ITALIA ESPROPRIATA DI MONUMENTI E IDENTITA’ SOCIOECONOMICA

di Manlio Lo Presti (scrittore esperto di banche e sistemi finanziari)

Fatti diversi, dinamiche diverse, bersagli diversi. Se non si intende rimanere dentro la bolla di una lettura distratta degli eventi, è necessario far uso di collegamenti, di sintesi, di raffronti. Mi riferisco a due casi apparentemente scollegati fra loro. Il primo caso è l’agenda di Colao che deve trascinare la ex-italia dentro la “innovazione tecnologica e transizione digitale”, costi quel che costi! Ce lo ordina l’Europa per la realizzazione completa del PNRR (Piano nazionale ripresa resilienza). Lo stile ricorda i passaggi operativi che i colossi F.M.I. (Fondo Monetario Internazionale), B.R.I (Banca dei Regolamenti Internazionali), la B.C.E. (Banca Centrale Europea) hanno sempre utilizzato per sottomettere interi popoli, nazioni, filiere commerciali rientranti nel loro perimetro di interesse. Queste strutture, teleguidate da imperi economici mondiali in gran parte su territorio USA, dapprima deliberano l’erogazione di linee di credito dall’importo rilevante e a fronte delle quali impongono alle nazioni il compimento rigoroso di una lista di adempimenti. Obblighi che hanno l’effetto di demolire l’identità del Paese e la sua autonomia economica, ed infine militare! A completamento e a supporto del progetto finanziario totalitarista si fornisce lavoro al progetto ID2020 nato nel 2015, apparentemente utilizzato per combattere il covid19, con la benedizione del dio della morte Bill Gates. Il progetto ha lo scopo di attribuire ad ogni umano della terra una identità digitale univoca e personale. Gli estensori del megaprogetto dicono che l’identità digitale migliorerà la vita delle persone e lo hanno scritto sul sito web https://id2020.org/alliance. Il progetto ha molti padri: Nazioni Unite, di ONG, Governi e imprese di tutto il mondo. Nella lista dei partner finanziatori troviamo, tra i tanti, Bill Gates con la Microsoft, come pure la Rockefeller Foundation e la GAVI (una struttura che deve garantire accesso paritario ai vaccini per tutti). Il fine? Far diventare tutti gli umani degli oggetti numerabili e rintracciabili ventiquattro ore su ventiquattro, senza tutele, senza garanzie, senza riparo, eternamente precari ed esposti alla spada di Damocle del regime tecnotronico pervasivo.
Il secondo caso è quello dello strisciante trasferimento della proprietà dei monumenti italiani al F.A.I. (Fondo Ambiente Italiano) una struttura fondata da un piccolo gruppetto di magnati nazionali, nata il 28 aprile 1975. Il modello organizzativo è stato preso totalmente da quello inglese del National Trust. Questa struttura è affiliata a INTO – International National Trusts Organisation, altra struttura inglese! Il campo d’azione è quello della salvaguardia del patrimonio artistico e monumentale seguendo il dettato dell’articolo 188 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Leggendo con attenzione il testo del ridetto articolo 118 della Costituzione italiana, in esso non si parla affatto di fondazioni ma di “Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.” Più avanti l’articolo recita: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.” Non si parla di Fondazioni o di ETS (Ente del Terzo Settore). Non è quindi chiarito il perimetro di azione di queste organizzazioni. Va evidenziato che l’operatività del F.A.I. si basa sulla disponibilità di 11.000 (2021) volontari, senza specificare nel sito il loro costo, l’entità del rimborso spese individuale, ecc. ecc. ecc.
Ancora una volta, si conferma che l’Italia non è una repubblica fondata sul lavoro, ma sul volontariato gratuito, peraltro benedetto anche dall’attuale presidente della Repubblica in una recente occasione pubblica! Si tratta di una nobilitazione di un caporalato dilagante? E il valore del lavoro che fine ha fatto quando abbiamo la benedizione del Quirinale? I sindacati colpevolmente tacciono. Tace il Ministero del lavoro. Tacciono i partiti occupati ad autoperpetuarsi. Tacciono i giornali, le reti televisive, la rete internet, tacciono i consulenti del lavoro, i giuristi.
