La Verità: «Via le maschere, restano i pagliacci»

I ministri Roberto Speranza e Patrizio Bianchi cedono sulla maturità: le protezioni solo «fortemente raccomandate». Ma intanto gli esami sono già cominciati. E fioccano gli studi che spiegano quanto i provvedimenti anti Covid abbiano comportato effetti disastrosi sull’apprendimento e sul comportamento degli studenti.

Walter Ricciardi doveva aver già capito l’antifona. Mascherine alla maturità? «Nei luoghi chiusi restano indispensabili», commentava con Adnkronos, «ma la decisione concreta la prenderà la politica». E la politica, gli appigli alla sacra scienza, li aveva esauriti da un pezzo. Un esempio? Allo studio legale che gli aveva chiesto su quali basi fossero stati imposti i bavagli a scuola, Gianni Rezza aveva dovuto rispondere: «Questa amministrazione non è in possesso della specifica documentazione richiesta». Le pressioni per liberare i ragazzi dalla museruola, ormai, si erano fatte insostenibili persino per gli oltranzisti della Cattedrale sanitaria. Da ultimo, il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, aveva promesso che, al più tardi, il cdm di domani avrebbe sbloccato tutto.

Così, ieri, dopo un vertice pomeridiano cui ha partecipato il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, Roberto Speranza e Patrizio Bianchi, insieme alla Ffp2, si son dovuti calare pure le braghe: mascherina agli esami non più obbligatoria. Resta la «raccomandazione», giusto per fingere che non sia uno smacco clamoroso. Varrà anche per gli scritti e anche per la terza media.

Qui sta un inghippo. Perché, per rendere operativo il cambio di passo, servirà «una norma al prossimo Consiglio dei ministri», seguita da «una circolare esplicativa alle scuole». Il solito vortice burocratico. La linea Caesar di chi, per partito preso, vorrebbe portare avanti l’estrema vessazione nei confronti di quasi due milioni di ragazzi e dei loro docenti. Come precisava un’agenzia stampa, quindi, «bisognerà attendere». Solo che, nel frattempo, le prove, alle medie, sono già cominciate: qualcuno è partito ieri, qualcun altro parte oggi. Chi arriverà prima? Il permesso di scoprirsi la faccia o il voto dell’orale?

Per la maturità, il discorso è diverso. Sarà difficile tirarla talmente per le lunghe da beffare gli alunni dei licei. Ecco perché è sacrosanto rivendicare questa storica vittoria sul carrozzone pandemico. Matteo Salvini, incassati la batosta del referendum e i deludenti risultati del suo partito alle amministrative, ha sottolineato che il governo ha accolto «la richiesta della Lega». Il sottosegretario all’Istruzione del Carroccio, Rossano Sasso, in effetti, si era molto speso per la causa. Il punto, comunque, è stato messo a segno con il contributo dei pochi, La Verità in primis, che da settimane insistevano sulla totale assenza di basi scientifiche dell’obbligo di imbacuccarsi naso e bocca. Una regola che il ministro Bianchi s’era ostinato a difendere con argomenti grotteschi. Ebbene, con buona pace del «valore educativo» delle mascherine, che insegnerebbero «il rispetto» e incarnerebbero un fantomatico «patto per la sicurezza», i talebani del Covid hanno dovuto rinunciare a imbavagliare i seggi. E adesso, sono stati costretti a cedere pure sulla scuola.

Lorsignori ci spiegheranno, come hanno provato a fare per giustificare l’osceno balletto sulle museruole alle urne, che la scelta è maturata «alla luce del mutato quadro epidemiologico». Balle sesquipedali. Semmai, il «quadro epidemiologico» è in lieve peggioramento. La realtà, appunto, è che non esisteva mezza ragione tecnica per tenere in piedi l’inutile persecuzione. Gli studi comparati l’hanno messo in luce ampiamente: i Paesi in cui sono state imposte le mascherine in aula avevano curve dei contagi sovrapponibili a quelle delle nazioni più lasche. Intanto, però, protocolli e distanziamenti, chiusure e didattica a distanza hanno rovinato la psiche dei giovani – nonché la loro preparazione. Siamo sempre lì: le politiche sanitarie non dovrebbero fondarsi sull’ideologia, bensì su un’accorta valutazione di costi e benefici di ciascuna misura. Se non alle evidenze, i sacerdoti delle restrizioni eterne si sono dovuti arrendere all’assedio culturale e politico.

Cosa succederà a settembre? Non escludiamo che, in vista dell’autunno, la ditta Speranza si rifaccia avanti. Specie se, con lo zampino di Omicron 5, si dovesse riaprire qualche spazio d’intervento. Vigileremo, qualora dovesse tornare la moda della «nuova normalità» in classe. Tuttavia, già domani, in cdm, si aprirà un nuovo fronte. Scadrà il precedente decreto sulle mascherine e bisognerà stabilire in quali casi prorogarne l’utilizzo coatto. Tanti saluti – ci siamo abituati – al congruo anticipo dei provvedimenti, che Mario Draghi promise quando s’insediò a Palazzo Chigi…

Le bardature dovrebbero sparire da cinema, teatri e manifestazioni sportive, mentre i massimalisti tengono duro sui trasporti: autobus, treni, metrò e aerei, dove, al solito, siamo gli ultimi dei mohicani mascherati. Cosa inventeranno per aggrapparsi a questi scampoli di regimetto? Che ci sono i ceppi ricombinanti? Che bisogna passare per il viatico della quarta dose? Che dobbiamo tutelare i fragili? Che è meglio essere prudenti? Che è necessario dare il buon esempio? Il repertorio delle scuse è inesauribile. Il fatto è che ai pagliacci dell’esecutivo, la Ffp2 serve a poco: la faccia che dovrebbero coprire, infatti, l’hanno già persa.
di Alessandro Rico – La Verità – Immagine Ansa

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