Ucraina: in Europa c’è chi fa la cresta sulla vendita delle armi. Il business della guerra

In Europa si litiga anche sui soldi degli aiuti per le armi all’Ucraina. Come riferisce in un articolo sul Corriere della Sera, Francesco Verderami evidenzia che ci sono «sospetti di mancata trasparenza e ritorsioni per mancate restituzioni» sul fondo istituito per sostenere i paesi che davano una mano a Kiev, con un rimborso per ogni arma spedita nella battaglia contro la Russia. Il primo problema è stato quello dello Stato maggiore dell’Unione europea, che ha tagliato i rimborsi: solo 596 sono stati approvati, sui 703 milioni di materiale all’Ucraina. Ci sono state poi altre tranche per l’invio di armi e le nazioni Ue hanno chiesto altri soldi, ma per ora è tutto fermo e molte note spese sono «sotto esame»,  si legge su Il Tempo.

Da Bruxelles è partita la richiesta di presentare nuove specifiche e documenti, come forma di «garanzia per la trasparenza e la correttezza» delle procedure: un monito contro chi sta cercando di ricevere rimborso creativi, con una particolare denuncia della Germania. «I tedeschi – sottolinea il Corriere – vogliono capire quale criterio contabile applichino i partner quando cedono materiale bellico fuori produzione e chiedono però il rimborso sulla base del ‘costo di sostituzione’ con le armi nuove». Addirittura sul quotidiano si usa il termine “cresta” per descrivere la situazione, con il rappresentante tedesco che ha minacciato di non dare il via libera ai fondi in assenza di «ulteriori chiarimenti».

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