Le carriere sospette degli esperti del ministro Speranza

Walter Ricciardi tende a nascondere i primi passi a Magistero e Lettere, dove vinse il concorso da ordinario davanti al suo mentore. Il comunicatore Sergio Iavicoli (indagato e imbarcato alla Salute) ha avuto una cattedra finanziata grazie al dipartimento Inail da lui diretto.

Il ministro della Salute Roberto Speranza lo ha nominato summo cum gaudio lo scorso agosto direttore generale per la comunicazione e i rapporti europei e internazionali con uno stipendio da oltre 200.000 euro. Stiamo parlando del professor Sergio Iavicoli, prelevato sino al 2024 dal suo posto di direttore del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’Inail.

L’esperto chiamato a rappresentare davanti al mondo il nostro ministero è un personaggio molto interessante. Ad aprile abbiamo raccontato che è indagato dalla Procura di Roma per falso ideologico. Il motivo? Il team da lui creato presso l’Inail ha dato un supporto decisivo, con i suoi pareri trasmessi al Cts, alla validazione delle
mascherine acquistate dal Commissario straordinario Domenico Arcuri. Tra i dpi «promossi» anche i 700 milioni ritenuti non conformi dalle indagini di due Procure.

La notizia aveva oscurato un momento estremamente positivo della carriera del cinquantasettenne romano Iavicoli. Infatti lo scorso 11 febbraio il consiglio del Dipartimento di sanità pubblica e malattie infettive dell’Università La Sapienza, in seduta ristrettissima, riservata solo ai docenti ordinari, aveva ufficializzato la sua chiamata a professore di ruolo di prima fascia.

necessario?

Peccato che, da allora, il docente, nonostante il bando per il posto vinto fosse stato dichiarato «necessario e urgente», non abbia ancora iniziato le lezioni. Il 27 febbraio scorso Iavicoli ha fatto istanza di «differimento della presa di servizio» prevista per l’1 marzo e la rettrice Antonella Polimeni ha risposto che «la richiesta può ritenersi accolta», «in considerazione dei motivi addotti».

Ma il modo in cui è diventato professore uno dei più stretti collaboratori di Speranza merita un approfondimento.

Il concorso da lui appena superato, già nel 2019 aveva attirato interrogazioni parlamentari, articoli di giornale e l’attenzione di Corte dei conti e dei carabinieri del Nas. Per capire il perché dobbiamo riavvolgere il nastro.

Il 14 giugno 2018 l’Inail propone alla Sapienza di stipulare una convenzione per finanziare una cattedra in medicina del lavoro nell’ateneo capitolino. In tutti i documenti relativi all’accordo il Dimeila di Iavicoli viene indicato come «lo specifico dipartimento» attraverso cui sarebbe stata effettuata la collaborazione. L’obiettivo ufficiale è «integrare le rispettive competenze didattiche, di ricerca e assistenziali nel campo della medicina del lavoro».

Principale risultato della convenzione è lo stanziamento da parte dell’Inail di circa 2 milioni di euro per finanziare una cattedra di professore di prima fascia di Medicina del lavoro, disciplina per cui Iavicoli ha l’abilitazione.

Ma la cosa che alcuni operatori del settore ritengono sorprendente è che alla gara possa partecipare il direttore del Dimeila, il dipartimento attraverso il quale è stata propiziata la nascita dell’insegnamento. Anche perché il dipartimento ha avuto un ruolo determinante nel finanziare (con fondi Inail, quindi pubblici) le ricerche di molti dei docenti candidati a far parte della commissione esaminatrice e anche dei responsabili dell’ateneo e della facoltà.

Addirittura una prima commissione è stata sciolta «per i rapporti di natura personale ed economica intrattenuti con l’Inail».

Il professore Serafino Ricci, al tempo direttore della Scuola di specializzazione in medicina del lavoro della Sapienza, è il primo a fare ricorso al Tar non appena scopre che nel bando si legge che il vincitore sarebbe stato chiamato a svolgere attività di ricerca «nell’ambito dell’epidemiologia delle malattie professionali, della valutazione del rischio dei lavoratori, con riferimento all’utilizzo dei biomarcatori e alla valutazione dello stress lavoro-correlato». Un ambito considerato da Ricci del tutto residuale rispetto a quel tipo di concorsi, ma quasi sovrapponibile al cv di Iavicoli. Insomma ci trovavamo di fronte, a detta del ricorrente, come ha sintetizzato Il Fatto quotidiano tre anni fa, a «un bando su misura coi fondi del candidato prof».

Inoltre il concorso prevedeva anche che «il vincitore della procedura» potesse «eventualmente svolgere l’attività assistenziale presso l’Inail», con cui era stata attivata la convenzione.

