Kiev caccia la commissaria dei diritti: «Enfasi senza prove su stupri russi»

Cade la testa di Liudmyla Denisova: poco gradito il suo presenzialismo mediatico.

Si registra significativa fibrillazione ai vertici delle istituzioni di Kiev. I componenti del parlamento ucraino, la Verkhovna Rada, hanno sfiduciato ieri, con 234 voti a favore, la commissaria per i diritti umani, Liudmyla Denisova. «I parlamentari hanno raccolto firme sull’espressione di sfiducia nei confronti della commissaria per i diritti umani Liudmyla Denisova», aveva non a caso reso noto Yuliya Paliichuk, portavoce di Servitore del Popolo, il partito fondato dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ucraina Ukranews, Pavlo Frolov, deputato appartenente a Servitore del Popolo, ha riferito di aver avuto un incontro con il capogruppo del partito David Arakhamia, con il presidente del parlamento Ruslan Stefanchuk e con la vicepremier Iryna Vereshchuk. Ebbene, durante questa riunione, sarebbe stata presa la decisione all’unanimità di destituire la Denisova.

In particolare, secondo Frolov, la commissaria non avrebbe fatto adeguatamente ricorso ai suoi poteri per organizzare corridoi umanitari, scambiare prigionieri e arginare attività di deportazione di adulti e bambini dai territori occupati. «L’incomprensibile concentrazione del lavoro mediatico della commissaria su numerosi dettagli di “crimini sessuali commessi in modo innaturale” e “stupro di bambini” nei territori occupati, che non ha potuto confermare con prove, ha solo danneggiato l’Ucraina e distolto l’attenzione del mondo mediatico dai reali bisogni dell’Ucraina», ha affermato Frolov, secondo quanto riportato da Ukranews. Non solo. Il parlamentare ha anche accusato la commissaria di aver trascorso molto tempo all’estero dopo l’inizio dell’invasione russa lo scorso 24 febbraio, senza tuttavia recarsi in Russia e Bielorussia: luoghi in cui, ha argomentato Frolov, la Denisova avrebbe potuto occuparsi dello scambio di prigionieri con maggiore efficacia.

Era d’altronde già da qualche tempo che si registravano delle polemiche sull’operato della commissaria. Pochi giorni fa, numerose giornaliste ucraine le avevano infatti inviato una lettera in cui la esortavano a «correggere» la sua comunicazione sui crimini sessuali avvenuti nel contesto dell’invasione russa in corso. In particolare, le firmatarie chiedevano di «divulgare solo le informazioni per le quali esistono prove sufficienti», «evitare eccessivi dettagli sui crimini», fare attenzione alla privacy delle vittime e ricordare sempre le reti di supporto dedicate al loro sostegno.

La situazione sul destino istituzionale della Denisova era comunque peggiorata l’altro ieri. E lei stessa lo aveva fatto capire. «Ho appena saputo che su ordine del presidente Zelensky è stata presa la decisione di licenziarmi da domani (ieri per chi legge, ndr)», aveva dichiarato lunedì. «Stando alle mie informazioni, all’ufficio del presidente non sta bene la posizione attiva in merito alla raccolta dei dati sulla violazione dei diritti umani sui territori occupati», aveva aggiunto. «Il capo del parlamento», aveva proseguito, «mi ha detto che la procedura del mio licenziamento sarà la seguente: dopo aver raccolto le firme dei deputati, la proposta verrà analizzata dal parlamento». «Durante la legge marziale tuttavia ci sono delle incongruenze e delle violazioni di cinque articoli della Costituzione. Accetterò ovviamente qualsiasi decisione dei deputati del parlamento, sia che sia sfiducia o sostegno, ma questo mi ricorda un po’ uno Stato totalitario. E dobbiamo ricordare che il nostro sta andando verso l’Europa in cui vige il diritto», aveva concluso.
di Stefano Graziosi – La Verità

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