Se si votasse oggi ci sarebbe una «strage» in Parlamento: ecco i potenziali disoccupati

«Li chiamano “dead men walking”. Uomini morti che camminano. Morti politicamente, si intende. Sono gli onorevoli che già oggi, quando teoricamente mancano ancora otto mesi alla fine della legislatura, sanno con certezza di non tornare tra le mura del Palazzo. E che, di conseguenza, vivono con una certa apprensione – eufemismo – i venti di crisi che spirano intorno al governo Draghi», lo scrive Carlantonio Solimene su Il Tempo, e aggiunge «Che sarebbe stata una mattanza lo si era capito già quando era stato tagliato il numero dei parlamentari, che passeranno dagli attuali 945 a 600. Ma ieri, ad aggravare i già tetri pensieri dei “precari”, è arrivata la simulazione realizzata da Euromedia Research sulla composizione delle Camere dopo le prossime Politiche. Sia che resti l’attuale legge elettorale, sia che si torni al proporzionale, il dato che colpisce è uno. A sopravvivere saranno pochissime formazioni politiche. Solo sei con il proporzionale con soglia di sbarramento al 4% (FdI, Pd, Lega, M5s, Forza Italia e Azione/+Europa). Appena una in più col Rosatellum: la federazione tra Sinistra Italiana e i Verdi».

Se si votasse oggi e le alleanze non cambiassero resterebbero fuori nomi illistri della politica come ad esempio «l’ex premier (Matteo Renzi con la sua anemica Italia viva), ex vicepremier (Luigi Di Maio, con la sua Insieme per il futuro neanche quotata dai sondaggisti), ministri in carica (lo stesso Di Maio, Roberto Speranza, Elena Bonetti) e una pletora di ex: da Pier Luigi Bersani a Lorenzo Fioramonti, da Maurizio Lupi a Teresa Bellanova, da Barbara Lezzi a Gaetano Quagliariello fino a Paolo Romani e Maria Elena Boschi». «Insomma, se pure Draghi andasse in crisi, i precari potrebbero per assurdo recarsi da Mattarella e portargli già i numeri e i nomi per un nuovo esecutivo».