Prezzi del petrolio in volata dopo lo stop alle importazioni dalla Russia

Dopo un buon avvio di settimana, sulla scia del forte rimbalzo della scorsa ottava, i mercati appaiono un po’ più cauti, frenati dalla guerra, dal surriscaldamento dei prezzi e dall’inasprimento delle politiche monetarie, che spingono l’economia globale verso un pericoloso rallentamento.

Il prezzo del petrolio vola sopra 124 dollari al barile, dopo l’accordo raggiunto a Bruxelles su un embargo a circa il 90% delle importazioni di greggio russo a partire dalla fine dell’anno.

L’Ue riesce dunque in modo quasi insperato ad approvare il sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca che prevede lo stop immediato al greggio che arriva dalla Russia via mare e poi in modo progressivo a quello degli oleodotti, grazie a una deroga per l’Ungheria. Prevista anche l’adozione di “misure d’emergenza” nel caso di interruzione delle forniture.

Intanto in Asia Tokyo è in lieve calo e salgono Hong Kong e Shanghai, mentre le autorità di Pechino confermano le riaperture a Shanghai dopo due mesi di lockdown e l’attività manifatturiera in Cina rallenta a maggio ma a un ritmo meno sostenuto che negli scorsi mesi.

Oggi riapre Wall Street dopo la festività del Memorial Day e i future sono deboli, dopo aver chiuso la scorsa settimana in rally, invertendo un trend al ribasso che durava da quasi due mesi. Più in generale i mercati guardano ormai più alla stagflazione che all’inflazione e questo li rende molto incerti e volatili ma anche meno ribassisti.

“Nella prima parte della settimana – spiega Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte – i ribilanciamenti dei fondi e cioè gli acquisti di fine mese daranno una mano ai mercati, mentre nella seconda parte e cioè da domani l’effetto dei ribilanciamenti finirà e torneranno a pesare di più i margini delle aziende e l’inflazione. Prevedo comunque una settimana tendente più al sole che alla pioggia. E questo anche se da domani inizierà il taglio del bilancio della Fed, che pero’ dovrebbe far sentire i suoi effetti sull’azionario piu’ avanti, man mano che entrerà pienamente a regime, a luglio, o agosto”.

Cosa succede in Europa

In Europa i future sull’EuroStoxx 50 sono in leggero calo, dopo una chiusura positiva. Nel Vecchio Continente preoccupa l’inflazione, cresciuta oltre le attese a maggio in Germania e in Spagna. C’è quindi attesa per il dato sull’inflazione dell’Eurozona, che verrà diffuso oggi. Questi dati arrivano nel momento in cui la Bce sembra resistere alle pressioni per un aumento da mezzo punto dei tassi di interesse a luglio.

“Quello che vediamo oggi è che è appropriato uscire dai tassi negativi entro la fine del terzo trimestre e che questo processo dovrebbe essere graduale”, ha affermato il capo economista dell’istituto, Philip Lane a un quotidiano spagnolo.

“La normalizzazione per sua natura si muove in unità da 25 punti base, dunque degli aumenti da 25 punti base a luglio e settembre sono il ritmo di riferimento” ha aggiunto. Se le Borse avanzano, seppure cautamente, la tensione sale invece sul comparto obbligazionario: il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è salito di 10 punti base fino ad arrivare all’1,057%, il top da due settimane, mentre il tasso dei titoli italiani è tornato a sfiorare il 3% e si attesta al 2,99%.

Poco mosso lo spread, a 194 punti, dopo aver oscillato ieri tra un massimo di 197 e un minimo di 191 punti. In frenata il T-bond a 10 anni al 2,84%, lontano dalle recenti punte sopra il 3%. Intanto L’euro ha esteso i suoi guadagni sul biglietto verde sopra quota 1,07 dollari, avendo toccato ieri il massimo da quattro settimane.

L’aumento del prezzo del petrolio

Il prezzo petrolio vola sopra i 124 dollari al barile, dopo il via libera dell’Ue all’embargo progressivo di gran parte delle importazioni di greggio russo. In Asia il Brent s’impenna sopra quota 124, ma già ieri aveva sorpassato la soglia dei 120 dollari, sulla scia dei rincari di benzina e diesel e per il calo delle forniture dalla Russia.

L’accordo politico sull’embargo al petrolio russo avrà l’effetto di ‘asciugare’ ulteriormente il mercato. Ma alla corsa dei prezzi contribuisce anche l’allentamento delle misure di contenimento del Covid da parte della Cina, con l’hub commerciale di Shanghai che ha permesso a tutti i produttori di riprendere le attività a partire da giugno mentre il governo ha affermato che la pandemia è sotto controllo a Pechino.

