Gli italiani arrancano su bollette e benzina e l’Eni chiude con un + 300%

«I fatti sono facili facili da mettere sul piatto: l’Eni chiude il primo trimestre con un più 300% rispetto all’anno precedente mentre gli italiani arrancano su bollette e benzina. Ora qualcuno potrebbe contestare la sovrapposizione delle due notizie ma questo è un esercizio arbitrario: c’è chi lo considera demagogico e populista, e chi invece fa notare che Eni è una partecipata di Stato quindi il governo una certa risposta ce la deve dare. A meno che non preferisca andare avanti con le dichiarazioni tipo quelle di Draghi («Preferite la pace o i condizionatori») o quelle di Cingolani che ha parlato di colossali truffe e aumenti ingiustificati». Lo scrive Gianluigi Paragone su Il Tempo.

«l’Eni fa parte del patrimonio italiano? Sì, allora che aiuti famiglie e piccole imprese. – afferma ancora il senatore ex grillino –  Altrimenti rischiamo di fare come l’avvocato interpretato da Gigi Proietti che distingueva tra quando il danno finiva solo a danno del cliente e quando il successo era comune. Gli italiani insomma non possono pagare sempre tutti i conti della crisi, prima quella finanziaria poi quella sanitaria e ora quella legata alla guerra in Ucraina».

Sul balletto del gas russo Paragone sottolinea: «Pare ormai assodato che Eni apra – forse lo ha già fatto – un secondo conto presso GazpromBank per la famosa transazione in rubli che chiede Putin al fine di perfezionare l’acquisto del gas russo». Noi de La Pekora Nera ne avevamo già parlato qualche giorno fa, ricordando la poca affidabilità del ministro Di Maio.

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