Quando Bruno Vespa la pensava come Putin e Alessandro Orsini [VIDEO]

Di Antonio Amorosi, Affari Italiani – È il 23 novembre del 2017, siamo a “Roma InConTra” appuntamento ideato dal giornalista Enrico Cisnetto e Bruno Vespa parla della pericolosa strategia della NATO di allargamento nell’Est Europa.

Vespa: «Bisogna riconoscere che l’Occidente ha sbagliato con Putin. Io sono sempre dell’idea che quando vinci non devi stravincere: non devi umiliare lo sconfitto. Ma come gli è venuto in mente di mettere i missili in Polonia? Di pigliarsi… io capisco che l’Estonia, la Lettonia, la Lituania non vedevano l’ora perché Stalin se l’era prese così… vrum… come la grande manona di un cartone animato che si piglia il frugoletto… e quindi avevano voglia… ma come ti viene di farci… la NATO (con voce che dà il senso della sorpresa, ndr)… i missili… lì dentro, in casa di Putin (accentuando le parole, ndr), in quella che è stata casa di Putin. Non era meglio fare una fascia, diciamo, di apparente neutralità, filo occidentale? Ma senza esagerare. E quello poi… quello poi se l’è presa eh! Se l’è presa ed è sicuramente l’uomo più potente del mondo».

Cisnetto aveva anche affermato: «Considero Putin il più bravo di tutti!». Vespa: «Sottoscrivo». Cisnetto: «E per questo anche il più pericoloso…». Vespa: «Eh…».

Un giudizio netto sul pericoloso allargamento della NATO ad Est, per circa 23 anni, che avrebbe fatto innervosire Putin con possibili conseguenze non gradite. Le parole che ripete in ogni contesto Alessandro Orsini su cui Vespa ha espresso queste parole: «Orsini non lo invito. Con la guerra nel mio talk non c’è posto per il né-né».

Le parole di Vespa del 2017 sono in totale contrasto con le attuali posizioni dell’anchorman di punta di Rai Uno, sempre molto filo governativo e filo Draghi. Basti guardare una delle tante puntate che “Porta a Porta” ha dedicato al conflitto in Ucraina. Più esplicitamente Giovanni Floris, conduttore di Di Martedì su La 7, poche settimane fa gli ha chiesto di esprimere compiutamente il suo pensiero: «Lei, dalla posizione di osservazione che ha nella sua trasmissione che idea si è fatto? Stiamo sbagliando qualcosa? L’idea di dare le armi, di sostenere in maniera così evidente la resistenza Ucraina è giusta o è sbagliata?».

Vespa: «Bah, io forse certe volte penso di fare un discorso troppo semplicistico. Che cosa succederebbe se noi non dessimo le armi? La guerra già sarebbe finita e l’Ucraina avrebbe fatto la fine della Crimea. Era nell’interesse delle libertà democratiche, eccetera eccetera eccetera? Era nel nostro interesse autorizzare in Europa un’operazione di questo genere? Secondo me no. Secondo me abbiamo fatto bene. Naturalmente ogni arma che si dà è un’arma che uccide. Ma se pensiamo a quello che ha fatto la Russia c’è da impallidire… cioè noi stiamo vedendo delle cose che veramente… nei tempi peggiori della Seconda Guerra mondiale, cioè la brutalità anche di certe operazione individuali… io non credo che poi Putin dica ‘allora fate Bucha’ cioè… però sta succedendo. E credo e temo che Bucha sia stato proprio lo spartiacque che ha chiuso e ha convinto definitivamente anche gli scettici che l’Ucraina va aiutata».
Floris: «Altra soluzione non c’era».
Era nel nostro interesse autorizzare in Europa un’operazione di questo genere? Il Vespa del 2017 avrebbe risposto: È colpa dell’allargamento della NATO ad Est.
Ma qual è il Vespa vero? L’uno, del 2017? O il due, del 2022?
E soprattutto: perché Vespa ce l’ha tanto con Orsini quando esprime il suo stesso pensiero (del 2017)?

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