Pfizer insiste per vaccinare i bimbi sotto i 5 anni. I dati evidenziano già l’insuccesso per la fascia 12-59

Dopo il fiasco della doppia puntura ai più piccoli, il colosso torna alla carica: «Terza dose efficace all’80%». Ma i dati Iss ne evidenziano l’insuccesso già per la fascia 12-59.

Sta per scattare la tagliola vaccino anti Covid anche per le creature dai 6 mesi a meno di 5 anni. Un mostruoso inganno di cui saranno vittime i genitori, persuasi che i loro figlioletti saranno al sicuro con tre dosi. Tante, infatti, saranno le inoculazioni da prospettare da Pfizer per gli under 5, fascia pediatrica ancora risparmiata dalla furia vaccinale. Big pharma assicura di fornire in settimana i dati completi alla Food and drug administration, l’agenzia regolatoria statunitense che valuterà l’autorizzazione già ai lattanti.

Intanto, Pfizer ha sfornato comunicati traboccanti ottimismo. «Siamo lieti che la nostra formulazione per i bambini più piccoli, che abbiamo accuratamente selezionato per essere un decimo della dose per gli adulti, sia stata ben tollerata e abbia prodotto una forte risposta immunitaria», assicura l’ad Albert Bourla. Il via libera per vaccinare i bimbetti non è ancora arrivato, ma è nota la pressione esercitata dal colosso farmaceutico che, dopo aver verificato a febbraio l’insuccesso di una risposta immunitaria adeguata nei volontari del trial di età compresa tra i 2 e i 4 anni, inoculati con due dosi, è tornata alla carica con tre inoculi.

«Lo studio suggerisce che una dose bassa di 3 microgrammi del nostro vaccino, accuratamente selezionata in base ai dati di tollerabilità, fornisce ai bambini piccoli un elevato livello di protezione contro i recenti ceppi di Covid-19», ha affermato in una nota l’amministratore delegato di Biontech, Ugur Sahin, che assieme a Pfizer produce il primo vaccino autorizzato sul mercato. Così, mentre anche in Italia si conferma l’insuccesso del booster per gli under 60, con i dati dell’ultimo report esteso dell’Iss che mostrano più contagi in chi ha ricevuto la terza dose, rispetto a coloro che hanno completato il ciclo da oltre quattro mesi, e più ospedalizzazioni dai 12 ai 59 anni, la gigantesca macchina da guerra del vaccino trae maggiore impulso dai dati, apparentemente rassicuranti, delle aziende farmaceutiche. Un comitato di consulenti esterni della Fda si riunirà l’8, il 21 e il 22 giugno per valutare l’autorizzazione del vaccino sia di Pfizer, sia di Moderna, per i piccini.

Eppure, l’analisi che ha suggerito un’efficacia dell’80,3% di tre dosi vaccino nel gruppo di età inferiore ai 5 anni si basa solo su dieci casi sintomatici di Covid-19 identificati fino al 29 aprile, quando Omicron era la variante dominante. Il protocollo richiede che l’efficacia debba essere calcolata sulla base di almeno 21, per questo Pfizer attende il completamento dei dati del trial prima di consegnare i risultati all’agenzia regolatoria. Proprio una settimana fa, la Fda aveva autorizzato la dose di richiamo in fascia 5-11 anni almeno cinque mesi dopo il completamento di una serie primaria con il vaccino Pfizer «per fornire una protezione continua contro Covid-19».

La sicurezza del farmaco era stata valutata «in circa 400 bambini», informava nella nota ufficiale. Come se risultati su un campione così piccolo, e in un arco di tempo di pochi mesi, bastassero per rassicurare sull’assenza di eventi avversi gravi anche a distanza di anni, in vaccinazioni che si vorrebbero fare su milioni di bambini.

A gennaio, l’agenzia regolatoria aveva detto di sì per la popolazione tra i 12 e i 15 anni. Adesso tocca ai più piccoli, per i quali una eventuale infezione non dovrebbe provocare nemmeno un mal di testa, considerato che l’ultima variante lascia pressoché indenni i bambini, anzi, fornisce loro un’immunità preziosa. Figuriamoci con tre dosi, come si moltiplicheranno reazioni che nemmeno Pfizer immagina.

L’azienda ha affermato che il vaccino è stato ben tollerato nei 1.678 partecipanti allo studio che hanno ricevuto la terza dose, con la maggior parte degli effetti collaterali negativi di lieve o moderata entità. Possono bastare simili rassicurazioni, quando sempre più studi segnalano aumento di miocarditi nei vaccinati di età più giovane? No di certo, come risulta incomprensibile l’accanimento verso i più piccoli, che non hanno bisogno di essere vaccinati contro il Covid. Tantomeno con un richiamo. La Verità lo sta rimarcando da mesi che il booster negli under 40 non serve e che le ospedalizzazioni aumentano, non diminuiscono, dopo la terza dose.

Dati che si rafforzano nel tempo, come documentano i report dell’Iss, e che hanno mostrato l’inefficacia pure in fascia 40-59 anni, dove l’incidenza dei casi di Covid è stata di 2.683,6 tra chi si è sottoposto al richiamo, rispetto ai 2.429,4 tra i non vaccinati, ai 1.493 tra i vaccinati da oltre 120 giorni e ai 2.712,9 tra i vaccinati da meno di 120 giorni. «Sappiamo che la protezione contro l’infezione da Sars-CoV-2 e le malattie sintomatiche più lievi diminuisce nel tempo», ha osservato Céline Gounder, specialista in malattie infettive ed epidemiologa, ideatrice e conduttrice di American Diagnosis, un podcast sulla salute e la giustizia sociale, ed Epidemic, un podcast sulle malattie infettive. «Pfizer sta riportando i dati di follow up solo fino a sette giorni dopo la terza dose di vaccino. È troppo presto per dire se una vaccinazione a tre dosi funziona per diversi mesi o un anno», ha aggiunto.
di Patrizia Floder Reitter – La Verità

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