Belpietro: «Ci portano alla guerra diretta con la Russia»

Gli Usa dicono di voler sconfiggere Mosca, Londra incoraggia l’uso delle sue armi sul suolo della Federazione. Che risponde: faremo lo stesso coi Paesi Nato. A Kiev materiale bellico sempre più pesante (anche nostro).

C’è un libro dello storico australiano Christopher Clark che descrive in maniera esemplare come si arrivò alla prima guerra mondiale. Il tomo, che in Italia è edito da Laterza e ha più di 700 pagine, s’intitola I sonnambuli e mai intestazione fu più azzeccata. Imperatori, re, ministri, ambasciatori e generali erano apparentemente svegli e attenti in quel principio d’estate del 1914, ma si avviarono verso il primo sanguinoso conflitto del Novecento a occhi chiusi, senza consapevolezza dell’orrore che si stava apparecchiando. Certo, la storia non si ripete mai uguale, anche se quando ero ragazzo a scuola ci spiegavano che è maestra di vita. Tuttavia, osservando ciò che sta accadendo non si può fare a meno di pensare che, inconsapevolmente, proprio come nel 1914, ci stiamo avviando verso la terza guerra mondiale. Lo so, qualcuno penserà che io sia un inguaribile pessimista e che la Russia di Vladimir Putin non sia quella di Nikita Kruschev o di Leonid Brezhnev. L’Urss non esiste più e l’economia di Mosca è più fragile di quella sovietica, così come le truppe che hanno invaso l’Ucraina sono un pallido ricordo di quell’Armata rossa che quasi 70 anni fa occupò l’Ungheria.

Però non posso fare a meno di pensare che le dichiarazioni di questi giorni rappresentino un’escalation del conflitto in corso. Ormai non si tratta più di una guerra fra ucraini e russi, destinata a rimanere dentro i confini dei due Paesi. Può darsi che non lo sia mai stata, tuttavia oggi è chiaro che a confrontarsi non sono l’esercito di Kiev e quello di Mosca, ma gli Stati occidentali e quelli orientali. Sì, per ora ci sono America ed Europa contro la Russia, ma passo dopo passo si capisce che il conflitto è destinato ad allargarsi. Troppi gli interessi economici in gioco, numerosi gli equilibri da ristabilire. Gli Stati Uniti, per bocca dei loro massimi rappresentanti, hanno spiegato che l’obiettivo non è più la difesa dell’Ucraina, della sua democrazia e della sua integrità territoriale. I vertici statunitensi hanno chiarito che si punta a rendere inoffensiva Mosca, perché non ci possa essere un’altra invasione come quella iniziata il 24 febbraio. Detto in altre parole, America ed Europa vogliono fare la guerra alla Russia affinché non sia più una minaccia. Se poi il concetto non fosse stato sufficientemente chiaro, ci ha pensato il viceministro alla Difesa britannico, James Heappey, a essere ancora più esplicito, dicendo che Kiev è legittimata a colpire obiettivi in territorio russo. Ovviamente con gli aerei e i missili che America ed Europa forniranno all’esercito ucraino. A questo punto Maria Zacharova, portavoce del ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ha replicato che Mosca in tal caso sarà autorizzata a colpire i Paesi della Nato. E, tanto per aumentare la tensione, al Giappone, impegnato in un’esercitazione navale con gli Stati Uniti, dal ministero degli Esteri russo è arrivato un avvertimento: «Mosca adotterà misure di ritorsione».

Sì, lentamente, muovendosi come i sonnambuli citati da Christopher Clark, ci stiamo avviando verso una guerra globale, che non coinvolge più solo l’Ucraina e la Russia, ma comincia a espandersi a macchia d’olio. L’Europa e gli Stati Uniti ci mettono le armi, non più solo difensive, ma anche offensive, per battere Vladimir Putin. E il conflitto si estende e diventa sempre più feroce. Cadono nuove bombe, altre città sono rase al suolo. Dall’Ucraina la guerra si sposta verso Est, colpendo i territori russi, ma anche quelli della Transnistria e forse della Moldavia. Si fermerà agli ex satelliti sovietici? E chi lo può dire: i sonnambuli non sono in grado di vedere ciò che fanno. Lo fanno e basta. E solo quando saranno svegli se ne renderanno conto.

Qualcuno potrebbe obiettare che per ora, da un lato c’è l’Occidente e dall’altro una Russia completamente isolata. Ma ancora una volta si tratterebbe di un esempio di sonnambulismo, perché nessuno vede che Putin non è affatto isolato. Dalla sua ha il potere del gas e delle materie prime, che sono fondamentali per sostenere l’economia di Cina, India e Turchia. Ma ha anche 38 accordi militari con altrettanti Paesi africani. Per non parlare di alcune intese politico-commerciali – note e meno note – con alcuni Stati islamici, con i quali condivide interessi nel settore petrolifero. Insomma, Vladimir Putin è tutt’altro che isolato, prova ne sia che solo il 19% del mondo applica le sanzioni economiche, mentre il resto le ignora o le aggira. È vero che ci si potrebbe chiedere quanti siano disposti a morire per la Russia, ma è altrettanto vero che fino a due mesi fa nessuno sembrava disposto a farlo per l’Ucraina e invece ci troviamo con la guerra sull’uscio di casa senza neppure essercene resi conto.
Scrive Clark nell’introduzione al suo libro: «Di fatto, si potrebbe perfino affermare che il luglio del 1914 è meno distante da noi – meno illeggibile – di quanto lo non fosse negli anni Ottanta. Dopo la fine della guerra fredda, un sistema globale di stabilità bipolare ha lasciato il posto a una più complessa e imprevedibile varietà di forze, ivi compresi imperi in declino e potenze in ascesa, una situazione che invita al confronto con l’Europa del 1914». «I protagonisti del 1914», conclude Clark, «erano dei sonnambuli, apparentemente vigili, ma non in grado di vedere, tormentati dagli incubi, ma ciechi di fronte alla realtà dell’orrore che stavano per portare nel mondo». Vi dice niente?
di Maurizio Belpietro – La Verità – Immagine Getty

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