Speranza insiste con obbligo mascherina e vara «bonus psicologo» per rimediare ai danni che ha provocato

Il titolare della Salute insiste con l’obbligo di mascherina a scuola anche a dispetto di altri membri del governo. E vara un ridicolo «bonus psicologo» per rimediare ai danni che lui stesso ha provocato. Una farsa pericolosa.

È il bello della politica: uno può dire ciò che vuole, anche se sta nella maggioranza di governo, con un altro che dice il contrario. Anzi, il bello della politica prevede che se si è alleati, e pure se si siede nello stesso esecutivo fianco a fianco, si possono recitare più parti in commedia, smentendosi a vicenda. Un esempio? Beh, prendete il caso delle mascherine che sono costretti a indossare gli studenti. Ieri, in un’intervista sul Corriere della Sera, Roberto Speranza rimarcava l’obbligo di farne uso in aula fino al termine dell’anno scolastico. Alla giornalista che gli chiedeva se gli studenti potranno sostenere gli esami di terza media e maturità a volto scoperto, incurante delle temperature estive e anche del calo di contagi, il ministro della Salute ha risposto imperterrito che il decreto del governo prevede che la si tenga fino al termine delle lezioni, dunque, ça va sans dire, anche durante le prove scritte e orali. Per l’ex assessore all’Urbanistica di Potenza la faccenda è talmente scontata che all’intervistatrice ha risposto in maniera laconica, senza aggiungere una sola spiegazione, ma solo dicendo che è già un bel risultato che gli studenti non siano ancora costretti a seguire i professori dal computer di casa.

Tuttavia, mentre il ministro più comunista dell’esecutivo a pagina 15 del quotidiano di via Solferino non mostrava alcun tentennamento circa l’obbligo di mascherina a scuola, a pagina 26 dello stesso Corriere i suoi colleghi di governo sostenevano il contrario, reclamando a gran voce l’abolizione del dispositivo di sicurezza almeno per la maturità. Il primo a sostenere che non ci sia più alcuna utilità nell’uso della mascherina è stato il vice dello stesso Speranza, ovvero Pierpaolo Sileri, che già da qualche giorno va dicendo che per determinate fasce di età, ovvero per i più piccoli, andrebbero eliminate definitivamente, lasciandole solo nel prossimo anno scolastico se ci fosse una ripresa del virus. Non sappiamo se Sileri ogni tanto parli con Speranza, ma se lo fa molto probabilmente, nonostante il primo sia un medico, il secondo non gli dà retta.

In compenso a seguire la linea del sottosegretario alla Salute ci pensano i sottosegretari all’Istruzione, i quali ieri con una voce sola, visto il caldo anomalo di questi giorni, hanno proposto di levare il bavaglio agli alunni. Per Barbara Floridia non c’è alcuna ragione di insistere con i dispositivi di sicurezza nelle sole aule scolastiche: «Ritengo sia il momento che anche a scuola si possa accedere senza mascherine e fruire liberamente di tutti gli spazi di cui i nostri ragazzi sono stati privati in questi anni». E allo stesso modo la pensa un altro suo collega, ovvero Rossano Sasso, anche lui sottosegretario all’Istruzione. «La mascherina a scuola non ha più senso, lo sanno tutti tranne il ministro Speranza».

In effetti non si capisce l’ostinazione che porta l’ex assessore a essere l’ultimo talebano del governo. Soprattutto non si comprende perché, nella stessa intervista al Corriere, egli annunci la prossima liberazione degli spettatori di cinema e teatri e insista invece con il bavaglio per gli studenti. Perfino gli stessi operatori della scuola sono scettici. Il presidente dell’associazione presidi di Roma, Mario Rusconi, ad esempio osserva che «non si capisce perché centomila tifosi possano ammassarsi al Circo massimo senza protezioni, e agli esami di terza media e di maturità serva la mascherina».

Forse la prudenza è d’obbligo solo sui banchi di scuola mentre sugli spalti degli stadi o sulle piste da ballo non c’è motivo di preoccuparsi? Qual è la logica, e soprattutto la motivazione scientifica, che ispira Speranza? Il ministro ha sempre detto di adeguarsi alle indicazioni degli esperti, ma ormai da tempo il Comitato tecnico scientifico è stato sciolto, e dunque la sollecitazione a mantenere l’obbligo dei dispositivi di sicurezza non può venire dal cerchio magico di cui si era circondato fin dai primi giorni della pandemia. Il segretario del microscopico partito di nostalgici della sinistra non può nemmeno nascondersi dietro l’andamento dei contagi. Nei giorni scorsi sono scesi a quota 18.000 e anche la percentuale di positivi su numero di tamponi effettuato è diminuita al 9,9% dei test. Dunque, non solo non c’è motivo di allarme, ma non c’è neppure una ragione per sostenere l’obbligo di indossare la mascherina, visto che nella maggior parte dei luoghi al chiuso, dai negozi ai luoghi di lavoro, il dispositivo di protezione non è più richiesto. Rimane alla fine una sola spiegazione: Speranza è un nostalgico dei dpcm, quando nel bel cuore della notte lui e Giuseppe Conte emanavano un editto da rispettarsi senza se e senza ma. Il ministro, da buon compagno, soffre per non poter più rinchiudere tutti gli italiani in casa, dedicandosi a scrivere libri per autocelebrarsi e complimentarsi per aver sconfitto il virus. Se la nostra salute continuerà a essere affidata alle sue cure, stiamo freschi. Anzi no, stiamo al caldo, perché Draghi vuole raggiungere la pace alzando di due gradi i condizionatori.

Ps. Dopo aver condannato gli italiani agli arresti domiciliari e gli studenti alla didattica a distanza ora Speranza si preoccupa per i danni collaterali alla loro psiche e stanzia una mancia per chi è costretto a curarsi. Forse era meglio pensarci prima. Anzi, forse era meglio dimettersi prima.
di Maurizio Belpietro – La Verità – Immagine Ansa

► I più letti
► Torna alla Prima pagina 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *