Dopo la terza dose hanno capito che «i vaccinati sono più sensibili al Covid e varianti»

Di Maurizio Belpietro – Prima Massimo Galli, che attribuiva i postumi della malattia alle iniezioni. Adesso, Andrea Crisanti ammette che chi ha porto il braccio «è meno protetto». Anche il «Bmj» svela dati inquietanti. Eppure qui preparano l’ennesimo booster.

Il primo dubbio lo ha instillato un peso massimo, anzi il professor Massimo, che di cognome fa Galli, ex direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, autorità televisiva indiscussa durante il periodo della pandemia. Dopo essere stato colpito dal coronavirus, nonostante le sue tre vaccinazioni e aver misurato su sé stesso le conseguenze di quello che viene definito long Covid, durante un’intervista al settimanale Panorama, il luminare si fece sfuggire una frase riguardo ai sintomi manifestati da molti pazienti. «Sono così tanti che viene il dubbio se considerare tutto ciò come long Covid. Alcuni di questi potrebbero essere innescati dalle vaccinazioni. Con il dovuto imbarazzo, sulla base dei dati che potevano essere disponibili, molte di queste sintomatologie sembravano fenomeni psicosomatici. Ora che pure io sono direttamente coinvolto, devo riconsiderare alcune mie convinzioni». Già, avendoli provati su di sé all’inizio di giugno, il professore cominciava a prendere in considerazione che forse quei sintomi non erano inventati, ma dovuti o alla malattia o alla cura della malattia, perché prima di allora Galli, come molti altri, non si era mai sentito così affaticato e dolorante.

Ma ora, alla voce del luminare della tv si uniscono anche altri pareri e nuovi studi. La prima voce da registrare è quella del professor Andrea Crisanti, ossia di colui che per primo nel marzo del 2020 invocò i tamponi per arginare i contagi. Intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno durante un convegno a Bari, il direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova si è lasciato sfuggire una frase che però getta una luce inquietante su ciò che ci aspetta nelle prossime settimane e probabilmente nel prossimo autunno. Alla domanda del giornalista che gli chiedeva lumi sull’aumento dei contagi registrato nell’ultimo mese, il professore ha ribattuto spiegando che molto dipende dalla variante insidiosa con cui abbiamo a che fare, ma
molto dipende anche dal fatto che i vaccinati, specialmente quelli che hanno ricevuto l’iniezione diversi mesi fa, «sono più sensibili». Sì, Crisanti ha detto proprio così, testuale: «La diffusione del virus a cui stiamo assistendo dipende, appunto, dalla maggior sensibilità della popolazione e, ovviamente, anche dai nostri comportamenti. Sottolineo, questa variante è più insidiosa per i vaccinati e i vaccinati sono meno protetti». Ma come? Non abbiamo fatto prima, seconda e terza dose per poter tornare alla normalità e vederci restituita la vita che conducevamo prima? Non ci avevano detto che il booster era indispensabile e che grazie a quello saremmo stati a posto per i prossimi cinque o dieci anni? A quanto pare si sbagliavano. I pozzi di scienza non avevano tenuto conto, non soltanto dei possibili effetti avversi ma, come per la verità qualche studioso aveva provato a dire, anche del rischio che il sistema immunitario, una volta stimolato, reagisse in maniera contraria a quella che ci sarebbe stato da aspettarsi. Il quotidiano pugliese ovviamente ha messo in pagina l’intervista con un titolo che non lascia adito a dubbi: «Crisanti lancia l’allarme contagi: vaccinati più sensibili al virus». Ora, che chi si è immunizzato sia esposto al contagio più di chi non lo è potrà sembrare una cosa logica per chi è del settore, così come l’ipotesi che alcune reazioni classificate come long Covid siano dovute all’iniezione, ma per gente come noi non lo è. Non abbiamo offerto il braccio alla patria perché ci faceva piacere farlo, ma perché ci era stato detto e spiegato fino allo sfinimento che, una volta vaccinati, avremmo ridotto il rischio di infettarci e di finire in ospedale. A dire il vero, il presidente del Consiglio ci assicurò che una volta in compagnia di persone inoculate c’era la certezza di trovarsi con chi non è contagioso e di non contagiarsi. Certo, il premier non è un infettivologo e invece che di virus si occupa di surplus, però i professori ci rassicuravano dall’alto della loro esperienza. Il tono di voce ogni volta era quello di chi è costretto a spiegare cose ovvie ai somari. Purtroppo, le cose ovvie non erano tanto ovvie, prova ne sia che oggi, con assoluta nonchalance, ci viene detto che i vaccinati sono più sensibili, ma allo stesso tempo ci si invita a fare la quarta dose, perché la terza non basta più e addirittura rischia di esporci a maggiori rischi.

Aggiungo una notizia, uno studio in fase di pubblicazione sul British medical journal ha indagato le reazioni su 22 milioni di persone, valutando l’efficacia vaccinale da agosto 2021 a marzo 2022. In sintesi, gli ultracinquantenni si contagiano di più e gli ultrasettantacinquenni hanno maggior rischio di ricovero. Certo, i risultati vanno presi con le pinze, perché l’articolo è classificato come preprint, cioè non ancora certificato e quindi oggetto di ulteriori valutazioni, ma la conclusione a cui arrivano i ricercatori inglesi lascia senza parole, perché segnala un aumento di ospedalizzazioni e decessi tra i vaccinati e un decremento tra i non vaccinati. Ovviamente, coloro che non si sono sottoposti all’iniezione sono numericamente inferiori a chi è stato inoculato. Tuttavia, e noi siamo senza parole, gli esperti dovrebbero spenderne qualcuna per spiegarci che cosa sta succedendo.
La Verità – Immagine Ansa