Dipendenti pubblici, la fuga dei giovani dal posto fisso: «Stipendi troppo bassi»

«Posto fisso? Addio. Centinaia di giovani hanno vinto i concorsi pubblici voluti da Renato Brunetta, ma stanno rinunciando alle assegnazioni. La ragione? I salari sono troppo bassi e spesso ci si deve trasferire lontano da casa (Milano e Roma, in primis) dove gli affitti sono insostenibili. Sulla scelta dei giovani pesa anche la confusione con cui sono stati gestiti i concorsi».

Inizia così l’articolo de Il Fatto Quotidiano nel quale riporta le testimonianze di alcuni candidati.
«Toglietevi dalla testa l’idea di chiedere un trasferimento. Sono qui da 20 anni e non l’ho ancora ottenuto. Ah, e non pensate di fare carriera, è impossibile». Roma, ministero dell’Economia e delle Finanze. È il primo giorno di lavoro per decine di giovani e il gruppo di neoassunti, testimoni dello sfogo di un dipendente che lavora in quell’ufficio da tempo, non può credere alle proprie orecchie. A raccontarlo è Marco (nome di fantasia, ndr): laurea in giurisprudenza, avvocato abilitato, un dottorato alle spalle. Ha vinto il concorso per funzionari amministrativi, si è piazzato tra i primi posti, eppure ha dovuto lasciare la Sicilia. Prende servizio nella Capitale, al Mef: non ci sono computer per tutti, non viene fatta la formazione, per giorni a nessuno viene detto cosa fare. Lui, Marco, vi resterà per poco: «Dopo circa tre settimane mi sono licenziato» racconta, «all’inizio ho preso un monolocale, per un mese, su Airbnb, nell’attesa di cercare una soluzione più stabile. Ma gli affitti erano troppo alti. Ho pensato anche di andare a vivere in una stanza singola, con altre persone, ma il fatto è che non sono più uno studente. Insomma, mi sono fatto due conti in tasca e ho capito che con uno stipendio da 1700 euro al mese mi sarebbe rimasto ben poco. Così ho deciso di tornare a casa. Ora sto lavorando, part-time, e mi sto preparando per altri concorsi».

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