Palamara: «Tanti magistrati e cittadini vogliono una radicale riforma della giustizia»

Palamara lancia gli Stati Generali della Giustizia. Ecco di cosa si tratta

Intervista di Antonio Amorosi su Affari Italiani.

Cosa sono questi Stati generali della giustizia che ha lanciato?

Il primo passo per non disperdere un patrimonio collettivo. Tante persone seguono i temi della giustizia e sono per una giustizia sociale. Penso poi a chi è stato ingiustamente detenuto o ingiustamente giudicato, a chi non può fare impresa in Italia…

E com’è che ai referendum sulla giustizia non ha votato nessuno?

Questa è una storia totalmente scollegata dal discorso del referendum. I referendum sono previsti dalla nostra Costituzione ed è sbagliato che chi ha votato e milioni di italiani vengano derisi. E’ sbagliato non tenere conto di chi la pensa in modo diverso. Io voglio rompere gli schemi e una versione paludata rispetto al tema della giustizia

Chi è inviato? I magistrati italiani, gli intellettuali, i giornalisti? Ha già un piano?

E’ invitato chi ha subito, nei vari ambiti, le storture del sistema. Chi ha visto nominare altri meno meritevoli perché le correnti X e Y imponevano le proprie regole. E’ aperto a tutti coloro che capiscono che queste storture vanno sanate e a chi ha vissuto sulla propria pelle cosa vuol dire il meccanismo della raccomandazione, cosa ha significato esserne esclusi e quanto sia difficile arrivare in un posto per merito. Ma il tema riguarda tutti

Lei parla di un processo di riforma della giustizia. Ma è possibile?

I miei Stati Generali si rivolgono a tutti gli italiani e a tutti i cittadini magistrati che vogliono giustizia, merito, trasparenza. Poi c’è il tema interno della magistratura. In quel contesto continua a pesare il meccanismo correntizio e di chi non vuole rinunciare ai privilegi e al potere fine a sé stesso. L’ho vissuto sulla mia pelle: basta col guardarsi allo specchio e dire io sono il più bravo, il più meritevole e quindi…

Ha già previsto date ed eventi specifici?

Ci sarà una presentazione il 23 luglio. Non è il solito circoletto autoreferenziale. L’associazione poi si costituirà e organizzerà incontri, guardando alla giustizia e a tutti i temi connessi, dalla sanità al caro bollette, ai problemi dell’occupazione

Secondo lei nella società si sente questa necessità?

Il tema della giustizia non può essere declinato solo ed esclusivamente da una parte dell’informazione e della magistratura. Si è imposta nel nostro Paese una sorta di idea giustizialista che negli anni è stata poi sconfessata. Non possiamo essere ipocriti sul meccanismo delle nomine all’interno della magistratura, il ruolo delle correnti, l’uso politico della giustizia, il legame tra una parte della magistratura e l’informazione. Tanti magistrati e cittadini vogliono una radicale riforma della giustizia

La ricerca della verità sui fatti di giustizia, dal piccolo al grande caso, dice lei non devono essere distorti dal potere. Ho capito bene?

Esattamente. Bisogna andare fino in fondo sui fatti come, faccio un esempio, sulla vicenda della Loggia Ungheria. Va capito e spiegato cosa è accaduto. Non si può fermare tutto dall’inizio

Una parte di magistrati non è rappresentato da queste logiche però…

…certo, non è rappresentato da queste logiche ed è significativo guardare a cosa accadrà all’interno del prossimo CSM. Credo che i problemi si risolvano con una riforma anche politica che non si fermi alle apparenze e rompa gli schemi

Ma le sembra che l’attuale classe politica abbia lforza e il coraggio per dar vita a una riforma sensata?

Per questo motivo mi sto battendo e rivolgendo ai cittadini italiani. C’è uno strumento importante nel 2023, le politiche. Fino ad ora sulla giustizia la classe politica non ha dimostrato di avere la forza riformatrice che doveva avere. Mi rivolgo a tutti coloro che vogliono le riforme

Parliamo dell’importanza dell’autonomia della magistratura…

Sì, si è creato un corto circuito tra le problematiche dell’organizzazione della magistratura e la sua gestione. L’idea che la magistratura possa essere utilizzata dall’esterno per risolvere i problemi della politica cecchinando ora questo ora quell’uomo politico non va bene per il Paese. L’idea di dover mettere per forza una maglietta ai magistrati quando indagano è qualcosa che non può essere più tollerato. Ci sono tanti magistrati che la pensano come me e lo fanno perché hanno la volontà di ricostruire e verificare se un fatto è realmente accaduto o meno. Troppo spesso invece è capitato che le indagini venissero strumentalizzate per colpire questo o quell’avversario. Questo perché qualche magistrato si è fatto strumentalizzare. Bisogna chiudere questa stagione e riformare per il bene di tutti.