Belpietro: «Cari ipocriti, agli italiani questa guerra non va giù»

Fin dalla nascita questo giornale [La Verità, ndr] si è scoperto allergico all’ipocrisia e a ogni conformismo. Di qui l’abitudine a raccontare i fatti per come li vediamo, senza badare a ciò che è politicamente corretto e, soprattutto, senza intrupparci tra i militanti del luogocomunismo.

Non siamo opportunisti e non mettiamo le notizie dietro alla necessità di fare carriera. Ciò detto, quanto stiamo per scrivere sarà anche urticante e forse sgradevole, ma ci pare la pura e semplice verità.

Di che parliamo? Ma della guerra ovviamente. Nei giorni scorsi abbiamo già scritto che la maggioranza degli italiani è contraria all’invio di armi all’Ucraina, spaventata dall’idea che più cannoni e più missili si traducano in più morti, ovvero in un’escalation senza fine che rischia di minacciare anche noi. Il nostro Paese è popolato da gretti egoisti che pensano solo all’orto di casa e non a quello che sta succedendo a 1.000 chilometri di distanza? Può darsi. Ma forse il loro è solo normale realismo e a differenza di tanti intellettuali, chiusi nei loro salotti e forti dei loro privilegi, guardano in faccia alla realtà ed esprimono le opinioni sulla base di ciò che vedono e ciò che toccano con le proprie mani. Mentre giornali e tv si schierano apertamente per la lotta dura senza paura, gli italiani fanno i conti con le loro paure. Lo conferma l’ultimo rapporto Eurispes, che stila un’analisi senza giri di parole sui sentimenti nazionali. Secondo l’istituto, l’87,3 per cento è preoccupato per la crisi energetica, mentre l’84,3 per cento teme che scoppi un conflitto nucleare. Se noi inviamo armi all’Ucraina, per centinaia e centinaia di milioni, quasi la metà delle famiglie è costretta a usare i risparmi per arrivare a fine mese e il 43 per cento fa fatica a pagare la rata del mutuo. Un terzo degli italiani ha chiesto aiuto a parenti e amici e sempre un terzo non è in grado di saldare le bollette di gas e luce. In molti hanno rinunciato alla badante e poco più di un quarto alla baby sitter perché non più in grado di permettersela.

Basta come quadro per capire perché gli italiani non sono entusiasti della linea bellicista del nostro governo e dei nostri commentatori? Mentre politici ed editorialisti discutono di grandi principi, ma soprattutto di massimi sistemi, di Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, le persone discutono con la cassiera del supermercato e con il servizio clienti delle società energetiche, lamentandosi del costo della spesa e della bolletta salata. Siamo troppo terra terra e dovremmo volare alto pensando alla solidarietà nei confronti di chi è aggredito? Certo, la solidarietà umana verso chi è vittima c’è, ma questo non si trasforma automaticamente in un appoggio incondizionato a una guerra a cui noi non intendiamo partecipare.

Vi forniamo un’altra prova di quanto gli italiani siano distanti dalle posizioni guerrafondaie di certi giornali e di come invece siano preoccupati per il proprio futuro. Da anni, di fronte a tragedie nazionali e internazionali, alcune tv e alcuni organi di stampa lanciano raccolte di sottoscrizione fondi a favore delle popolazioni colpite da tragedie. La7 e il Corriere della Sera lo fanno insieme da anni. Quando, per esempio, la terra tremò in Umbria e nelle Marche, le due testate raccolsero più di 16 miliardi di lire, ovvero oltre 8 milioni di euro. Nel 2004, quando uno tsunami colpì il Sudest asiatico, con la campagna Un aiuto subito addirittura raccolsero 10 milioni di euro e dopo il terremoto di Haiti del 2010 le donazioni arrivarono perfino oltre, sfiorando i 14 milioni. Ecco, da tre mesi La7 e il Corriere invitano a devolvere contributi a favore della popolazione ucraina devastata dalle bombe, ma pur avendo raggiunto la ragguardevole cifra di 6,8 milioni, pur in presenza di una guerra alle porte di casa, non sono riusciti a eguagliare le somme raccolte nel passato. Certo, il terremoto di Marche e Umbria colpì tua l’Italia e suscitò un’ondata di emozione e solidarietà straordinaria. Anche lo tsunami, con centinaia di migliaia di morti, colpì l’opinione pubblica e la devastazione di Haiti scosse le coscienze. Eppure, la guerra, con le sue paure, non sembra aver indotto altrettanta generosità. Forse nonostante ogni giorno attraverso la tv entrino nelle nostre case le immagini delle città rase al suolo e i racconti dei sopravvissuti, gli italiani sono preoccupati per il proprio futuro e dunque meno inclini a essere solidali. O forse, più semplicemente, intravedendo solo rischi e non vie d’uscita, si augurano che il conflitto finisca al più presto e perciò non vogliono inviare soldi che rischiano di alimentare una spirale di guerra. Lo sappiamo, sembreranno discorsi politicamente scorretti, ma dietro la solidarietà che trabocca da ogni intervento si nasconde la realtà. E se persino a Davos, fra i potenti della Terra, nei discorsi non ufficiali prevaleva la concretezza e il favore per una tregua anche a costo di regalare un pezzo di Ucraina alla Russia, forse i giornaloni e i politici dovrebbero smetterla di sventolare una bandiera ucraina che nasconde solo l’ipocrisia di chi non ha il coraggio di dire basta e pronunciare la parola trattativa.
Maurizio Belpietro – La Verità

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