FORSE UN GOVERNO BREVE CHE APRA AL DRAGHI BIS NEL RISPETTO DEL “SISTEMA”

Si mormora che chiunque vinca le prossime elezioni politiche avrà subito filo da torcere dal cosiddetto “sistema” (poteri bancari europei ed occidentali, Nato, Onu, Ue, grande speculazione finanziaria come BlackRock e Goldman…). E forse riuscirebbe a tenere le redini del governo sino ai primi mesi del 2023: poi secondo non pochi addetti ai lavori potrebbe accadere che il presidente della Repubblica chieda un Draghi Bis per sedare le pressioni internazionali di banchieri ed organismi atlantici vari. Del resto potrebbe mai un governo eletto dal popolo prendersi la responsabilità di bruciare i risparmi degli italiani o mettere ipoteca sulle case perché i cittadini paghino la tangente al “sistema”? Il “sistema” non è affatto sconfitto, in questo momento sta facendo l’esame del sangue e la radiografia a candidati e futuribili eletti. Una manovra per capire chi potrebbe obbedire ai poteri internazionali e chi, invece, avrebbe la voglia matta di dissentire, di dire di no ai padroni finanziari dell’Occidente. Infatti sta già prendendo forma su giornali e tivù prezzolate dal “sistema” la probabilità d’una nuova epidemia o pandemia. Poco conta che si tratti di vaiolo delle scimmie o di febbre gialla del topo di fiume: il “sistema” vuole sondare se alle politiche verranno eletti politici alla Speranza, capaci di chiuderci nuovamente in casa, o ribelli in grado di non rispettare gli ordini di Onu ed Oms. Il potere sta facendo giocare il popolo come il gatto col topo in un locale chiuso, lascia gli italiani alla momentanea euforia elettorale.
E’ sotto gli occhi di tutti che il potere abbia cavalcato la pandemia per serrare i ranghi, per rimettere in riga il popolo. Eppure ancora tanti, anzi troppi, sono quelli che puntano l’indice accusatorio contro chiunque commetta “lesa maestà”. Eravamo stati chiusi in casa da qualche settimana, e su internet e tivù faceva capolino la notizia che sotto pandemia da Covid sarebbero enormemente aumentate le “fake news contro i poteri bancari europei e le istituzioni”. Logico domandarsi cosa centrasse la pandemia con le eventuali bufale contro il potere. Un mese fa le televisioni ci hanno risposto, arrivando a sostenere che dietro le fake news su Mario Draghi, Joe Biden, Ursula von der Leyen, Christine Lagarde, poteri finanziari e multinazionali occidentali ci sarebbe lo zampino dei “complottosti filorussi”. E’ inutile dirvi come questa notizia ci abbia messo di buonumore, permettendoci di ridere di gusto, compensando alla tanta tristezza che spandono i cosiddetti “media istituzionali”. Sconcerta invece che la gente, quella che incontri per strada, nei bar ed ovunque, continui a credere all’informazione istituzionale, e che ripeta a mo’ d’uccello esotico che “dietro le fake news su Onu e Nato c’è l’accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin”. Ha fatto non poca impressione ascoltare dalla voce d’una insegnate “io ripeto sempre, soprattutto ai miei alunni, che necessita informarsi solo dalla stampa istituzionale”. Quest’ultima un tempo veniva appellata come stampa di regime, capace solo di riportare veline e di onorare quel patto col potere noto come “politica del consenso”. E questo è il modello di libertà che l’Occidente vorrebbe imporre all’intero Pianeta e, parafrasando un imprenditore Usa, all’intero Universo? Un modello di pensiero che utilizzi a reti unificate le tivù pubbliche e private per dirci che “dietro le fake news contro i poteri occidentali c’è la disinformazia russa”? Ed a chi dovesse ricordare che ognuno è libero di pensarla come vuole o di leggere ciò che gli pare, viene anche obiettato che saremmo in guerra, che ci dobbiamo difendere. Soprattutto, la popolazione italiana pare evidente sia regredita allo stato mentale che ha caratterizzato il popolo albanese durante il governo di Enver Halil Hoxha, dal 1944 al 1985: Ipa (così appellavano Hoxha i suoi stretti e fidati compagni) non era affatto un negletto, era figlio d’un ricco mercante ed aveva prima studiato e poi insegnato all’Università di Montpellier in Francia, ma tornato a governare l’Albania ebbe lo spudorato coraggio di vietare ogni forma d’informazione estera al suo popolo. Motivo? Hoxha asseriva che “cinema, media e letteratura occidentale vogliono distruggere l’Albania ed il suo popolo” quindi aggiungeva di “tenere gli occhi ben aperti, di levarli al cielo, perché gli americani si sono alleati anche con i marziani”. Persino Iosif Stalin e Tito sollevarono nel Comintern il problema Hoxha, le ossessioni di Ipa che recavano danno alla politica sovietica. Ovviamente dopo la sua dipartita, nel 1985, gli albanesi incrementarono l’uso delle parabole, ed attraverso le tivù italiane scoprirono d’essere vissuti per più di quarant’anni in balia delle favole di Ipa. Infatti i primi a dirci che ci stiamo rimbecillendo sono gli europei orientali e balcanici. Un amico albanese s’è rivolto allo scrivente così: “ormai credete a tutto quello che vi dice il potere, mi ricordate gli albanesi ai tempi di Hoxha”. Certo Mario Draghi non s’ispira ad Ipa, ma al più raffinato economista Antonio de Olivera Salazar, che ha governato il Portogallo dal 1932 al 1974: e Salazar Draghi lo abbiamo visto nuovamente all’opera al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, dove una platea di scimmiette ammaestrale lo ha applaudito al grido di “Bis! Bisss!”. Al pari di Draghi, anche Salazar era stato prima alle Finanze portoghesi (una sorta di ministro del Tesoro portoghese dal 1928 al 1932), e chiunque criticasse la linea di politica economica di Lisbona veniva arrestato e detenuto come nemico del potere: è inutile rammentarvi che il massone Salazar godeva d’un certo consenso internazionale, le logge bancarie europee ed atlantiche ne garantirono l’inamovibilità. Draghi non è ancora andato via, vorrebbe svolgere il ruolo di primo presidente della Repubblica presidenziale italiana. Perché i seicento deputati che verranno eletti a settembre (prima della riforma erano più di ottocento) verranno messi a lavoro per cambiare la Costituzione, per partorire una riforma presidenziale che possa premiare il Draghi di turno. Ecco perché Draghi prima di fingere di farsi da parte aveva convocato a corte tutti, persino Beppe Grillo. E poi Draghi ha rapporti con intelligence e banche, usa l’informazione istituzionale per eliminare nemici come Conte ed altri. Non è da escludere che Supermario abbia usato anche parole compassionevoli con il comico leader genovese, in evidenti difficoltà per i problemi del figlio. Come non è da escludere Draghi abbia in mano dossier contro i propri nemici, redatti dai professionisti della sicurezza. Così viene spacciata dagli istituzionali per “fake news” ogni critica rivolta alle misure economiche dell’ex Governo Draghi, all’Agenzia delle Entrate, alle banche che requisiscono i soldi dei cittadini, alle normative europee che fanno chiudere le botteghe. Per chiunque non accetti il potere del “sistema” c’è la lista di proscrizione, l’inserimento del dissidente nell’elenco dei “filorussi” o degli untori di “fake news”. Per queste ultime c’è persino chi proporrebbe la galera: colui che sostiene “leviamo per legge le pene pecuniarie ai giornalisti e mettiamo serie pene detentive che frenino l’informazione lesiva del sistema”, ovviamente la galera giungerebbe dopo al giornalista siano state tolte anche le mutande. E con molta probabilità chi ha queste intenzioni verrà confermato nel prossimo Parlamento. A conti fatti, il potere italiano (ed occidentale) di oggi manca d’autorevolezza, non è credibile. A conferma c’è il malessere diffuso della popolazione, l’insofferenza verso le sue regole, la disaffezione dalla propaganda di regime, la cappa omologatoria su pensieri e idee e parole. Così si spegne la tivù e non si compra il Corriere perché non si crede più al sistema, ai suoi moniti, alle sue regole, alla propaganda liberticida. Ma questi comportamenti non bastano a liberarci dalla schiavitù, da regole bel lontane dalla lungimiranza delle vecchie leggi, da vincoli che non ci permettono di lavorare con tranquillità. Comunque i primi di ottobre avremo conferme e sorprese. Ben consci che, chiunque vinca le elezioni dovrà salire al Quirinale per avere l’incarico di governare l’Italia, e Mattarella prima di mandare un vincitore a Palazzo Ghigi probabilmente parlerà con i ben noti poteri del “sistema”.