.3 in esame “norma in bonam partem”, quindi retroattiva e per di più di carattere temporaneo: molto semplicemente, sovvertendo (o quantomeno bellamente ignorando) i principi cardine del diritto penale, lo scudo penale sembra aver perseguito l’unico scopo di scongiurare non tanto la pronuncia di una condanna penale a carico del personale medico inoculatore, ma anche solo l’avvio di indagini penali, e ciò in seguito all’emergere, sin dagli albori della campagna vaccinale, di reazioni avverse al vaccino, nel maldestro tentativo di rassicurare preventivamente il personale sanitario e in  genere i soggetti coinvolti nelle attività di vaccinazione.

Al tentativo sicuramente parziale ed incompleto di inquadrare l’esegesi del cd. “scudo penale”, vanno sommati ulteriori gravi profili di criticità più pratica, che sono emersi solo nel corso della campagna vaccinale.

Ad esempio, e senza contare che il vaccino che previene l’infezione da Sars-Cov-2 non esiste, essendo disponibile solo un trattamento definito “vaccino” per la sindrome da Covid-19, il cittadino si sarebbe dovuto presentare davanti al medico vaccinatore con la prescrizione medica limitativa RRL, rilasciata dallo specialista indicato sulla confezione del farmaco, come legislativamente previsto dall’art. 94 D. Lgs. 219/06 e da semplici comunicati dell’AIFA e della FNOMCeO. (normativa primaria e fonte giuridica ben diversa dal mero “comunicato” sul punto si veda https://www.lapekoranera.it/2021/12/05/restrizioni-covid-avv-cinquemani-importante-comprendere-la-differenza-tra-una-circolare-e-una-legge/).

Oltre a ciò il cittadino avrebbe dovuto essere munito di una relazione contenente la valutazione rischi/benefici ai fini dell’inoculazione del vaccino, relazione che, a meno di dichiarazione mendace, ben difficilmente può essere rilasciata, atteso che la stessa l’AIFA e l’EMA hanno pubblicamente dichiarato di non essere in possesso dei dati su efficacia e sicurezza.

Ricordando inoltre che nessun medico può essere indicato perché il vaccino è classe C (nn), poteva tutt’al più essere rilasciata una ricetta “bianca” da parte del MMG a totale carico economico del cittadino.

La legittimità della campagna vaccinale pubblica e gratuita sembrerebbe dunque piuttosto dubbia, con l’evidente conseguenza che aver addebitato il costo del vaccino al settore pubblico, sembrerebbe configurare un danno erariale nei confronti dello Stato.

Appare evidente, pertanto, che sul medico vaccinatore gravava, e tuttora grava, non solo l’onere (peraltro assai discutibile, per quanto sopra rilevato) di conformarsi “alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio emesso dalle competenti autorità e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del Ministero della salute relative alle attività di vaccinazione” (art.3 D.L.44/2020) ma anche il dovere di continuare a conformarsi alla restante legislazione in materia, mai abrogata o sospesa e comunque non coperta da alcuno “scudo penale”: chi abbia agito in assenza anche di uno solo di questi requisiti, non potrà invocare a propria tutela alcuna causa di esclusione della punibilità, risultando suscettibile di denuncia penale, nonché civile, da parte del cittadino vaccinato, anche in assenza di reazioni avverse e già dalla prima dose.

Occorre infine evidenziare che il Senato della Repubblica ha pubblicato il 16 giugno 2021, nella seduta n. 337 l’Atto n. 1-00388, con il quale dichiarava: “Tutti gli studi di fase 3 sui vaccini COVID-19 sono in corso e non dovrebbero concludersi fino alla fine del 2022/inizio 2023“.  Quindi tutt’ora vengono inoculati “vaccini in fase sperimentale”.             MA vi è di più, tale atto riporta ancora che: “tuttavia, per i bambini, l’equilibrio tra beneficio e rischio sarebbe molto diverso e che bisogna “garantire che non si ripetano tragedie passate che si sono verificate soprattutto quando i vaccini vengono immessi sul mercato”, riportando l’esempio del vaccino contro l’influenza suina, Pandemrix (2010), che ha provocato oltre mille casi di narcolessia (una lesione cerebrale devastante), ed il Dengvaxia, il nuovo vaccino contro la Dengue, che ha portato alla morte di 19 bambini per un possibile “effetto ADE” (“antibody-dependent enhancement”, potenziamento anticorpo-dipendente) prima che il vaccino fosse ritirato;

L’appello si conclude con la considerazione che “C’è un’importante saggezza nel giuramento di Ippocrate che afferma: ‘Prima non nuocere’. Tutti gli interventi medici comportano un rischio di danno, quindi abbiamo il dovere di agire con cautela e proporzionalità. Questo è particolarmente vero quando si considera l’intervento di massa in una popolazione sana, nella quale situazione ci devono essere prove concrete di benefici molto maggiori dei danni. Le attuali prove disponibili mostrano chiaramente che il calcolo del rischio rispetto al beneficio non supporta la somministrazione frettolosa e sperimentale di vaccini COVID-19 a bambini, che non hanno praticamente alcun rischio di COVID-19, ma affrontano rischi noti e sconosciuti derivanti dai vaccini. La Dichiarazione dei diritti del fanciullo afferma che ‘il fanciullo, a causa della sua immaturità fisica e mentale, ha bisogno di tutele e cure speciali, compresa un’adeguata protezione legale’. Da adulti abbiamo il dovere di proteggere i bambini da danni non necessari e prevedibili. Concludiamo che è irresponsabile, non etico e in effetti non necessario includere i bambini sotto i 18 anni nel lancio nazionale del vaccino COVID-19“; https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=18&id=1299973

Avv. Francesco Cinquemani