“C’è una fornitura limitata” ha commentato a Bloomberg, Ole Hansen, capo della strategia sulle commodities a Saxo Bank. Per l’analista sotto i riflettori del mercato ci sono “la domanda cinese e l’inizio della ‘driving season’ negli Stati Uniti”, cioè l’aumento degli spostamenti in auto legati all’arrivo dell’estate. –

La deroga per l’Ungheria

I capi di Stato e di Governo dell’Unione europea hanno raggiunto l’accordo sul sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca. L’embargo al petrolio russo ha ottenuto il via libera ma con importanti deroghe: il divieto d’importazione riguarderà solo il greggio che arriva via mare. Resta fuori dal bando l’oleodotto Druzhba, che rifornisce l’Ungheria ma anche Germania e Polonia. Così come ha ottenuto una deroga di 18 mesi la Repubblica Ceca. Per tutti gli altri il divieto sarà in vigore entro fine 2022, fra sei mesi.

Shanghai riapre dopo due mesi di lockdown

Potrebbe essere la fine delle politiche di “tolleranza zero” imposte dal governo cinese per fermare i focolai di Covid. Pechino ha annunciato la ripresa dei trasporti pubblici a Shanghai da domani 1 giugno, con revoca delle restrizioni per i trasporti privati e la possibilità di movimento dentro e fuori le comunità abitative, ad eccezione dei complessi residenziali nelle aree a medio e alto rischio e in altre aree di controllo designate.

Le restrizioni sul più importante polo economico-finanziario della Cina (Shanghai) sono ormai in vigore da oltre due mesi e hanno provocato forti cali della produzione e nuove tensioni sulle catene di approvvigionamento globali già in difficoltà per i due anni di pandemia. Le autorità di Pechino hanno poi confermato che l’epidemia nella capitale “è sotto controllo”, dopo una settimana di nuovi casi in costante calo.

L’attività manifatturiera rallenta a maggio in Cina, anche se lo fa in modo più contenuto, grazie all’allentamento delle restrizioni anti-Covid. L’indice Pmi manifatturiero scende a 49,4 punti dai 47,4 punti di aprile, restando al di sotto della soglia dei 50 punti che separa le fasi di contrazione da quelle di espansione dell’economia. Gli analisti si aspettano un rimbalzo piu’ contenuto a 48,6 punti. –

S’impenna l’inflazione in Germania e Spagna

Non si arresta la corsa dell’inflazione. In Germania a maggio i prezzi al consumo hanno registrato un aumento superiore alle attese, su livelli che non si vedevano da quasi 50 anni. L’indice del costo della vita è salito dello 0,9% su base mensile e del 7,9% annuale, contro il +7,4% del mese precedente e un atteso +7,6%.

Prezzi ancora in crescita anche in Spagna, dove l’inflazione a maggio è salita dell’8,7%, annuale contro l’8,3% di aprile e un atteso +8,3%. E oggi escono i dati sui prezzi al consumo a maggio nell’Eurozona, che dovrebbero aumentare dal 7,5% al 7,7% annuale. A differenza che negli Usa, dove l’inflazione sembrerebbe ormai aver raggiunto un picco, sebbene con un andamento a singhiozzo che la mantiene sopra l’8% e cioè su livelli molto alti, l’inflazione in Europa continuerà a salire almeno fino a luglio.

Domani inizia il taglio del bilancio della Fed

Da domani, primo giugno, la Fed inizierà a tagliare il suo mega bilancio da 9.000 miliardi di dollari. Si tratta di una misura preannunciata ma di grande portata. Nel giro di tre mesi, entro settembre, la Fed arriverà a ridurre il bilancio fino a 95 miliardi di dollari al mese, tagliando soprattutto l’acquisto dei Treasury e riducendo drasticamente la liquidità sui mercati. E lo farà con meno reinvestimenti dei titoli in scadenza, in particolare i Treasury e gli Abs (Asset Backed Securities), titoli che hanno come sottostanti i mutui.

Tuttavia l’azione delle banche centrali inizia a perdere un po’ di aggressività. La Fed a maggio ha aumentato i tassi per la prima volta da 20 anni e ha detto chiaramente che a giugno e luglio procederà a due aumenti del costo del denaro abbastanza di mezzo punto percentuale, mentre la Bce inizierà anch’essa a rialzare i tassi a luglio, ma non intende farlo di 50 punti base come chiedono i ‘falchi’.

Questo inasprimento monetario, che gli investitori hanno iniziato a percepire e a prezzare da marzo-aprile, ha finora condizionato i mercati, ma incomincia a mostrare la corda. “Le banche centrali – commenta Cesarano – stanno già andando sul secondo tempo, stanno pensando oltre, al rallentamento dell’economia e alla stagflazione. Tant’è che i mercati stanno iniziando a limare i rialzi della Fed. Adesso da qui a febbraio dell’anno prossimo stanno pensando non piu’ a 9-10 rialzi dei tassi ma tra i 7 e gli 8. E c’è chi come Bank of America prevede che la Fed possa arrestare i rialzi dei tassi già a settembre”.
AGI

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