Rivolta dei camici bianchi sui vaccini: «Obbligo sempre meno comprensibile»

Ordini professionali paralizzati dalla protesta dei camici bianchi no vax. Perplessi anche i presidenti: «Obbligo sempre meno comprensibile». E un altro studio dimostra la scarsa efficacia della terza dose.

Il bubbone, dopo aver suppurato per molti mesi, ora finalmente sta iniziando ad esplodere. In varie parti d’Italia, i professionisti della sanità sono in subbuglio, e all’interno degli ordini professionali si stanno consumando scontri feroci e rese dei conti. È accaduto all’Ordine dei medici di Udine e di Torino. In entrambi i casi, il bilancio è stato respinto con voto a maggioranza dall’assemblea degli iscritti. A Roma e Venezia, dopo notevole bagarre, si è evitato il blocco per il rotto della cuffia. A Rimini ci sono state discussioni roventi durante l’assemblea dei soci. Questi eventi hanno avuto una risonanza mediatica non certo straordinaria, eppure la situazione è talmente grave da aver suscitato molte preoccupazioni all’interno degli ordini. Tanto che, sull’argomento, si è sentito in dovere di intervenire – tramite il Quotidiano sanitàAntonio Panti, una figura piuttosto autorevole fra i professionisti della salute, già presidente dell’Ordine dei medici di Firenze e componente di numerose commissioni scientifiche.

Panti se l’è presa con i «medici no vax». A suo dire, sarebbero stati loro a bocciare i bilanci «grazie al voto di iscritti dichiaratamente no vax, che intendevano in tal modo protestare contro il green pass e contro l’obbligo vaccinale, esprimendo così un plateale dissenso nei confronti delle decisioni disciplinari adottate dagli Ordini, pur sapendo che queste non erano altro che la trascrizione ex lege delle sanzioni amministrative prese dalle Asl». Al netto dei toni al solito denigratori, Panti non ha tutti i torti. La protesta e lo stop ai bilanci nascono proprio dalla contestazione interna sull’obbligo vaccinale per i sanitari, che è stato prolungato fino al 31 dicembre di quest’anno, e causa evidenti danni non soltanto ai singoli professionisti ma a tutte le strutture sanitarie che si privano di personale di cui avrebbero estremamente bisogno.

Il dottor Panti usa parole durissime e anche un po’ offensive nei confronti di molti colleghi, invitando a sanzionarli senza pietà o esitazioni. Ma persino lui è costretto ad ammettere che qualche problema c’è stato: «L’Ordine doveva essere posto in condizione di audire tutti coloro sui quali vi fosse il ragionevole dubbio di un comportamento anti deontologico per giudicarli in base alla legge», scrive. «Invece si è fatta una gran confusione che ha catalizzato rabbia e sfiducia facendo da sponda a complottismi antiscientifici per i quali sì che sono da attivare le procedure disciplinari». È un segnale da non sottovalutare: anche i più decisi sostenitori della linea governativa sui vaccini si rendono conto che la tensione interna agli ordini è altissima.

A tale proposito è estremamente interessante ciò che ha messo su carta Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della Provincia di Firenze. La lettera che ha inviato ai presidenti degli ordini nazionali è un documento di estremo buon senso e di notevole peso.

«Il problema nasce dal fatto che gli Ordini sono stati investiti (a mio avviso improvvidamente) del compito di esecutori di sanzioni sospensive che hanno innescato la percezione nei nostri iscritti che l’Ordine sia diventato un organo ottusamente burocratico», scrive Dattolo. «Non più il luogo di discussione e di confronto fra colleghi, com’è sempre stato, ma Ente comminatore di sanzioni “inaudita altera pars»”. Affermo questo perché, come probabilmente accade a molti presidenti, mi capita quotidianamente di parlare con molti colleghi, nient’affatto contrari ai vaccini, ma sempre più infastiditi del fatto che la categoria sia sottoposta a un obbligo imperativo, a differenza di tutti gli altri cittadini e non capiscono il razionale delle tempistiche e degli obblighi vaccinali, come declinati anche recentemente dal ministero, per i quali anche noi presidenti abbiamo difficoltà ad orientarci e a comprenderne le motivazioni scientifiche. Il tutto sotto la minaccia della sospensione dall’esercizio professionale, che per un medico significa negazione del diritto al lavoro che, non dimentichiamolo, è un diritto costituzionalmente garantito».

Dattolo non arriva a parlare di ricatto, ma usa il termine «minaccia». E descrive con esattezza quello che è accaduto e continua ad accadere ai professionisti della salute, i quali si trovano in balia di un governo che continua a non offrire certezze e a prolungare senza motivazioni scientifiche i provvedimenti contro i non vaccinati.

«Il compito dell’Ordine è esercitare la propria funzione disciplinare, come sempre è stato fatto, nei confronti di chi sostiene tesi anti-scientifiche e anti-vacciniste e su questo non si discute», continua Dattolo. «Ma ritengo esorbitante e oramai sproporzionato che si continui con questa prassi dell’obbligo tout-court sotto minaccia di sanzione sospensiva di qui alla fine dell’anno, perché temo continuerà ad esacerbare la conflittualità e a mettere in difficoltà gli Ordini, sia sotto il profilo delle spese legali, sia dell’immagine dell’ente». La conclusione del medico è senz’altro condivisibile: «Una volta cessato lo stato di emergenza nazionale, non si può continuare con provvedimenti coercitivi tipici del contesto emergenziale. […] Ma sono convinto che bisogna anche superare la fase degli obblighi imperativi e delle sanzioni autoritarie, che è cessata per tutti i cittadini e che deve cessare anche per i medici».

Già: superare obblighi e imperativi. È, in sostanza, ciò che chiedono anche le ostetriche che si riconoscono nell’associazione «Contiamoci». In una lettera inviata al presidente della Federazione nazionale ordini della professione di ostetrica, Silvia Vaccari, sostengono che sia «doveroso sollecitare gli ordini provinciali e la federazione a prendere una posizione e porre interrogativi sull’obbligo che ancora oggi incombe esclusivamente sui sanitari fino al 31 dicembre 2022».

E ricordano alcuni fatti di non secondaria importanza: «Ci preme sottolineare come l’attuale normativa sia basata su un’incoerenza scientifica», scrivono. «Gli attuali vaccini anti-Covid-19 hanno dimostrato di non prevenire né l’infezione né la trasmissione del virus, peraltro unica motivazione adottata dal legislatore per giustificare “l’obbligo vaccinale”. Giova porre in evidenza», aggiungono poi, «come in tal senso si stia esprimendo di recente anche la giurisprudenza italiana di primo grado. È infatti di pochi giorni fa la pronuncia del Tribunale di Padova, la quale, in maniera molto chiara e netta, pone «il dubbio sulla ragionevolezza dell’imposizione dell’obbligo vaccinale in questione in quanto la garanzia che la persona vaccinata non sia infetta, è pari a zero».

Ora, le istituzioni italiane non si sono distinte negli ultimi anni per la disponibilità a fornire risposte e ad argomentare su basi scientifiche. Ma nei confronti di questi medici non si possono utilizzare le solite armi del silenzio e della repressione. Il bubbone suppurava da un po’, i dottori lo stanno facendo scoppiare. In fondo, è il loro mestiere.
di Francesco Borgonovo – La Verità

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