A dispetto dei criteri di trasparenza, se esploriamo il sito di questa organizzazione italiana fondata a Milano dalla zarina del maggiore giornale dell’epoca e con dinastie potentissime e ricchissime di oltremanica, non troviamo la copia dell’atto di fondazione. Troviamo in fondo alla pagina di accesso e a caratteri minutissimi su sfondo scuro i dati della partiva iva, del codice fiscale.
Il sito ufficiale (https://fondoambiente.it/ ) non riporta un bilancio di esercizio, come richiesto da tutti i componenti del Terzo Settore in Italia! Perché questa omissione? Gli italiani e l’opinione pubblica non devono sapere? Possiamo però leggere lo Statuto (https://faiwebsite.imgix.net/uploads/2022/03/08104958/2022.03.07_STATUTO_ETS.pdf ). Dalla lettura del link, esso non è direttamente reperibile sul sito ufficiale. Perché? Trasparenza zero! Perché?
Peraltro, la pagina iniziale riporta in bella evidenza la bandiera ucraina: una scelta di campo, scelta adottata verticisticamente, senza aver preventivamente esplorato democraticamente le opinioni dei 214.127 (2021) iscritti che – difficilmente – saranno tutti graniticamente, univocamente, totalmente allineati con la narrazione angloamericana delle operazioni militari russo-ucraine! Ma questo è evidentemente un dettaglio privo di importanza.
Dobbiamo constatare che si tratta di una scelta autocratica che fa perdere prestigio ad una istituzione che dovrebbe appartenere a tutti gli italiani e non ad una parte allineata ai dettami atlantici.
Il sito riporta un elenco dei beni amministrati e ricevuti in donazione (https://fondoambiente.it/luoghi/beni-fai/?_ga=2.22192377.35411382.1660250378-1267549224.1660250378 ) . Non è disponibile alla pubblica verifica una relazione sul correlato atto di cessione e donazione. Il sito dichiara che i beni sono settanta ma sono descritti solo i quarantotto aperti al pubblico. Perché non tutti? Ci sono restauri in corso, trattative in corso? Degli altri ventidue non sappiamo nulla. Chi li ha donati e dove si trovano. Perché questa omissione? L’Art. 4 dello Statuto descrive la composizione del patrimonio del F.A.I. Il punto (b) del ridetto art. 4 parla di “elargizioni fatte da enti o privati, con espressa destinazione ad incremento del patrimonio”. Sono previsti conferimenti di beni sequestrati alla criminalità organizzata? Ma non viene specificata la procedura di cessione nel sito. Ne risulta che il sito ufficiale sembra essere una vetrina che enfatizza eventi culturali, visite, interventi formativi. Sembra una società di animazione turistica con incursioni culturali e niente di più!
Infine, perché demandare ad una struttura “terza” la gestione di beni culturali? Perché i ridetti beni confiscati devono per forza essere devoluti a tale fondazione? Lo Stato non è capace di farlo? E allora, a cosa servono la massa di funzionari stipendiati dal Ministero? Perché dobbiamo ricorrere al volontariato evidenziato nell’art. 5 dello Statuto, mentre sono disponibili risorse umane statali retribuite?
Ci sono molte domande senza risposta! Perché non si è mai iniziato un serio dibattito sul tema cruciale del destino del patrimonio artistico e culturale italiano che rappresenta il 70% dei monumenti del pianeta, senza doverlo lasciare in mano ad interessi di oltremanica?
Tutto ciò premesso. Cosa accomuna due eventi che sembrano non avere un nesso?
Il tratto condiviso è quello della spoliazione e del saccheggio della nazione italiana, perseguito nella più totale opacità nella comunicazione e grazie alla totale inerzia egli organi di controllo democratico quali il Parlamento e i ruoli ispettivi dei Ministeri competenti, il cui scopo è quello della salvaguardia dell’intero patrimonio artistico e culturale dell’Italia: a) sia sul fronte delle libertà civili e del diritto umano di voler essere individui senzienti e liberi; b) sia sul verificarsi di un progressivo e silenzioso dissanguamento del patrimonio artistico e culturale dell’Italia devoluto con flusso carsico a strutture privatistiche che non hanno alcun titolo ad amministrare tali beni monumentali non contemplati dal tanto citato articolo 118 della Costituzione della Repubblica Italiana e senza un preventivo assenso del Parlamento unico organo sovrano titolato a deliberare decisioni prese con decretazioni non dibattute democraticamente ex-ante!
Il terreno comune di eventi apparentemente scollegati sta tutto qui: la rapina dei beni culturali e la demolizione della nostra bellissima penisola.

È il rastrellamento, Bellezza!