Mancano materie prime: razionati i farmaci salva vita

Come purtroppo previsto, la carenza di materie prime impatta sui medicinali: case costrette a disporre il contingentamento della produzione. Antitumorali, trombolitici, antibiotici: l’elenco dell’Aifa include dispositivi essenziali per i pazienti fragili.
Carenza farmaci

L’incubo dei farmaci carenti non è finito. Già a novembre era stato lanciato l’allarme che riguardava lo shortage di principi attivi per alcuni farmaci, soprattutto pediatrici, per la cura delle malattie più comuni. Oggi il report dei medicinali carenti si aggiorna ancora una volta. La situazione però, invece di migliorare, peggiora. Tra le cause principali c’è la mancanza di materie prime, in questo caso di principi attivi, molti dei quali delocalizzati nei Paesi asiatici come Cina e India.

Ad andare in carenza, ci sono i soliti antibiotici disponibili sempre a singhiozzo, come l’acido clavulanico con amoxicillina conosciuto anche come Augmentin, ciclicamente assente dagli scaffali delle farmacie. Adesso però nell’ elenco delle carenze, sono comparsi decine di nuovi farmaci, alcuni salvavita e fondamentali per le terapie di migliaia di italiani. Actilyse è uno di questi. Questo farmaco adesso impossibile da reperire, è a base del principio attivo Alteplasi, appartenente alla categoria dei trombolitici e nello specifico enzimi. Va somministrato il prima possibile in caso di infarto del miocardio o di ictus per ridurre il rischio di mortalità. In questo caso, per questo farmaco è previsto il contingentamento da parte dell’azienda in accordo con Aifa. Il medicinale andrà quindi razionato: gli ordini saranno gestiti tenendo in considerazione le scorte disponibili e gli ordini già evasi. Inutile sottolineare che la sua indisponibilità nel comparto ospedaliero potrebbe risultare fatale.

Sono infatti i soggetti più fragili a soffrire di più la carenza dei farmaci, per i quali l’attenzione dovrebbe essere sempre tenuta ai massimi livelli. Attenzione che ancora una volta da parte del governo continua a mancare. Nella categoria dei soggetti fragili rientra naturalmente quella degli immunodepressi, per loro questa volta a mancare sono il Cuvitru e l’Octanorm due farmaci a base del principio attivo Immunoglobulina Umana Normale che contengono anticorpi contro batteri e virus. Gli anticorpi proteggono il corpo e ne aumentano la resistenza alle infezioni. Vengono utilizzati come terapia sostitutiva nei pazienti nati con ridotta capacità o incapacità di produrre immunoglobuline o nei pazienti con tumori come la leucemia linfocitica cronica o il mieloma multiplo o anche nei pazienti con carenza di anticorpi prima e dopo un trapianto di cellule staminali. Non solo. A mancare dalle forniture ospedaliere anche il Bleoprim un farmaco antineoplastico che serve a curare alcuni tipi di tumore. Viene usato negli adulti per inibire la divisione e la crescita delle cellule tumorali, ostacolando la crescita del tumore in alcuni tessuti, in particolare la pelle. A rientrare nella lista dei farmaci carenti c’è anche il Ciqorin, a base del principio attivo ciclosporina. Appartiene ad un gruppo di medicinali conosciuti come agenti immunosoppressori. Questi farmaci sono usati per diminuire le reazioni immunitarie dell’organismo.

Inoltre, continua a mancare, anche nel canale retail, il Levetiracetam, farmaco antiepilettico di eccellenza, tra i più utilizzati e acquistati. Tra gli antibiotici in carenza si aggiunge anche la Rifampicina, medicinale utilizzato per curare la tubercolosi e utilizzato in alcuni casi di meningite. Anche alcuni farmaci comuni sono finiti nell’elenco dei farmaci carenti. Come il Beclometasone che risulta mancante sia nelle farmacie che nei canali ospedalieri e serve per il trattamento delle sindromi delle vie respiratorie.

L’autunno scorso, a mancare dagli scaffali, anche i vaccini pediatrici più comuni. Il rischio se si continua così è quello di mettere a repentaglio la copertura da malattie che oggi risultano sotto controllo ma che domani potrebbero non esserlo più. Come nel caso del morbillo. Proprio il Priorix, infatti, vaccino che serve a proteggere da morbillo parotite e rosolia, risulta ancora dopo mesi nell’elenco delle carenze Aifa. Peccato che l’Unicef e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) parlino di un aumento dei casi di morbillo nel mondo del 79 % nei primi due mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021. Un allarme che non andrebbe sottovalutato come invece si decide di fare nelle stanze del ministero della Salute.

La tendenza del governo è sempre stata quella di normalizzare il fenomeno delle carenze, come si trattasse di eventi episodici, non suscettibili di creare allarme. Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha minimizzato il problema rispondendo che «se i farmaci si comprano all’estero il problema è risolto». Sottovalutando il fatto che quello della carenza dei principi attivi è un tema di respiro mondiale al quale anche le case farmaceutiche guardano con timore. La stessa Lucia Aleotti, azionista e membro del board di Menarini, ha dichiarato in una conferenza quanto nessuno sia felice di avere il 74% dei principi attivi dei farmaci delocalizzati in Cina e India. Peccato che le aziende non facciano di tutto per produrre da sé questi principi attivi che rendono poco e che evidentemente possono essere comprati a prezzi vantaggiosissimi in quei Paesi dove, come ricorda la Aleotti, le tasse ambientali, fiscali e i controlli sul lavoro sono praticamente nulli.

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa nella stessa occasione aveva risposto a domanda de La Verità che per rispondere alla carenza di farmaci è necessario: «diventare autonomi nel settore farmaceutico, non solo nella produzione, ma anche per tutto quello che serve per produrre». Peccato che il ministero della Salute non abbia dato seguito a queste magnifiche intenzioni. In questi mesi ha dimostrato anzi di dedicare attenzione solo alla pandemia. Un’attenzione morbosa, eccessiva se paragonata a quella di altri Paesi e che non è servita in nessun modo a fermare i contagi. Roberto Speranza ha puntato tutto sul Covid tralasciando tutto il resto, ogni altro aspetto della salute pubblica. Con il caos burocratico che ha creato a breve resteremo anche senza medici: in tre anni ben 8 mila camici bianchi si sono dimessi, lasciando il loro posto nei nostri ospedali. Un disastro completo quindi: i farmaci non ci sono, il covid c’è ancora e i medici scappano a gambe levate.
di Flaminia Camilletti – La Verità

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