La collaborazione finalizzata all’inaugurazione della nuova cattedra inizialmente era stata attribuita a un’iniziativa fantasma del Consiglio della scuola di specializzazione di medicina del lavoro. Ma successivamente è passata sotto l’egida di un altro dipartimento, quello di Sanità pubblica e malattie infettive (Spmi) che sino a quel momento non si era mai occupato dei concorsi del settore della medicina del lavoro.

Questo dipartimento era diretto da Paolo Villari, allievo di Antonio Boccia, capostipite della scuola napoletana di igiene che ha prodotto una nidiata di professori che in Italia rappresentano un punto di riferimento in questa disciplina. Tra di loro figura anche un altro favorito di Speranza, cioè Gualtiero Walter Ricciardi, sessantatreenne napoletano, nominato nel 2020 consigliere del ministro per l’emergenza Covid-19. E anche la sua carriera universitaria merita un focus.

vita da gualtiero

Infatti se l’assegnazione della cattedra al «comunicatore» di Speranza è molto discussa, Ricciardi ha avuto un cursus honorum accademico che ricorda quello di Giuseppe Conte, promosso ordinario da una commissione presieduta dal suo mentore, il giurista Guido Alpa. Stiamo parlando dei tempi in cui mister Lockdown era combattuto tra la carriera universitaria e quella di attore.

La sua scalata alla cattedra non inizia in una facoltà di Medicina, ma a Magistero e non a Roma, ma nel piccolo Ateneo di Cassino. Un’informazione che non troviamo nel suo curriculum sul sito dell’Istituto superiore di sanità. Nel 1990, vince il concorso per un posto di ricercatore di Igiene. Nel 1992 diventa professore associato, sempre a Magistero, che nel tre anni dopo si trasforma nella Facoltà di lettere e filosofia.

La svolta arriva nel novembre del 1999 quando, quarantenne, vince il concorso per un posto di professore ordinario di Igiene, sempre a Lettere. Entra in ruolo a dicembre.

Un bel regalo di Natale per un medico che in pochi anni ha fatto una carriera folgorante tra professori e studenti di materie umanistiche.

Certo, secondo le nostre fonti, per un ricercatore e/o professore (medico) di Igiene insegnare in una Facoltà di Magistero e/o di Lettere e filosofia non era esattamente il massimo del prestigio accademico. Ma questo sarebbe il meno. Conviene concentrarsi su come sia stato gestito il concorso da professore ordinario.

Membro interno e presidente della commissione dell’Università di Cassino viene nominato uno dei maestri di Ricciardi, il già citato Boccia, all’epoca professore presso l’Università La Sapienza. Il luminare, pur avendo cofirmato diversi lavori scientifici con il candidato Ricciardi, peraltro presentati per la selezione, non ritenne di doversi astenere dalla valutazione. Nonostante, in parte, fosse un giudizio sulle sue stesse pubblicazioni. Ricciardi aveva presentato anche altri lavori firmati insieme con altri due membri della commissione: Umberto Del Prete e Francesco Saverio Schioppa.

Vinto il concorso, l’1 novembre 2002 viene chiamato (con il ruolo di ordinario conquistato a Cassino) dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dove diventa direttore dell’Istituto di igiene della facoltà di Medicina e chirurgia.

cambio di nome

I suoi biografi (non autorizzati) ritengono che sia da quel momento che il docente avrebbe iniziato a farsi chiamare esclusivamente Walter (come l’allora sindaco di Roma, Veltroni) e non più Gualtiero.
Qualcuno fa notare che nell’istituto guidato da Ricciardi ha vinto il concorso da ricercatore di Igiene Giuseppe La Torre con il quale Walter-Gualtiero aveva fatto e avrebbe continuato a effettuare lavori scientifici. La Torre, anche allievo di Villari, è stato recentemente promosso ordinario di medicina del lavoro al fianco di Iavicoli nel dipartimento di Igiene della Sapienza.

Nel 2017 Ricciardi, ormai presidente dell’Istituto superiore di sanità, ha fatto finanziare dalla multinazionale Merck Sharp & Dohme (un caso che ricorda un po’ quello dell’Inail) un posto di professore ordinario di Igiene nel suo Istituto, cattedra conquistata da Teresa Boccia, figlia di Antonio. Cioè il presidente della commissione che aveva promosso Walter-Gualtiero a Cassino.

Nessuna dubita dei titoli e dei meriti dei vincitori, ma questa storia insegna che gli allievi della scuola del professor Boccia marciano come un sol uomo.

E che per molti di loro il ministero è un traguardo non troppo ambizioso.
di Giacomo Amadori – La Verità – Immagine Ansa

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Un pensiero su “Le carriere sospette degli esperti del ministro Speranza

  • 16 Maggio 2022 in 11:20
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    Vicende utili da sapere, per capire le persone ed il paese.

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