Covid, in Cina è caos senza limiti. Lockdown fino a giugno, confiscati i passaporti

Altro che allentamento delle restrizioni. Nonostante le previsioni drammatiche sull’economia, la Cina continua ad adottare misure durissime nei confronti della sua popolazione sul Covid. I lockdown non accennano a diminuire e ora si confiscano anche i documenti per non far partire i cittadini cinesi verso l’estero. Una ricerca dell’ospedale Ruijin, affiliato alla Scuola di Medicina dell’Università Jiao Tong di Shanghai, ha previsto che, secondo stime prudenti, la lotta di Shanghai contro l’epidemia a livello comunitario potrebbe durare fino all’8 giugno, quando i nuovi casi giornalieri scenderanno al di sotto dei 1.000.

Significa praticamente un altro mese, quando i cittadini di Shanghai sono in lockdown già da marzo. Un’enormità, soprattutto perché le modalità di lockdown non sono certo quelle italiane. Le misure sono sempre più criticate anche sul piano interno. Più di 20 tra professori universitari e giuristi di tutta la Cina hanno chiesto al governo di Shanghai di fermare la “prevenzione eccessiva della pandemia”, sostenendo che alcune politiche attuate durante il lockdown della città violano la legge. La petizione, una lettera circolata sui social cinesi domenica scorsa e poi censurata, è stata firmata da un gruppo di giuristi guidati da Tong Zhiwei, professore di studi costituzionali presso l’Università di scienze politiche di Shanghai.

Non è certo un mistero che esistano fortissimi timori legati alle conseguenze economiche della pandemia e in particolare delle restrizioni decise per volontà del presidente Xi Jinping, ma il governo non pare avere nessuna intenzione di rilassare alcunché. Anzi, rilancia. La polizia di frontiera di Guangzhou ha intensificato i controlli sui cittadini cinesi in arrivo, interrogandoli sulle loro attività all’estero e confiscando i passaporti, nell’ambito dei continui controlli sulle persone che lasciano il Paese.

I passeggeri arrivati a Guangzhou a bordo del volo China Southern CZ3082 da Bangkok domenica mattina sono stati tutti interrogati individualmente dai funzionari dell’immigrazione all’aeroporto, secondo quanto postato sui social media da uno dei passeggeri. Le guardie di frontiera volevano sapere cosa avessero fatto nei Paesi da cui stavano tornando, perché fossero tornati in Cina e se avessero intenzione di lasciare nuovamente il Paese, si legge nel post. Ad alcuni passeggeri sono stati tagliati gli angoli dei passaporti, invalidandoli per ulteriori viaggi, secondo quanto sostiene Radio Free Asia.

Il rapporto giunge pochi giorni dopo che l’Amministrazione nazionale per l’immigrazione ha tenuto una conferenza stampa annunciando una “severa revisione” dei documenti di viaggio e dei visti e invitando i cittadini cinesi a non lasciare il Paese se non strettamente necessario. Il portavoce Chen Jie ha dichiarato che le autorità per l’immigrazione “continuano a mantenere il più alto livello di prevenzione e controllo”, con conseguenti “bassi livelli” di passeggeri in uscita ai valichi di frontiera e negli aeroporti.

Non solo i cittadini cinesi sono costretti nelle loro case a causa delle restrizioni, ma sono anche costretti a restare in una grande immensa bolla che è il territorio cinese.
Il Giornale d’Italia

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