Dpcm: multati perché correvano senza mascherina, sentenza del GP di Monza li scagiona

Era il 4 maggio del 2020, quando la coppia di fidanzati, S.F. e M.N., decise di “rischiare grosso” (battuta ironica ovviamente): uscire di casa, quando la fase acuta della pandemia stava scemando – od almeno così sostenevano gli scienziati della tv di regime – ed andare a svolgere un’attività pericolosissima per qualche oretta: lo jogging!
Ebbene si, cari lettori, la corsa – che, in gergo, tutti oramai definiamo con quel termine americano – all’epoca della pandemenza da covid-19, era considerata un’attività sconsiderata, in quanto non si sarebbero potute utilizzare le mascherine chirurgiche, che a quel tempo, tutti dovevano perentoriamente indossare, in forza di DPCM emesso dal Premier, Conte, a meno che non stessero svolgendo “attività motoria intensa”.

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Sentenza
Ho visto con questi occhi pure animali con il DPI sul muso, povere bestie… i padroni !
Sta di fatto che S.F. e M.N. si arrischiarono ed iniziarono a correre all’interno di un bel parco alberato della provincia di Milano, quando la temperatura esterna iniziava ad essere decisamente alta, come accade da qualche anno a questa parte.
Di tanto in tanto, S. e M. alternavano alla corsa una camminata veloce e, ironia della sorte, fu proprio mentre si tenevano per mano, quasi boccheggiando per la fatica, dopo tanti mesi di fermo forzato, che tre agenti di PM del Comune, in cui insta il parco, acquattati dietro un albero, per fermare pericolosi astanti privi di mascherina, li bloccarono e nonostante le dovute e legittime rimostranze della coppia, li contravvenzionarono con una sanzione da capogiro: 400 euro a testa !
S.F. e M.N., dapprima presentarono scritti difensivi in proprio davanti alla Regione Lombardia, atteso che gli sceriffi, Agenti di PM, addussero l’esistenza di una ordinanza regionale, per sanzionare il comportamento a loro avviso non consono della coppia, che aveva avuto l’ardire di camminare velocemente senza indossare un DPI.
All’emissione dell’ordinanza ingiunzione da parte del Direttore della P.M. del Comune di P.D., tuttavia, la coppia di fidanzati decise di ricorrere alla mia assistenza di avvocato, ahimè, esperta in emergenza democratica da “infodemia” e venne presentato il ricorso davanti al Giudice di Pace di Monza, competente per territorio, nella fattispecie.
A seguito di articolata istruttoria, svolta a seguito della costituzione in giudizio da parte del Comune interessato, che si difese con memoria, in cui addusse una serie di motivi giuridici, da me sconfessati uno ad uno (in primis, non avrebbe potuto essere il Direttore p.t. della P.M. del Comune ad emettere l’ordinanza ingiunzione ed il Giudice avrebbe dovuto disapplicare i DPCM, atti amministravi emessi in contrasto con i principi dettati dalla nostra Carta Costituzionale), il Giudice di Pace di Monza accolse le istanze della coppia di fidanzati ed annullò il provvedimento sanzionatorio.
Fra i passaggi salienti e più pregnanti del provvedimento giudiziale, vi segnalo il seguente: “…la responsabilità è esclusa, ai sensi dell’art. 4 l.n. 689/81, quando il fatto sia commesso, come nella fattispecie, per l’esercizio di una facoltà legittima “jogging all’aria aperta senza l’obbligo di mascherina” e, quindi solo per tale ragione la violazione contestata risulta illegittima…” ed ancora: “… Sulla scorta di tali argomentazioni questo Giudice accoglie il ricorso e previa disapplicazione dell’atto amministrativo illegittimo (la dichiarazione dello stato di emergenza e il verbale opposto su questa fondato) annulla le sanzioni comminate…”.
In questi due anni, da quando è iniziato il delirio distopico, ad opera del governo nazionale, ho assistito con l’associazione, che ho contribuito a fondare, Arbitrium, tanti onesti cittadini vessati e umiliati da sedicenti operatori del diritto e della polizia, che come tanti kapò, hanno applicato alla lettera provvedimenti governativi inutilmente e illegittimamente restrittivi, di ogni specie e forma, a scapito della popolazione tutta.
Molti dei nostri tesserati hanno soprasseduto dall’avanzare istanze di annullamento e ristoro danni, seppure fossero in grado di dimostrare la capacità lesiva dell’esiziale provvedimento sanzionatorio, che gli era stato contestato.
Alla coppia, S.F. ed a M.N., devo riconoscere la costanza e la caparbietà nel condurre una battaglia di civiltà, in primo luogo e di difesa dei propri diritti sacrosanti, calpestati quotidianamente dagli “editti” governativi, totalmente privi di ratio scientifica e giuridica.
Un ringraziamento particolare va personalmente a tutti gli operatori giudiziari ad ogni livello, che riconoscono – ogni giorno di più – il “rovescio” di quelle norme illegittime ed insensate e lo volgono in direzione dei principi del Diritto, che – non mi stancherò mai di ripetere – è il faro che deve guidare la “persona umana” in ogni suo passo.
Ad maiora semper…
di Avv. Valeria Panetta – tramite Il Giornale d’Italia

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